Sos lavoro: pochi stagionali, tanta burocrazia. Ecco quali sono gli strumenti per assumere tra i campi e quali le loro criticità. A cui si aggiunge un'altra variabile: il reddito di cittadinanza. Quali soluzioni per semplificare la vita alle aziende e combattere il lavoro sommerso? Il punto di vista di Cia
Pubblicità

Lavoro stagionale e vendemmia 2019: un’analisi

Tempo determinato, prestO, contratto di appalto alle cooperative. Sono tanti e diversi i modi che le aziende agricole hanno per assumere personale tra i campi. Ma siamo sicuri che gli strumenti legislativi a disposizione siano veramente al passo con i tempi e facilmente fruibili da datori di lavoro e dipendenti? E come ha inciso, se lo ha fatto, il reddito di cittadinanza sulle assunzioni in agricoltura?

A vendemmia quasi conclusa – una vendemmia in cui in molte aziende hanno denunciato la difficoltà a reperire personale – ne abbiamo parlato con Danilo De Lellis, responsabile lavoro della Cia-Agricoltori Italiani. Cercando anche di far luce sul fenomeno ancora troppo diffuso del lavoro nero che si stima a 220mila su 3,3 milioni irregolari complessivi (Censis su dati Istat).

“Se vogliamo combattere il caporalato dobbiamo contrastare le pratiche sleali di mercato che creano iniquità nella catena del valore e dobbiamo semplificare la vita delle imprese, renderle più competitive” ha dichiarato la ministra della Politiche Agricole Teresa Bellanova. Proviamo a capire quale è la situazione attuale.

Pubblicità

Iniziamo dalla novità dell’anno: il tanto discusso reddito di cittadinanza. C’è una correlazione tra questa misura e le difficoltà delle cantine a trovare personale?

Sicuramente il reddito di cittadinanza ha creato più di qualche problema. Molte aziende nostre associate hanno espresso le loro difficoltà nel reperire stagionali, con le maggiori denunce che sono arrivate dall’Emilia Romagna. Regione dove, per altro, le retribuzioni sono più alte rispetto al resto d’Italia e questo ci fa capire come l’attaccamento al reddito sia stata molto più forte rispetto alla prospettiva di un’assunzione, soprattutto se a breve termine.

D’altronde il conteggio è presto fatto …

Si consideri che la tariffa di assunzione è di 26 euro al giorno per quattro ore (che diventano 52 euro per otto ore). Poniamo il caso che abbia una durata di 20 giorni, si arriva a 520 euro. Il reddito, per chi rientra nella fascia massima è di 780 euro per 30 giorni. E anche se fosse inferiore, rimarrebbe comunque una sicurezza per un periodo più lungo e senza dover andare in campagna.

Pubblicità

Senza andare in campagna nella migliore delle ipotesi. E se, invece, in campagna il lavoratore ci andasse lo stesso, ma in nero?

Senz’altro parliamo di un fenomeno – quello del lavoro sommerso – che esiste da sempre, anche prima del reddito di cittadinanza. Ma è un fenomeno difficile da quantificare, visto che chiaramente non esiste una banca dati. Per fortuna, però, ci sono anche delle leggi che cercano di contrastarlo, come ad esempio la legge 199 del 2016 sul caporalato.

Sta funzionando?

Fino ad ora ha prodotto buoni risultati: circa 80 arresti, di cui solo 55 per il settore agricolo. È un fenomeno che bisogna combattere con tutti i mezzi e con la linea dura a partire da noi sindacati di settore. Come Cia abbiamo adottato un codice etico, per cui se un’azienda delle nostre associate è coinvolta, viene immediatamente estromessa.

Dall’altra, però, non possiamo sempre puntare il dito contro le aziende, bisogna anche ascoltarle e dare loro delle risposte concrete: ci sono imprenditori che in certe circostanze si vedono costretti a trovare 10-20 persone dall’oggi al domani per un prodotto, come l’uva, che andrebbe altrimenti buttato via. Nessuna giustificazione, sia chiaro. Però una considerazione va fatta: se non funzionano gli strumenti o i centri per l’impiego e la burocrazia non accorcia i tempi, il produttore ci mette un attimo ad alzare il telefono e chiamare chi in mezza giornata ti porta 20 lavoratori. La verità è che fino a quando pubblico e privato non offriranno gli stessi servizi del caporale il fenomeno difficilmente verrà sradicato.

I PrestO, gli strumenti introdotti lo scorso anno dal Decreto Dignità in sostituzione dei voucher, sono riusciti a dare delle risposte concrete alle cantine in termini di assunzioni snelle e veloci?

Direi che rientrano in quelle misure che non hanno funzionato nel nostro settore. Numeri alla mano: nel 2016 (ultimo anno in cui i voucher sono stati attivi per 12 mesi), sono state fatte complessissime tramite voucher 1,75 milioni di assunzioni. L’agricoltura rappresentava il 3,8%. Nei primi tre mesi del 2017 (prima dell’abolizione) si sono registrate 703mila assunzioni tramite voucher. Nel 2018, con i prestO le assunzioni sono diventate appena 70mila. La sproporzione mi pare evidente.

Il motivo?

Perché è uno strumento complesso e poco accessibile. Di fatto è un contratto a tempo determinato rivolto solo a quattro categorie: pensionati, studenti, cassa integrati, percettori di prestazioni a sostegno del reddito. Se il voucher non era imponile, il prestO va ad incidere sulla busta paga del pensionato o sul reddito familiare nel caso dello studente. Non tutti, quindi, sono disposti a farsi assumere in questo modo.

Oltre alla strada dell’assunzione di un nuovo dipendente, alle cantine non rimane quindi che la strada del contratto di appalto tramite cooperative. Quelli funzionano?

Di sicuro sono contratti che stanno crescendo. Ma attenzione: ci sono diverse criticità. Non sempre, infatti, si tratta di contratti genuini con tutti i requisiti al posto giusto. Prima di tutto, va ricordata una cosa di cui spesso ci si dimentica: il datore di lavoro dovrebbe appaltare il lavoro alla cooperative, ciò significa che non dovrebbe né impartire ordini né fornire i propri mezzi, ma dovrebbe essere la cooperativa stessa a fornire, insieme alla manodopera, il servizio completo. Non sempre, però, è così: molto spesso la cooperativa si limita a fornire il personale. Detto ciò, i problemi veri per il datore di lavoro, arrivano quando la cooperativa non è a norma. Per esempio, non paga i contributi ai lavoratori.

E cosa rischia il datore di lavoro in questo caso?

Una multa salata, sebbene lui abbia già pagato quanto pattuito.

Soluzioni?

Ben poche. È chiaro che il datore di lavoro è tenuto a controllare il Durc e l’iscrizione alla camera di commercio della cooperativa, ma ovviamente non può essere lui a controllare che la cooperativa, poi, regolarizzi la situazione contributi. Un caso lo si è avuto nelle Marche lo scorso anno con una cooperativa che, nel corso della vendemmia aveva stipulato contratti con 24 cantine. Cantine che, poi, a distanza di mesi si son viste costrette a pagare le sanzioni amministrative. Insomma, bisogna andarci cauti con questi contratti.

Eppure sono in crescita…

Sono in crescita perché, come abbiamo visto, gli altri sono molto più problematici.

Apriamo un capitolo non meno problematico: le assunzioni degli stranieri.

Gli stranieri rappresentano un’importante risorsa in agricoltura. Un po’ meno, probabilmente, per il vino, in quanto di solito si tende a cercare manodopera specializzata o con cui si è creata una sorta di fidelizzazione.

In generale, comunque nel 2018 gli extracomunitari impiegati nel settore primario sono aumentati: siamo su una percentuale di circa il 26%. A consuntivo 2019, però, ci aspettiamo un notevole calo dovuto al ritardo del decreto flussi… attualmente si contano 370mila extracumunitari su 900 mila addetti (Dossier Statistico Immigrazione 2019)

Ci spieghi meglio.

Parliamo del decreto che regola l’ingresso dei lavoratori extracomunitari in Italia: di solito viene pubblicato nel mese di gennaio per dare il tempo ai datori di lavoro di portare a termine le pratiche, ma lo scorso anno la pubblicazione è avvenuta il 24 aprile, quindi quando le attività in campagna erano già state avviate.

Extracomunitari a parte, come stanno andando le assunzioni in agricoltura?

Il 2018 è stato complessivamente positivo, con la manodopera italiana in leggero aumento con contratti a tempo determinato, nonostante i problemi creati dalle misure di cui parlavamo sopra. Meno positivo il primo trimestre del 2019: con un calo, secondo un’indagine Crea, dell’l’1,6%. Su questo dato incide, oltre ai ritardi nelle assunzioni degli extracomunitari, anche il calo delle assunzioni di manodopera europea, in particolar modo bulgara, polacca, rumena. E questo ci fa capire come negli ultimi anni, lo sviluppo di diversi settori produttivi nell’Est Europa stia bloccando le partenze verso l’Italia.

Proviamo a guardare oltre e a dare delle soluzioni per incentivare le assunzioni?

Si dovrebbe puntare a stabilizzarle, quindi servono incentivi in tal senso. E soprattutto bisognerebbe far emerge il cosiddetto “lavoro grigio”: versamento dei contributi ai fini della disoccupazione, assunzioni non reali o assunzioni che non vanno oltre le 150 giornate per poter, poi, beneficiare della disoccupazione.

Qualche proposta in merito?

La proposta Cia, che presenteremo anche al nuovo Governo – sebbene non sia la prima volta che la facciamo – è di incentivare le assunzioni lunghe. Come? Con un credito di imposta di 10 euro per le aziende su ogni giornata oltre alla 150esima. Dal punto di vista lavoratori, invece, si potrebbe prevedere, una volta superate le fatidiche 150 giornate, un’imposta sostitutiva della ritenuta al 10% (niente 8,84%, né ritenute Irpef, né addizionali comunali e regionali). Così si ridurrebbe anche la disoccupazione.

Cos’altro vi aspettate da questo Governo?

Per il futuro, ci aspettiamo la riduzione del cuneo fiscale, mentre il salario minimo, da quanto ci è stato riferito dall’ex ministro del lavoro, Luigi Di Maio, purtroppo non riguarda la categoria degli agricoltori.

Cooperative. Difficoltà e problemi

“Trovare personale stagionale per lavorare diventa sempre più difficile” racconta a Tre Bicchieri Luca Avenanti della cantina Terracruda di Fratte Rosa (Pesaro Urbino) “Due anni fa c’è stata l’abolizione dei voucher, sostituiti dai PrestO che, però, sono dei veri e propri contratti con iscrizione Inps. Motivo per cui lo scorso anno ci siamo affidati a una cooperativa, pagando regolarmente le fatture. Ciononostante, a distanza di mesi, ci è arrivata una multa (a noi e a a tutte le altre cantine che avevano lavorato con la stessa cooperativa) perché, pare che la cooperativa non fosse in regola con i contributi. Quest’anno, paradossalmente, ci siamo visti rifiutare delle offerte di lavoro a causa di redditi di cittadinanza da 200 euro”

Come difendersi dalle false cooperative

Per debellare il fenomeno delle false cooperative, Alleanza delle Cooperative Italiane si è fatta promotrice di una serie di iniziative legislative ed è tuttora attivo un Tavolo presso il Mise per il rafforzamento della legislazione sulla vigilanza. Inoltre, secondo l’associazione di categoria per contenere il proliferare di fenomeni di illegalità come quello del cosiddetto “caporalato” “sarebbero necessarie alcune misure per rendere maggiormente agevole l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro in agricoltura, specie per le grandi raccolte; per incentivare gli investimenti in sistemi di raccolta meccanizzata e, più in generale, in tecnologie che aiutino a programmare meglio il bisogno di manodopera, soprattutto laddove esistono filiere cooperative agricole e agroalimentari”.

Il punto di vista di Alleanza delle Cooperative su lavoro sommerso

È impensabile competere nello stesso mercato con regole diverse” dice Giorgio Mercuri (presidente di Alleanza Cooperative Italiane – Settore Agroalimentare ) rispetto al lavoro nero e al sommerso “da un lato tante aziende che rispettano le regole dall’altro chi non lo fa”. Sono 3,3 milioni gli occupati irregolari, riferibili all’intera economia italiana, 220mila possono essere ricondotti alle attività agricole, della silvicoltura e della pesca. In agricoltura la quota di sommerso raggiunge il 16,9% e tende a crescere nell’ultimo periodo (+0,5% fra il 2014 e il 2017), così come accade nella produzione di beni alimentari e di consumo (+0,4%), mentre appare in calo negli altri settori.

Molto critica la situazione del salario. Nelle ultime analisi rese pubbliche dal MEF sull’economia non osservata e riguardanti il 2016 emerge che in agricoltura il salario orario regolare è pari a 10 euro, mentre quello corrisposto in media a un lavoratore dipendente irregolare è inferiore di poco meno di 4 euro.

a cura di Loredana Sottile

Foto di repertorio

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 31 ottobre 2019

Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. È gratis, basta cliccare qui