Gianna Nannini e Oscar Farinetti presentano a Eataly Lingotto di Torino il vino InNno, nato dalla loro collaborazione. Ecco la storia e le caratteristiche di questo prodotto esclusivo con le testimonianze della cantante e del leader di Eataly.
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C’era un tifo da stadio e un bello zoccolo duro di fans Lunedì 23 settembre 2013 da Eataly Lingotto di Torino ad accogliere Gianna Nannini. Che però non era lì per cantare (anche se uno stornello toscano alla fine lo ha regalato lo stesso al pubblico) ma per presentare con Oscar Farinetti il suo nuovo vino, InNno. E’ stata una bella chiacchierata di vini, terra e passione; quella passione che ha convinto la Nannini ad acquistare la tenuta medievale della Certosa di Belriguardo, sui Colli Senesi, e produrre vino. Attenzione però: come ha subito precisato Farinetti, la rock star non è una dei tanti che si “mettono a fare” (vino, olio, quel che volete…) senza capirci nulla, e chiamando qualche esperto ad occuparsene. Lei, la Nannini, di vino se ne intende davvero e alla sua terra è legata sul serio. Così la sua azienda è entrata a far parte del progetto Vino Libero del deus-ex-machina Farinetti, che a oggi comprende 12 cantine e 7 regioni, dal Piemonte alla Sicilia, per 180 ettari vitati. È Vino Libero, come ha spiegato l’enologo Danilo Drocco responsabile del progetto, vuol dire vino liberato dai diserbanti, dai concimi chimici, dall’uso eccessivo di solfiti ma anche da packaging inquinanti, da una burocrazia paralizzante, da mode effimere ed inutili. Insomma un modello di agricoltura sostenibile, vantaggiosa economicamente, rispettosa dell’ambiente e socialmente giusta.

Ma perché una star come la Nannini ha deciso di mettersi a produrre vino? Perché, come lei racconta, è cresciuta in una casa colonica a Siena, con i figli dei mezzadri, e da bambina andava a vendemmiare, beveva il mosto. E perché suo nonno, Guido Nannini (che lei dice assomigliasse molto a Farinetti, guarda il caso) andava a costruire le botti con suo padre e la sera a cantare per osterie (una vocazione di famiglia, la voglia di cantare). Un legame profondo con la terra, le tradizioni: “la vera rivoluzione è la tradizione”. Una filosofia di vita in perfetta sintonia con Farinetti, per il quale “guardare al passato aiuta ad andare avanti”. Ed è proprio Farinetti ad aver chiesto alla Nannini di fare un vino in purezza, vitigno Sangiovese delle Colline Senesi (“che può crescere solo lì, e da nessun’altra parte” commenta Farinetti). E’ così che è nato InNno, un progetto cominciato nel 2011, come ha raccontato l’agronomo della Certosa Manuel Pieri, che è frutto di due vigne diverse di Sangiovese, una giovane, su da terreni “marini” costellati di conchiglie, l’altra da anni in produzione, su terreni argillosi. Una magica alchimia di vigne-giardino che crescono con naturalità, e che continua nelle antiche vasche di cemento invetriato, nelle cantine scavate nelle fondamenta stesse della Certosa. Il risultato è un vino che ha la ricchezza armoniosa di una musica, e un nome che è un po’ un logo di famiglia (Inno come il suo ultimo album, N come Nannini). Degustarlo in anteprima è stato interessante come “assaporare” la filosofia che sta dietro a questo vino, e agli altri “vini liberi”. Da che cosa vorrebbe liberarsi Gianna Nannini? Dagli sprechi e dal poco rispetto per la terra e la tradizione: la terra è energia, e la musica nasce dalla terra, rock compreso. Le vigne sono creature (e non a caso quelle della Nannini si chiamano Giovanna, Penelope). Farinetti va oltre: “Il vino è il motore del rinascimento italiano”, e la sfida per uscire dalla crisi è moltiplicare le esportazioni italiane di vino e di agroalimentare in genere (e contemporaneamente far crescere il turismo). Non a caso lui, che presenterà a giorni in libreria il suo libro dedicato proprio al vino, Storie di coraggio, sottotitolo “Vino ti amo” (12 storie di grandi personaggi-produttori, daGaia ad Antinori solo per fare un paio di nomi), punta moltissimo al progetto di Vino Libero: grandi investimenti, nuovi prossimi spot in tivù. E InNno, dopo la prima torinese, doverosa dove l’avventura di Eataly è cominciata, verrà presentato anche a Firenze e a Roma, e diventerà il vino di punta di Eataly New York. La sfida del vino è cominciata.

a cura di Rosalba Graglia

www.vinolibero.it

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