È lui a dettare il tempo. Un tempo lento, quello della natura, dell’agricoltura e della vite. Qui i tempi e i ritmi – attraverso il fumo che ne costituisce il costante respiro – è il vulcano a scandirli. ’A Muntagna, come si chiama da queste parti. E la rinascita vitivinicola dell’Etna è un continuo confronto col passato: dai vitigni alle vigne.

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In secoli di storia il lavoro naturale dell’Etna ha creato un ambiente unico nel suo genere per il paesaggio e per la viticoltura. A partire dalle altitudini – visto che qui la vite cresce anche oltre i mille metri d’altezza – passando per i suoli e i sottosuoli adatti alla coltivazione di alcune grandi varietà e fino ad arrivare al microclima, particolare, diverso dal resto della Sicilia, con forti escursioni termiche: tutti elementi fondamentali per la crescita dell’uva che si trasformerà in vino. E non a caso si parla, per le vigne dell’Etna, di isola nell’Isola.

 

La Doc Etna

Tutto ciò ha radici antiche ed è regolamentato da un disciplinare, redatto per la prima volta nel 1968 e modificato solo qualche anno fa. Ma per spiegare il senso profondo della Doc Etna, già alla fine degli anni Sessanta, si presero in esame gli scritti di un testo di fine ‘500, la Storia dei Vini d’Italia, dove i vini del vulcano venivano descritti come prodotti “la cui bontà è attribuita alle ceneri dell’Etna. Questo – e non solo questo – determina quello che si può definire una grande produzione vitivinicola territoriale. I terreni sono lavici, in alcune zone sassosi, in altri si arriva ad avere sabbia e cenere. Alcuni impianti sono allevati con l’alberello etneo franco di piede, producono naturalmente piccole quantità, ma una qualità d’uva altissima, e arrivano ad avere anche un secolo d’età o più. Le varietà tradizionali sono diverse: il nerello mascalese è il vitigno più importante per i rossi, seguito dal nerello cappuccio che può entrare nell’assemblaggio fino a un massimo del 20%.

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Per i bianchi l’uva carricante è la più rappresentativa, ma anche il catarratto può essere utilizzato, fino a un massimo del 40% o solo del 20% per la tipologia Etna Bianco Superiore. Il perfetto sviluppo dei vitigni in queste aree è garantito da un clima unico. Ci troviamo nel profondo Sud Italia, ma ad altitudini tra le più alte in Europa per la coltivazione della vite (si arriva a oltre i mille metri d’altezza).

Le aree di produzione sono suddivise in contrade. Nel versante Nord sono soprattutto le uve a bacca rossa a dominare le vigne e trovano nei comuni di Castiglione di Sicilia e Randazzo la loro zona d’elezione. I bianchi invece sono più comuni sul versante Est, specie nel comune di Milo, unico areale dove è possibile produrre le tipologia Superiore.

Salvo Foti

Il lavoro dell’uomo e i Vigneri di Salvo Foti

A tutto ciò si somma il lavoro dell’uomo. Non inteso come somma delle tecniche di cantina di ogni singola azienda, bensì come quel bagaglio di esperienze che partono dalla vigna, sono tramandate di padre in figlio e vanno a formare il tessuto sociale di un’intera comunità. Ha le idee chiare su questo Salvo Foti, grande enologo e conoscitore dell’Etna, che dal 2000 guida il progetto I Vigneri che rimanda alla Maestranza dei Vigneri, un’associazione di viticoltori sorta a Catania nel lontano 1435. Quindici anni fa si sentiva sempre più parlare di vitigni alloctoni e migliorativi, di meccanizzazione. Nonostante tutti continuassero a dire che il vino si fa in vigna, era in realtà proprio il lavoro della vigna che non veniva più preso in considerazione. Con I Vigneri” racconta Foti “siamo ripartiti da un modello che vede le persone al centro di tutto. Un progetto sociale che, facendo un passo indietro, riparte dal lavoro in campagna. Ho iniziato insieme a due viticoltori che lavoravano con mio padre: ora siamo una trentina”.

Quali sono i punti chiave dell’associazione? “Vigneri significa coltivare l’alberello etneo, erigere i muretti a secco, non irrigare e utilizzare solo sistemi compatibili con l’ambiente di cura del vigneto. Significa quindi coltivare un paesaggio, prima che una vigna, salvaguardarlo e regalarlo alla generazione futura. Non si fa un vino per mettere sul mercato una determinata etichetta, ma per portare dentro una bottiglia un territorio intero, a partire dalle persone che il territorio l’hanno custodito”. Ma se dovessimo dare una definizione, che vini producono i Vigneri? “Si usano tanti aggettivi per descrivere e vendere i vini, oggi” sorride l’enologo “Noi facciamo vini umani. E non importa se questi costeranno qualche euro in più: dietro ci sono mille ore l’anno di lavoro per ettaro e una professionalità che avvalora un territorio che si può tramandare”.

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Ora il progetto de I Vigneri è uscito dall’Etna, spostandosi nelle zone di Lipari, Pachino, Pantelleria e arrivando sino in California. Sono diverse le cantine che chiedono a Salvo consigli e suggerimenti e, non a caso, sono sempre di più le aziende che “copiano” – nel senso buono del termine – il lavoro portato avanti dall’enologo catanese. Vedere i nuovi impianti che vengono allevati ad alberello, vedere costruire i muretti a secco a delimitare le vigne, vedere ri-scommettere e reimpiantare soprattutto gli autoctoni è una prova di tutto ciò: se si gira per le contrade e se si assaggiano i vini che qui sono nati, si sente che sono sempre più veri figli del vulcano, con le loro genuine imperfezioni, ma testimoni reali di un territorio viticolo antico e delle persone che lo vivono.

Ecco le cantine più rappresentative di questa zona

 

Cusumano

Alta Mora – Cusumano

Sono Alberto e Diego Cusumano a gestire con impeccabile maestria una realtà che in una quindicina d’anni è riuscita ad affermarsi sia qualitativamente sia a livello commerciale, con una presenza importante in tanti mercati internazionali. La principale sede aziendale si trova a Partinico, mentre le vigne si dividono in ben otto areali diversi che passano per Piana degli Albanesi, Monreale, Butera e Pachino. Da alcuni anni si è aggiunta la bellissima realtà Etnea, Alta Mora, che dispone di circa 20 ettari nelle vocatissime zone di Guardiola, Verzella, Porcaria e Pietramarina e una cantina all’avanguardia capace di produrre vini moderni, dallo stile preciso e pulito e testimoni del particolare terroir etneo. Per ora la produzione si attesta intorno alle 50mila bottiglie, ma è destinata a crescere. Diversi i vini prodotti, a partire da un Etna Bianco e un Etna Rosso, fino ad arrivare ai singoli cru.

Alta Mora – Cusumano | Castiglione di Sicilia | contrada Verzella | tel. 091 8908713 | www.altamora.it

 

Etna Bianco ’13 | euro 13

Da sole uve carricante coltivate a 600 metri slm a spalliera, nelle contrade Praino a Milo e Verzella a Castiglione di Sicilia. Vinificato solo in acciaio, a tre anni dalla vendemmia, mostra ancora tutta la vitalità e la forza di un vino giovane con le note di agrume candito e fiori gialli a dominare un naso affascinante e sfaccettato. La bocca è tesa, fresca e profonda, emerge la mineralità che ci si aspetta e il finale è lungo e pulito.

 

Etna Rosso ’13 | euro 15

Da uve nerello mascalese in purezza coltivate nelle contrade Verzella, Pietramarina, Feudo di Mezzo e Solicchiata tra i 600 e gli 800 metri slm. Ha profumi di frutto rosso maturo, spezie dolci e fiori. In bocca è soave, moderno, profondo, cremoso e delineato da una freschezza balsamica che rende la beva fine e lunga. Di buona struttura, dal tannino carezzevole, morbido, avvolgente e dall’aroma molto pulito.

 

Benanti

Benanti è senza dubbio una realtà ai vertici della viticoltura Etnea. Il merito va tutto al cavalier Giuseppe Benanti che ha fortemente creduto in questo territorio ed ora, grazie all’ausilio dei figli Antonio e Salvino, continua l’opera iniziata alla fine degli anni ottanta. Oramai gli ettari sono 45 e si trovano negli areali più vocati tra cui Guardiola, Verzella, Porcaria e Pietramarina. Merito di tutto ciò anche la fiducia data all’allora giovanissimo enologo Salvo Foti, in azienda dalle prime vendemmie. Attualmente la conduzione enologica è affidata a Vincenzo Calì. Il lavoro svolto in tanti anni si riassume molto bene nel riassaggio di vecchi millesimi di Pietramarina, Rovitello o Serra della Contessa, vera e proprie perle etnee capace di invecchiare alla perfezione e continuare, nel tempo, a offrire tutte le caratteristiche che il territorio vulcanico è capace di offrire.

Benanti | Viagrande (CT) | via Garibaldi, 361 | tel. 095 7893399 | www.vinicolabenanti.it

 

Etna Bianco Sup. Pietramarina ’11 | euro 39

Da uve carricante in purezza coltivate ad alberello a 950 metri slm in contrada Caselle. È uno dei fuoriclasse dell’Etna, esce dopo quattro anni di affinamento, e mantiene nel tempo tutto il carattere dei vini etnei. Profuma di zagara, limone candito e elicriso, in bocca è teso, vibrante e al contempo ricco di corpo e struttura. Ottima la beva garantita da freschezza balsamica. Finale lungo, pulito e di gran sapore.

 

Etna Rosso Serra della Contessa ’11 | euro 35

Da uve nerello mascalese per l’80% con saldo di nerello cappuccio, coltivate a Monte Serra a 500 metri slm. Vigne vecchissime di oltre cent’anni, alcune delle quali franche di piede. È un vino di enorme complessità, che emerge per le note di spezie, ribes, ciliegia e non manca un tocco di resina, tabacco e sottobosco. La bocca è profonda, freschissima, agile nella beva, dal tannino morbido e setoso. Finale balsamico, pulito, lungo.

 

calcagno

Calcagno

Calcagno è una piccola realtà artigiana fondata e portata avanti dai fratelli Gianni e Franco. La prima annata prodotta risale al 2006, ed ora la produzione si attesta intorno alle 20mila bottiglie. Quattro le etichette prodotte, un bianco, un rosato e due rossi frutto dei cru Feudo di Mezzo e Arcurìa. Gli ettari in tutto sono tre, vigneti bellissimi intorno alla cantina, nel versante Nord, in una zona tra le più vocate. Siamo a circa 650 metri sul livello del mare e le piante hanno un’età media di ottant’anni. Il lavoro si svolge principalmente in vigna, attraverso l’utilizzo di soli concimi animali, rame, zolfo, tanto tanto lavoro, ma nessun prodotto chimico. Il risultato è apprezzabile: vini dalla sincera artigianalità, veri figli di un territorio e delle annate, con tutte le eventuali piccole ma affascinanti imprecisioni che la natura regala.

Calcagno | Randazzo (CT) | via Galliano, 51/a | tel. 338 7772780 | www.vinicalcagno.it

 

Etna Rosso Feudo di Mezzo ’12 | euro 19

Da uve nerello mascalese con piccolo saldo di nerello cappuccio, è un vino che nasce in piena contrada Feudo di Mezzo da cui prende il nome. Un autentico cru che regala vigne ad alberello vecchissime, tra i 70 e i 90 anni. I profumi sono balsamici, terrosi, lavici e speziati e incarnano in pieno la zona di produzione. In bocca è teso, affilato, a tratti duro e spigoloso, dalla struttura piena e dal tannino puntuto ed evidente. Finale lunghissimo, fresco e vibrante.

 

Etna Rosso Arcuria ’12 | euro 19

Stesso assemblaggio, lavorazione e vinificazione del feudo di Mezzo, ma nasce nelle vigne in contrada Arcurìa. Al naso sono i sentori più fruttati a prevalere, con la fragolina di bosco e il ribes a precedere sentori di spezie dolci e fiori. La bocca è piena e compatta, dal tannino morbido e dalla beva avvolgente e setosa. Finale nel segno degli aromi olfattivi, con l’acidità che riesce a spingere il vino lasciando il sorso fresco e pulito.

 

duca salaparuta

Duca di Salaparuta

Duca di Salaparuta è uno dei marchi della Sicilia vitivinicola più conosciuti in Italia e nel mondo. Fondata agli inizi dell’ottocento, vanta oggi una proprietà di 120 ettari, più altri vigneti in affitto ed arriva a una produzione di circa 9milioni di bottiglie. Nel 2001 fu acquistata dall’Ilva di Saronno e, in quindici anni, si sono viste valorizzate molte potenzialità, secondo logiche imprenditoriali innovative e rispettose delle diverse realtà storiche e di territorio, che comprende tre celebri marchi, Florio, Corvo e, appunto, Duca di Salaparuta. Sull’Etna la presenza è garantita dalla prestigiosa Tenuta Vajasindi che regala dei vini unici, frutto di vigneti terrazzati tra i 6 e i 700 metri d’altezza. Nella cantina museo si può apprezzare il vecchio e affascinante palmento. Qui, oltre all’autoctono nerello mascalese, si coltiva da sempre il pinot nero, protagonista in purezza del Nawàri.

Duca di Salaparuta | Castiglione di Sicilia (CT) | fraz. Solicchiata | ss 120 km 195 | tel. 091 945201 | www.duca.it

 

Vajasindi Làvico ’12 | euro 12

Da uve nerello mascalese in purezza, situate nelle Tenuta Vajasindi, coltivate ad alberello tra 600 e 880 metri slm. Al naso mostra fin da subito fragranza e vitalità, con le note fruttate a fare da padrone. Mora, ciliegia, fiori secchi e un tocco speziato anticipano un palato morbido e setoso, ben equilibrato da un tannino maturo e da una freschezza balsamica che ravviva la beva. Finale lungo e pulito.

 

Vajasindi Nawàri ’12 | euro 29

Da uve pinot nero in purezza, storicamente coltivate dall’azienda sull’Etna. Dalla tenuta Vajasindi un vino che profuma di mora, ribes, fragolina e spezie dolci. Non mancano le note di fori secchi e le leggera sensazioni balsamiche che anticipano un sorso snello, dal tannino delicatissimo, leggiadro nello sviluppo e dal finale leggermente amaricante e molto fresco.

 

Girolamo Russo

La Girolamo Russo è un’azienda agricola etnea attiva fin dagli anni quaranta, ma è da una decina d’anni a questa parte che, con l’imbottigliamento dei vini, si assiste a un cambio radicale della politica aziendale. Il merito va a Giuseppe Russo, persona schiva, vignaiolo bravo e appassionato, che in pochi anni ha portato la Russo ai vertici della produzione figlia del vulcano, con tutte le etichette che rappresentano in pieno il terroir di provenienza. I vini sono molto eleganti, di bellissima beva, mai troppo semplici o banali piuttosto strettamente artigiani e sinceri, nel senso più alto del termine. Le vigne si trovano tra Passopisciaro e Randazzo: dodici ettari a San Lorenzo, sei a Feudo e uno a Feudo di Mezzo. Tre i cru prodotti di Etna Rosso che si affiancano al ‘A Rina’, più un rosato e un bianco, tutti ottenuti da tanto lavoro in vigna, nessun prodotto di sintesi utilizzato e una lavorazione volta sola ad esaltare le caratteristiche che la natura regala.

Girolamo Russo | Castiglione di Sicilia (CT) | fraz. Passopisciaro | via Regina Margherita, 78 | tel. +39.328.3840247 | www.girolamorusso.it

 

Etna Rosso Feudo di Mezzo ’13 | euro 35

Un vero e proprio cru, che arriva dalla contrada omonima, prodotto in circa mille bottiglie. Frutto di uve nerello mascalese (con piccolissime percentuali di cappuccio) è un vino dai sentori di piccoli frutti di bosco, spezie, fiori secchi e dai tratti di sottobosco e tabacco. In bocca è cremoso, dalla freschezza balsamica, leggiadro e vitale. Il tannino è maturo, l’acidità accompagna il sorso in un finale pulito ed elegante.

 

Etna Rosso San Lorenzo ’13 | euro 35
Stessi vitigni del Feudo di Mezzo e anche qui le vigne coltivate nella contrada omonima. 12 ettari di vigneto dislocato sui 7-800 metri slm. Alcune piante superano il secolo di età e affondano le radici in tutto il substrato vulcanico. I profumi mostrano il frutto rosso e le erbe medicinali, seguono sentori di rosa passita, macchia mediterranea e resina. Bocca equilibrata e suadente, fresca e lunghissima.

 

Graci

Diciotto ettari di vigna, in contrada Arcurìa sul versante nord, e un patrimonio di piante che raggiungono i cento anni. Non distante la cantina, un’antica struttura restaurata con rispetto in cui ha sede un antico palmento ottocentesco. A condurre questa bellissima realtà Alberto Graci che sceglie il solo utilizzo di lieviti autoctoni, botti grandi per la maturazione dei vini, vasche in cemento e solo interventi naturali in vigna. Il risultato lo si percepisce nei vini prodotti, eleganti e sinceri, di grande equilibrio e profondità. Il fiore all’occhiello aziendale è il Quota 1000, che deve il suo nome dall’altezza delle vigne: si trova in contrada Barbabecchi, resta fuori dal disciplinare dell’Etna Rosso, ma rimane uno dei vini più affascinanti mai assaggiati in questa zona. Il resto arriva dalle rinomate contrade Arcuria, Feudo di Mezzo, Moganazzi e Santo Spirito.

Graci | fraz. Passopisciaro | Castiglione di Sicilia (CT) | c.da Arcuria | tel. 348 7016773 | www.graci.eu

 

Etna Rosso Arcurìa ’13 | euro 30

Da un’antica vigna in contrada omonima, ecco un grande rosso etneo, ottenuto esclusivamente da uve nerello mascalese. L’Arcuria 2013 è prodotto con lieviti indigeni, la fermentazione avviene in tini di rovere e la maturazione in botte grande. I profumi mostrano tutta l’essenza del vulcano con i sentori terrosi e balsamici in evidenza. Non manca la parte fruttata a precedere una bocca sapida, dal tannino carezzevole, lunghissima per sapore, pulizia aromatica e freschezza.

 

Etna Bianco Arcurìa ’13 | euro 24

Un bianco prodotto sul versante nord (area perlopiù dedicata alle varietà rosse) frutto della varietà carricante coltivata in contrada Arcuria, in una vigna di circa 2,5 ettari a 600 metri slm. L’annata 2013 profuma di zagara e agrume candito, non manca un tocco di zafferano e fiori di acacia, che precedono una bocca vibrante per freschezza acida, saporita e mediterranea, ricca di vitalità. Finale molto sapido e pulito.

 

I Custodi delle Vigne dell’Etna

I Custodi delle Vigne dell’Etna è una piccola ma bellissima realtà che fa parte del consorzio I Vigneri di Salvo Foti. Nata nel 2007 e condotta da Mario Paoluzzi, può contare su poco più di 12 ettari per una produzione che si attesta sulle 40mila bottiglie. Una viticoltura assolutamente artigiana e una vinificazione che segue i dettami del biologico caratterizzano le etichette prodotte, per il momento due Etna Rosso, un rosato e un bianco. Il resto è fatto di impianti ad alberello etneo, terrazzamenti in pietra lavica, pali in castagno a sostegno delle viti e muretti a secco. Un paesaggio unico che ritroviamo in pieno nell’assaggio dei vini.

I Custodi delle Vigne dell’Etna | fraz. Solicchiata | Castiglione di Sicilia (CT) | c.da Moganazzi | tel. 095 374418 | www.icustodi.it

 

Etna Bianco Ante ’13 | euro 25

Un bianco ottenuto da carricante (in prevalenza), con saldo di minnella e grecanico. Solo impianti ad alberello per l’Ante, vigne poste tra i 900 e i 1200 metri slm e l’utilizzo nella vinificazione di solo acciaio. Il risultato sorprende per una complessità olfattiva che spazia da note di anice a sentori di fiori secchi e spezie. In bocca è sapido, fresco e vitale, tornano le sensazioni olfattive e il finale è iodato e profondo.

 

Etna Rosato Alnus ’13 | euro 18

Dalle vigne aziendali più giovani un rosato che rappresenta una certa storia dell’Etna vinicolo. Ottenuto da nerello mascalese con saldo di cappuccio, ha profumi di spezie fini, fiori e piccoli frutti rossi. La bocca sorprende davvero. Agile e scattante grazie all’acidità dei miglior bianchi, trova nello sviluppo buon corpo e struttura. Nel finale si avverte una leggera tannicità che spinge il sorso in profondità e regala sapore e avvolgenza.

 

I Vigneri

I Vigneri è una delle realtà più belle e affascinanti di tutto l’Etna. Non una semplice cantina ma un vero e proprio progetto che mira alla salvaguardia del paesaggio e delle persone che lo vivono. L’idea e la creazione la dobbiamo a Salvo Foti, enologo di grande esperienza, che vanta una conoscenza della viticoltura etnea come pochi altri. Il nome (deriva dall’antica mestranza dei Vigneri costituita a Catania nel lontano 1435) è attribuito all’azienda, ma anche a un consorzio di realtà che seguono le regole agricole e vinicole trasmesse da Foti. Tutto parte dalla difesa dell’aberello etneo, dall’ambiente circostante, dai muretti a secco. E arriva immancabilmente a vini ricchi di fascino, dalla trama setosa, dal carattere vivo e vitale. Alcune vigne superano i cento anni di età e sono posti ad altitudini importanti, intorno ai mille metri. Diverse le etichette. Si parte dal Vigna di Milo, un carricante che arriva da una vigna centenaria sul versante est, al Vinupetra, vino ottenuto da nerello mascalese, cappuccio, alicante e francisi provenienti da Passopisciaro, versante nord. C’è anche spazio per il Vinudilice, un rosato proveniente da una vigna posta a ben 1300 metri sul livello del mare.

I Vigneri | Milo (CT) | via Abate, 3 | tel. 366 6622591 | www.ivigneri.it

 

Etna Bianco Vigna di Milo ’13 | euro 35

Il Vigna di Milo proviene da un’area a 900 metri d’altezza, posta sul versante est, in cui il protagonista unico è il carricante allevato ad alberello. Parliamo di un bianco dall’incredibile complessità olfattiva, che parte da note di fiori gialli e sensazioni di erbe di montagna, fino ad arrivare a sentori di zafferano e arancio candito. La bocca è agile e vitale, di gran sapore e dal finale iodato.

 

Etna Rosso Vinupetra ’12 | euro 42

Possiamo considerare il Vinupetra come uno dei rossi simbolo della storia vinicola dell’Etna. È ottenuto da nerello mascalese, con saldo di cappuccio, alicante e francisi, queste ultime varietà meno diffuse, ma naturalmente e storicamente presenti nelle vigne centenarie del versante nord. Al naso sono i sentori speziati, terrosi e di sottobosco a prevalere, mentre il palato è ricco e cremoso, ma sempre ingentilito da acidità balsamica e da una sapidità che rende il sorso profondo e affascinante.

 

Palmento Costanzo

Palmento Costanzo rappresenta molto bene l’idea di recupero di un vecchio Palmento (Santo Spirito) e di una decina di ettari di vigna che nascono attorno ad esso. Il merito va a Mimmo e Valeria Costanzo, desiderosi di attuare un progetto legato al vino che partisse però dal paesaggio. Ci troviamo in Contrada Santo Spirito, a Passopisciaro, ed è impossibile non rimanere a bocca aperta di fronte ai terrazzamenti che arrivano fino alla cantina. L’architettura scelta ha voluto lasciare intatto il Palmento, ed è qui che si interseca la modernità di una cantina appena fatta. A completare ciò botti in legno a forma d’uovo di ultima generazione. Tra i vini assaggiati spiccano le selezioni Nero di Sei e Bianco di Sei, nomi numerici che si rifanno al vulcano, sesto sito siciliano della World Heritage List Unesco.

Palmento Costanzo | Castiglione di Sicilia (CT) | c.da Santo Spirito | tel. 0942 983349 | www.palmentosantospirito.com

 

Etna Bianco ’14 | euro 14

Frutto di uve carricante, allevate in contrada Santo Spirito. Vino schietto e sincero, caratterizzato da sentori di fiori bianchi, sensazioni agrumate e un tocco di erbette mediterranee. Bocca sapida e fresca, dall’acidità spiccata, ma ben unita a una materia ricca e decisa, ma mai pesante. Finale pulitissimo in cui riemergono nitide le sensazioni provate al naso.

 

Etna Rosso Nero di Sei ’12 | euro 20

Ottenuto da nerello mascalese con saldo di nerello cappuccio, dalle vecchie vigne terrazzate in contrada Santo Spirito. Fermentazione spontanea e affinamento in barrique di rovere per un rosso complesso, dall’impostazione moderna, che non perde la genuinità delle sensazioni territoriali. Il naso offre profumi di sottobosco e mora, mentre la bocca è sapida e freschissima.

 

Scammacca del Murgo

Trenta ettari situati sul versante est, quasi tutti dedicati alla doc Etna. Tutto parte ai primi degli anni ottanta, quando il barone Emmanuele Scammacca del Murgo decide di trasformare le proprietà terriere in aziende agricole. Ora sono Michele, Pietro e Matteo, figli del barone, a occuparsi dell’azienda, che può vantare anche di una bella realtà agrituristica dotata di 15 camere. Il primo Etna Rosso fu imbottigliato nel 1982 (una delle prime aziende a imbottigliare), mentre bisogna aspettare il ’90 per il primo spumante metodo classico, da allora punto di forza della produzione. Tra i vini fermi i più interessanti arrivano dalla linea Tenuta San Michele, prodotti solo nelle migliori annate e frutto dei migliori appezzamenti. Gli spumanti invece sono ottenuti da nerello mascalese e godono di una permanenza sui lieviti molto lunga.

Scammacca del Murgo | Santa Venerina (CT) | via Zafferana, 13 | tel. 095 950520 | www.murgo.it

 

Extra Brut ’08 | euro 25

L’esperienza di Scammacca del Murgo nella spumantistica di qualità è nota e l’Extra Brut sta lì a dimostrarlo. Quattro anni sui lieviti e nessun dosaggio regalano uno spumante dai sentori floreali, di agrume, in cui non manca la sensazione di crosta di pane. Bocca fresca, delicata, snella e profonda, dalla carbonica equilibrata, cremosa e pulita.

 

Etna Bianco Tenuta San Michele ’14 | euro 20

L’Etna Bianco Tenuta San Michele è un bianco da uve carricante provenienti dalla vigna omonima. L’attenta selezione dei grappoli regalano un vino molto preciso e pulito aromaticamente, dai sentori di fiori gialli e erbette aromatiche, fresco e sapido in bocca, dal finale lungo, nitido e leggermente iodato.

 

Terrazze dell’Etna

Terrazze dell’Etna è un progetto giovane e ambizioso che fa capo all’ingegnere Nino Bevilacqua, coadiuvato da sua figlia Alessia. Parliamo di 36 ettari di vigna, nel cuore del parco naturale dell’Etna in comune di Randazzo. Il lavoro ha portato all’acquisizione di tante e piccole parcelle, alcune delle quali oramai non più governate, per ottenere vigne terrazzate tra i 7 e gli 800 metri. La produzione è affidata all’enologo Riccardo Cotarella. Diversi i vini prodotti, tutti ben fatti e d’impostazione moderna, tuttavia fedeli al territorio d’appartenenza. Si punta specialmente sul nerello mascalese, vinificato in purezza, in assemblaggio con nerello cappuccio o con varietà internazionali, fino ad arrivare ad una versione “in bianco”. Sul fronte spumanti apprezzabili il Rosé sempre da nerello e il Brut da uve chardonnay.

Terrazze dell’Etna | Randazzo (CT) | loc. Bocca d’Orzo | tel. 328 6175952 | www.terrazzedelletna.it

 

Etna Rosso Cirneco ’12 | euro 30

Ottenuto da sole uve nerello mascalese, il Cirneco ’12 è un vino moderno e complesso, dalle note di frutto di bosco, ribes e mora, e dai leggeri sentori di spezie dolci e macchia mediterranea. In bocca mostra la sua struttura, ma il corpo è ben equilibrato tra morbidezza, un tannino puntuto, ma mai invadente, e una freschezza balsamica che sorregge il sorso. Finale lungo e pulito, di ottima sapidità.

 

Cuvée Brut Rosé | euro 22

Bollicina metodo classico ottenuta da uve pinot nero coltivate sull’Etna, con saldo di nerello mascalese. 36 mesi sui lieviti per uno spumante dai profumi di fragolina di bosco e pasticceria. Bocca ricca, fresca, profonda, con la carbonica fine e perfettamente dosata che armonizza bene acidità, sapidità e morbidezza. Finale molto lungo, pulito e di gran sapore.

 

tornatore

Tornatore

Bisogna risalire al 1865 per capire quando la famiglia Tornatore, attraverso il bisnonno dell’attuale titolare, inizia a occuparsi di vigne e di vini. Attualmente è Francesco Tornatore, importante imprenditore nel settore dell’industria elettronica, a occuparsi della gestione aziendale. Parliamo di una realtà che può vantare 60 ettari di proprietà, più 40 in gestione, ubicati sul versante nord. Per ora sono 46 gli ettari dedicati alla vigna, non manca un uliveto e un piccolo noccioleto, mentre la restante parte è in riconversione viticola e si appresta a diventare la vigna a corpo unico più grande dell’intera denominazione. Qui si sta attuando una viticoltura moderna, meccanizzata dove possibile, e si è scelto il cordone speronato come forma di allevamento. L’altitudine media varia dai 550 ai 700 metri nelle contrade Crasà, Pietrarizzo, Malpasso, Pietramarina, Torre Guarino, Carranco e Trimarchisa, tutte nel comune di Castiglione di Sicilia.

Tornatore | Castiglione di Sicilia (CT) | via Pietramarina, 8 | tel. 095 7563542 | tornatorewine.com

 

Etna Rosso ’13 | euro 15

Da uve nerello mascalese con saldo di nerello cappuccio. La modernissima cantina Tornatore ci regala un rosso di sicuro fascino, vinificato in cemento e affinato in botte grande. Profumi complessi di tabacco, piccoli frutti rossi, spezie e fiori si susseguono molto nitidi e anticipano un sorso morbido e avvolgente, dalle sfumature sapide, fresche e dal finale iodato.

 

Etna Bianco ’14 | euro 15

Da uve carricante e catarratto coltivate a 650 metri slm, sul versante nord del vulcano. Il naso offre profumi di mela verde, agrume, fiori gialli e non manca un tocco balsamico, marino e di anice. La bocca è ricca e saporita, di buona lunghezza e complessità, attraversata da una spiccata acidità e da tanta sapidità, che lo rendono snello nella beva, ma soprattutto ci riportano in pieno al terroir etneo.

 

 

a cura di Giuseppe Carrus

 

 

Articolo uscito sul numero di Agosto 2016 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui