Irregolarità riscontrate dalla New York State Liquor Authority (SLA) nella vendita di alcolici nel wine store gestito dal temibile giudice di Master Chef porterà anche alla sospensione della licenza di Lidia Bastianich.
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La situazione appare abbastanza seria: la società di Joe Bastianich e Mario Batali, Batali and Bastianich Hospitality Group dovrà pagare una multa di mezzo milione di dollari e sospendere la vendita di alcolici per sei mesi. Le saracinesche del wine shop di Eataly New York non saranno però abbassate, nel locale adiacente allo store newyorkese, per tutto il periodo, saranno venduti prodotti di altro genere. Inoltre Lidia Bastianich, mamma di Joe, perderà la licenza per la vendita di alcolici. La ‘sentenza’ è il frutto di un accordo, una sorta di compromesso, con l’autorità statunitense che disciplina vendita e somministrazione di vino e liquori. Le irregolarità sono state infatti riscontrate già nel 2012, quando un cavillo burocratico portò alla luce quello che in Italia potrebbe chiamarsi conflitto di interessi. Secondo la legge americana chi produce vino, o alcolici in generale, non ha il potere di venderli al pubblico. Ed è proprio questo il punto focale della questione. Secondo la New York State Liquor Authority (SLA), essendo Joe e Lidia Bastianich produttori di vino, anche se in Italia, non possono avere la facoltà di vendere e somministrare alcolici. Differente, invece, la posizione dello chef e socio Mario Batali. A lui viene rivolta un’accusa di omissione, avrebbe infatti taciuto alle autorità competenti la doppia posizione conflittuale del suo socio in affari e della madre. Sarebbe quindi proprio la dicitura “Bastianich viticultori friulani” sulle bottiglie che madre e figlio producono nei Colli Orientali dal ’97, ad aver creato il problema. La legge sembra risalire ai tempi del proibizionismo in cui il Governo americano cercava di evitare che i distillatori vendessero i propri liquori in locali privati. Anche se in un primo periodo la Batali and Bastianich Hospitality Group aveva respinto tutte le accuse, ora ha trovato un accordo, ma la cosa, secondo molti dei media americani che stanno seguendo da vicino la storia, appare come un’ammissione di colpa. In realtà tutta la vicenda ha più la forma di un ostacolo burocratico che non è stato tenuto nella dovuta considerazione e che si sarebbe potuto aggirare facilmente, ma all’inizio dell’avventura in Eataly New York. Ma anche l’altro socio di Eataly, Oscar Farinetti, produce vino a Fontanafredda. Dunque perché niente misure per lui? Semplice: le quote dello store newyorkese sono intestate ai suoi figli.