Sono bottiglie eroiche, figlie di una viticoltura estrema, fatta di passione e sacrifici. Vini di montagna, dalla forte identità e dal cuore caldo.

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Europa: continente di viticoltura eroica

Solo nella vecchia Europa ci si prende ancora cura di vigneti scomodi, altrove abbandonati o addirittura mai presi in considerazione. Scomodi per altitudine, per ripidezza: parcelle difficili da raggiungere e faticose da lavorare. Ha un senso, quindi, unire in un’unica categoria vigneti di montagna, vigne terrazzate o scoscese, ceppi spazzati dai venti magari su qualche isola del Mediterraneo o dell’Atlantico: si tratta di quella viticoltura che – un po’ pomposamente – viene definita eroica.

Al contrario, le vigne dei paesi del nuovo mondo corrono in generale lunghe e monotone su terreni assolutamente pianeggianti dove l’uomo trova nella meccanizzazione un valido alleato.

Il perché dell’esistenza, nel Vecchio Continente, di questi filari così impegnativi da coltivare e da salvaguardare affonda le sue radici nel nostro passato. In Europa, da sempre il vino fa parte delle nostre mense.

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Un storia di fatica e trasporti impervi

Anticamente – ma neppure tanto – il trasporto delle merci era poco sicuro e costoso, quindi nelle vicinanze di ogni fattoria erano abitualmente piantati i pochi ceppi necessari alla produzione familiare, senza badare alle difficoltà legate alla morfologia del terreno. Alle nostre latitudini, dopo l’avvento delle malattie crittogamiche e della fillossera – a cavallo tra XIX e XX secolo – le zone più impervie sono state poco a poco lasciate incolte. L’attaccamento della gente alle proprie radici e, a volte, anche l’irripetibile qualità dei vini hanno però fatto sì che numerosi cru siano però sopravvissuti alla logica della pura resa economica.

 

La vite tra montagne e terrazze in Italia

E, bicchiere alla mano, i risultati ottenuti in certe aree viticole considerate marginali ci fanno capire quanto l’orgoglio e la testardaggine di questi viticoltori estremi ci abbiano consegnato un patrimonio davvero unico. Da aree montane come la Valle d’Aosta, il Pinerolese, la Val Susa, la Valtellina, la Val di Cembra, la Val Venosta, la Valle Isarco, l’Irpinia, l’Etna o la Barbagia arrivano alcune tra le etichette più note d’Italia. Altre zone con vigne terrazzate o particolarmente ripide – come il comprensorio di Dolceaqua, le Cinque Terre, i Colli di Luni o ancora la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana – sono anche loro in grado di competere con il meglio della produzione nazionale e internazionale.

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Tutte le zone viticole appena citate, insieme ad altre dimenticate, hanno caratteristiche microclimatiche e pedologiche tali da conferire ai loro frutti aromi e sapori assolutamente unici, di sicuro non ripetibili in vigneti estensivi di pianura. Nessuno potrebbe negare che vini come il Fumin, il Carema, il Rossese di Dolceacqua, lo Sforzato, il Trento Brut, il Sylvaner della Valle Isarco, il Taurasi, il Costa d’Amalfi Bianco, l’Etna Bianco o Rosso, il Cannonau di Mamoiada siano degli splendidi prodotti della nostra enologia.

 

La viticoltura di montagna nel resto d’Europa

Spostandoci in altri paesi del Vecchio Continente troviamo altrettanti vini unici e irripetibili. Basti pensare alla grandezza di un Riesling della Mosella o della Wachau, di una Petite Arvine del Vallese o di un Dézaley del Lavaux sul lago Lemano, di un Collioure o di un Banyuls della Catalogna francese, di un Priorat o di un Moscatel di Lanzarote nelle Isole Canarie, di un Porto Vintage o di un Madeira vecchio, oppure ancora di un Assyrtiko di Santorini, per comprendere che siamo entrati di diritto nel gotha dell’enologia mondiale.

 

Il lavoro sul paesaggio

Secoli di fatica e sudore hanno permesso di recuperare spazio in montagna e di addomesticare colline ripidissime attraverso la realizzazione di ingegnosi muretti a secco, indispensabili per qualsiasi tipo di coltivazione.

Questo lavoro, oltre a essere presupposto necessario alla produzione di autentiche perle enologiche, ha dato ordine al paesaggio impedendo al terreno di smottare a valle ed evitando al tempo stesso il dissesto idrogeologico e la desertificazione. Si tratta di disegni antropici importanti che hanno contribuito alla notorietà e al fascino di queste aree viticole e che hanno portato al sensibile aumento del turismo di qualità.
Ma mantenere in salute i paesaggi agricoli di montagna richiede enormi sforzi economici che non sempre il turismo e la vendita del vino riescono a ripagare.

 

Cervim. Un concorso per etichette estreme

Dal 1987, oltre che sulla propria buona volontà e sulla personale caparbietà che da sempre li contraddistinguono, i viticoltori eroici possono contare sull’aiuto del Cervim (Centro di ricerca, studio, coordinamento e valorizzazione per la viticoltura montana). Quest’organismo internazionale, che ha sede ad Aosta, è nato sotto gli auspici dell’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) e ha per scopo di tutelare e salvaguardare la viticoltura in zone estreme: pendenza del terreno superiore al 30%, altitudine superiore ai 500 metri, sistemi viticoli su terrazze e gradoni, viticoltura delle piccole isole. Dal 1991 il Cervim organizza il Concorso internazionale Vini di Montagna, dove vengono premiati i migliori prodotti ottenuti da vigneti eroici, siano essi bianchi profumati e longilinei di montagna o bianchi insulari possenti e salini.

 

La degustazione

Abbiamo esplorato la Penisola alla ricerca dei più bei vini estremi che produce ogni regione. Sono esemplari splendidi di viticoltura eroica che assicurano esperienze forti, profonde ammalianti, incredibili racconti di un territorio a volte ostile ma che sa regalare meravigliosi frutti a chi li sa cogliere e lavorare.

 

Liguria

 

Colli di Luni Vermentino Solaris 2014 | La Baia del Sole

Sita a Ortonovo, nei pressi delle rovine dell’antica e imperiosa città bianca di Luni, la famiglia Federici coltiva circa 12 ettari di vigneto. Un’azienda familiare in espansione che, grazie anche all’apporto di circa 60 conferitori, conta un’importante produzione di uve autoctone, di vermentino, albarola, malvasia, sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, e internazionali, di merlot e syrah. Il Vermentino Solaris ’14 è un vino entusiasmante, con una bocca ricca di belle note di erbe officinali, contrappuntate da ricordi floreali di acacia e sambuco. In bocca sprigiona finezza ed eleganza per un finale di grande impatto.

La Baia del Sole | Ortonovo (SP) | fraz. Antica Luni | www.cantinefederici.com

 

Cinque Terre 2014 | Samuele Heydi Bonanini

Come sulla Costiera Amalfitana anche nelle splendide Cinque Terre la viticoltura si dipana tra terrazze e muretti a secco a picco sul mare. Grande è il lavoro che Samuele continua a praticare sulle impervie colline di Riomaggiore, una delle perle delle Cinque Terre. Non è possibile apprezzare il vino di questo territorio se non si conosce la difficoltà e la cura con cui si svolge la lavorazione, soprattutto in un’annata complessa e piovosa come la 2014. Tuttavia Samuele Heydi è riuscito a tirar fuori anche stavolta un grande vino, invitante col suo bel color paglierino dorato, tipico nelle sue sensazioni di salsedine, bucce di agrumi e frutti maturi. La bocca è piena e ricca di estratto. Un vino di grande carattere.

Samuele Heydi Bonanini | Riomaggiore (SP) | www.possa.it

 

Dolceacqua 2014 | Maixei

Grande lavoro sta facendo la cantina Maixei, grazie a Fabio Corradi e a Pasquale Restuccio, e grazie anche ai conferitori che, in Val Nervia e in Valle Crosia in provincia di Imperia, coltivano vigneti su scoscesi pendii sostenuti da muretti a secco, in dialetto locale detti appunto “maixei”. Da qualche anno una scelta precisa detta la linea guida aziendale: puntare sul Dolceacqua, l’importante e nobile vino rosso di Liguria. La versione 2014 vanta immediatezza e intensità con note di frutta rossa matura, può contare su estrema eleganza e pienezza, grazie a tannini fitti e buona acidità, con finale piacevole e molto persistente.

Maixei | Dolceacqua (IM) | www.maixei.it

 

Valle d’Aosta

 

Valle d’Aosta Pinot Gris 2014 | Cave Gargantua

Laurent Cunéaz lavora presso l’Institut Agricole Régional, ma da due anni ha dato libero sfogo alla passione per la terra, trasmessagli da nonno Pierino. Partito con qualche parcella a Gressan alle quali si sono aggiunti pochi filari a Morgex, oggi, Laurent imbottiglia quasi 12mila pezzi. Magnifico il Pinot Gris 2014, prodotto in frazione Chevrot a quasi 800 metri slm, dal naso ampio e intenso con belle note di pera matura e ricordi di ananas e burro fresco. Al palato la bella tensione acida è resa più piena e grassa dall’apporto della barrique, dove fermenta e si affina per diversi mesi una piccola parte del mosto iniziale.

Cave Gargantua | Gressan (AO) | cavegargantua.com

 

Valle d’Aosta Pinot Noir 2013 | Elio Ottin

L’azienda guidata da Elio Ottin, sebbene non abbia ancora raggiunto i dieci anni di storia, è già considerata una delle realtà di maggior prestigio della regione. Dai 4 ettari di proprietà a Porossan, frazione subito a ridosso del capoluogo valdostano, la cantina ottiene 30mila bottiglie all’anno, suddivise tra i vari vini tradizionali della regione. A quasi 600 metri slm, in una vigna caratterizzati dagli alti cilioni, nasce uno dei migliori Pinot Noir della zona. Un rosso dalla bella complessità, dove bacche rosse e spezie si rincorrono, che offre un palato corposo e tannini già abbastanza morbidi.

Elio Ottin | Aosta | www.ottinvini.it

 

Valle d’Aosta Syrah 2013 | Rosset Terroir

Per Nicola Rosset l’azienda vitivinicola nata nel 2001, ma i primi imbottigliamenti arrivano con la vendemmia 2005, rappresenta una sorta di ritorno alle radici. Assecondata da uno staff di prim’ordine, la cantina continua a crescere, ma l’occupazione principale del titolare rimane la distilleria St. Roch. Dai 3,5 ettari a dimora nascono poche etichette, tra le quali spicca il Syrah. Da una vigna ancora relativamente giovane, posta a 750 metri slm, si producono quasi 4mila bottiglie di un rosso che si esalta nella freschezza fruttata e speziata (pepe nero) dei suoi aromi e nella sua immediata piacevolezza.

Rosset Terroir | Quart (AO) | www.rosseterroir.com

 

Valle d’Aosta Fumin Ten Perdu 2010 | Didier Gerbelle

Didier Gerbelle è abituato a bruciare le tappe: a soli 6 anni aiuta il nonno Emiro nei lavori di campagna e con lui impara a potare; a 20 anni, nel 2006, prende in mano l’azienda familiare e imbottiglia i suoi primi vini. L’enfant prodige della viticoltura valdostana è poco interventista in vigna e in cantina, lasciando ai vini il tempo necessario per armonizzarsi. Il Fumin è raccolto in leggera surmaturazione e, dopo una macerazione che può superare i 2 mesi, si affina per 3 anni in barrique. Il 2010 ha aromi complessi di spezie e corteccia e trama tannica fitta e ben definita, lunghissima persistenza per un rosso dalla sicura longevità.

Didier Gerbelle | Aymavilles (AO) | [email protected]

 

Piemonte

 

Pinerolese Ramìe 2013 | Coutandin

Quando si pensa al Piemonte viticolo, della provincia di Torino e in particolare della Val Susa e del Pinerolese non si hanno ricordi. Eppure, con una bottiglia di Ramìe della famiglia Coutandin il termine eroico perde la sua accezione. Il vino è il frutto dell’assemblaggio di due vigne distinte site a 700 metri slm: quella ripidissima e terrazzata di Pomaretto in Valle Germanasca e quella di Perosa Argentina in Val Chisone. Si tratta di un rosso dal forte carattere montano: cupo al naso, con sentori di roccia e sottobosco, e austero al palato che si attesta su affascinanti sensazioni asciutte.

Coutandin | Perosa Argentina (TO) | [email protected]

 

Lombardia

 

Valtellina Sup. Valgella Cà Moréi 2013 | Sandro Fay

La Valgella è una delle sottozone più interessanti della Valtellina. Qui, nel 1973, Sandro Fay decise di imprimere un’ulteriore accelerazione all’azienda vinicola di famiglia fondando l’azienda, ben condotta oggi dal figlio Marco. Attraverso la costante valorizzazione dei vecchi vigneti e grazie alla scelta agronomica di spostare la produzione verso quote altimetriche più elevate si ottengono vini di spiccata fragranza e freschezza. Come il delizioso Cà Moréi ’13, raffinato, con aromi di frutta rossa e floreali, e sentori di pepe e salsedine. Bocca imponente, tannini integri e un lungo finale vellutato completano il quadro.

Sandro Fay | Teglio (SO) | [email protected]

 

Valtellina Sup. Dirupi Ris. 2012 | Dirupi

È impossibile parlare del Valtellina Superiore Riserva ’12 di Dirupi senza prima accennare ai Blues Brothers del vino valtellinese, Birba e Faso, al secolo Pierpaolo di Franco e Davide Fasolini. In pochi anni, hanno ridato forma e sostanza a vecchi vigneti a strapiombo sulla roccia, portando in Valtellina una ventata di energia e spensieratezza unite a talento cristallino. Rarefatto, arioso, delizioso, slanciato, invitante, di una naturalezza espressiva sconvolgente, questa Riserva ’12, racchiude l’essenza del territorio; profumi molto eleganti di lampone e fragoline di bosco, sfumature di tabacco e liquirizia, su una bocca finissima, succosa, croccante e molto lunga nel finale.

Dirupi | Montagna in Valtellina (SO) | www.dirupi.com

 

Trentino

 

Trentino Müller-Thurgau 2014 | Zanotelli

Sulle ripide e assolate colline della Val di Cembra, tra le zone più suggestive del Trentino, la famiglia Zanotelli – già dal 1860 – lavora instancabilmente le sue vigne per vendemmiare uve ricche di carattere che danno vini autenticamente di montagna. Coltivati col sistema della pergola trentina, i vigneti da cui proviene questo Müller-Thurgau si trovano tra i 500 e gli 800m di altitudine. Leggere note di salvia punteggiano una scia aromatica fruttata che va dalla pesca alla mela golden. Sapidità persistente e acidità controllata ne fanno un vino elegante e piacevole, di spiccato carattere territoriale.

Zanotelli | Cembra (TN) | www.zanotelliwines.com

 

Veneto

 

L’Altro Manzoni 2014 | Cantine Lavis

Gli oltre mille soci di questa cooperativa sono i caparbi viticoltori che da anni presidiano il vigneto dolomitico e che, grazie al loro lavoro, hanno contribuito a rendere l’azienda una delle migliori interpreti del vino trentino. La viticoltura d’alta quota, sui terrazzamenti della valle di Cembra, si concretizza in freschezza e spunti aromatici fragranti e cangianti in tutte le etichette della gamma. Ci ha colpito l’Altro Manzoni, coltivato su un terreno ricco di detriti di porfidi, dopo l’impatto con uno spettro aromatico che dai fiori bianchi vira verso l’albicocca, in bocca si presenta compatto grazie a una trama minerale che rinsalda le sensazioni fruttate.

Cantine Lavis | Lavis (TN) | www.la-vis.com

 

Valdobbiadene Brut Col Credas ’14 | Adami

Le torri di Credazzo da più di 1000 anni testimoniano il rapporto tra il lavoro dell’uomo e queste impervie colline. Risalendo da Farra di Soligo le vigne si inerpicano sempre più, affondando le loro radici in un suolo di argilla che dona tensione acida al vino. La proprietà dei fratelli Adami si sviluppa al limitare del bosco, con piante secolari che si alternano ad altre di pochi anni di età, in un mosaico originale e unico. Ne ricavano un Valdobbiadene dal profilo quasi austero, tenue negli aromi e di grande forza espressiva al palato.

Adami | Vidor (TV) | www.adamispumanti.it

 

Alto Adige

 

Alto Adige Valle Isarco Sylvaner Alte Reben ’14 | Pacherhof – Andreas Huber

La Valle Isarco si insinua stretta e circondata da scoscesi pendii in direzione nord, racchiusa letteralmente da rocce e vigneti che sembrano appendersi alle pareti. Qui la famiglia Huber è fra le pioniere della viticoltura e il Sylvaner Alte Reben ne rappresenta forse il vertice qualitativo. Posto a più di 600 metri di altitudine su un suolo ricco di sabbia e ghiaia il vigneto ha più di quarant’anni di vita e fornisce le uve per un bianco dai profumi profondi e articolati, che si liberano in un sorso ricco e sapido di grande lunghezza.

Pacherhof – Andreas Huber| Varna/Vahrn (BZ) | www.pacherhof.com

 

Alto Adige Valle Isarco Grüner Veltliner ’13 | Garlider – Christian Kerschbaumer

Christian Kerschbaumer è uno dei vignaioli più talentuosi della provincia di Bolzano, forte di un vigneto che si estende per una manciata di ettari ad altitudini che oscillano tra i 550 e gli 800 metri. Produzione dedicata quasi interamente alle uve a bacca bianca, con la preziosa presenza del grüner veltliner, il vitigno di origine austriaca che in Valle Isarco ha trovato un habitat di grande importanza. Le vigne, orientate a sud e sud-est con pendenze che giungono a superare il 55%, permettono a questo bianco di esprimersi profondo e sulfureo al naso, solido e grintoso in bocca.

Garlider – Christian Kerschbaumer| Velturno/Feldthurns (BZ) | www.garlider.it

 

Toscana

 

Ansonaco del Giglio 2013 Altura | Francesco Carfagna

Quelle di Francesco Carfagna, sono vigne che crescono tra fichi d’India, salsedine e vento. L’azienda, Altura, è fatta di quattro ettari, prevalentemente coltivati ad ansonaco, l’uva bianca dell’isola del Giglio. Ripidi e impervi i vigneti, piante intricate nella macchia mediterranea, coltivazione ad alberello. Un lavoro di recupero durissimo quello di Francesco che ha portato a un vino intenso e dorato, dalla complessità cromatica data non dalla macerazione, ma dal colore della buccia. Gli odori sono un tributo al Giglio: profumi di lentisco, di mirto, di susina matura, di ginestra e di menta.

Francesco Carfagna | Isola del Giglio (GR) | loc. Mulinaccio | [email protected]

Lazio

 

Biancolella Faro della Guardia 2014 | Casale del Giglio

Certamente la provincia di Latina, quartier generale di Casale del Giglio, è difficile da associare a un paradigma di viticoltura estrema. Ma l’acquisizione di una cantina storica sull’isola di Ponza, per vinificare la biancolella dei vigneti limitrofi, porta l’azienda laziale all’interno dell’alveo dei viticoltori eroici. Dalla piccola isola laziale in mezzo al mar Tirreno, nasce il Faro della Guardia, biancolella in purezza, dal carattere marino, dal naso dolcemente fruttato ma composto, che in bocca sprigiona grinta sapida e carica vulcanica.

Casale del Giglio | Latina | loc. Le Ferriere | www.casaledelgiglio.it

 

Campania

 

Ischia Biancolella Tenuta Frassitelli 2014 | D’Ambra Vini d’Ischia

Essere viticoltori eroici non significa soltanto combattere ogni giorno con le asperità dei terreni; parte del lavoro sta anche nel cercare di recuperare un passato fatto di autoctoni che rischiano di cadere nel dimenticatoio. D’Ambra, realtà attiva dal 1888, oltre a coltivare vigneti su terrazzamenti con pendenze superiori anche al 60%, nel ’95 ha avviato un campo sperimentale per restituire al patrimonio viticolo ischitano autoctoni come guarnaccia e guarnaccello, coda cavallo, streppa rossa, e molti altri. Il Tenuta Frassitelli ’14, è la bandiera aziendale, un cru di biancolella che denota una brillantezza di frutto e una marca salina inconfondibile: offre una fresca traccia agrumata e un palato ancora un po’ rigido ma ricco di energia e spinta acida.

D’Ambra Vini d’Ischia | Forio (NA) | www.dambravini.com

 

Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2014 | Marisa Cuomo

Siamo sulla costa d’Amalfi, nello specifico a Furore, comune che poggia su uno strapiombo sul mare creato dal torrente Schiato. Qui, lottando con le rocce, poggiano alcuni appezzamenti coltivati con varietà molto rare come fenile, ripoli, pepella, tintore o sciascinoso. E i vini riescono a condensare e raccontare nel bicchiere un’energia e un’indole squisitamente mediterranee. Se nel mondo la Costa D’Amalfi fa parlare anche per i vini, lo si deve proprio al costante lavoro di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, oggi supportati dai figli Raffaele e Dora. Il Fiorduva ’14 profuma di fiori gialli e scorza d’arancia. Confermiamo le sensazioni avute per l’assaggio della nostra Guida, in cui avevamo notato un vino più agile di altre versioni, caratterizzato da finale lungo e fresco su toni di mandorla tostata e anice.

Marisa Cuomo | Furore (SA) | www.marisacuomo.com

 

Sicilia

 

Etna Bianco Superiore 2014 | Barone di Villagrande

Tra i produttori storici del comprensorio etneo, fra i pochi a non arrendersi alla fillossera e alla successiva crisi tra le due guerre, Carlo Nicolosi Asmundo è l’erede di un’attività iniziata dai suoi avi a Milo nel lontano 1727. A lui si deve la stesura del disciplinare della denominazione Etna nel 1968, il primo atto concreto della rinascita della viticultura attorno al vulcano. A seguire la cantina in tempi recenti è il figlio Marco, che ha molto investito sia in vigna che in cantina, con l’obiettivo di produrre vini tecnicamente più attuali, legati al territorio e alla tradizione. Davvero convincente l’Etna Bianco Superiore ’14, da carricante, minerale e floreale al naso, sapido, vibrante e persistente.

Barone di Villagrande | Milo (CT) | www.villagrande.it

 

Malvasia delle Lipari Passito 2013 | Caravaglio

L’anima profondamente agricola dell’isola di Salina è tutta nel lavoro di Antonino Caravaglio: nei suoi vini, come nella coltivazione dei capperi. Agronomo proveniente da una famiglia di agricoltori, Nino si dedica alla Malvasia e al Passito con rigore. Diciotto ettari di vigneto a Lingua, a Malfa e a Valdichiesa, più due ettari a Lipari. C’è anche del corinto nero, quasi una pianta reliquia che, nei vecchi passiti eoliani, c’è sempre stato. L’uva lambisce il mare e arriva oltre i 400 metri, in un saliscendi di quote che fa vendemmiare in momenti diversi. Così è il vino nel bicchiere: mai posato o troppo dolce, anzi teso e minerale. Classiche note passite di miele, albicocche, zeste di agrumi, ma anche erba tagliata e note salmastre.

Caravaglio | Malfa (ME) | [email protected]

 

Passito di Pantelleria 2010 | Ferrandes

Qualche mese fa l’Unesco, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di inserire una pratica agricola (nella fattispecie vitivinicola) nel suo blasonato elenco di patrimoni immateriali dell’umanità. L’onore è toccato all’alberello pantesco che dà vita ad alcuni dei vini dolci più prestigiosi del nostro paese. Ferrandes coltiva i suoi quasi due ettari, suddivisi in diversi appezzamenti, su terreni sabbiosi, nelle classiche conche che difendono gli alberelli dalle sferzate dei venti marini. Nasce così un passito che oltre alle consuete note di frutti gialli canditi e uva passa, riesce a conservare una fresca nota sapida che lo rende complesso ed intrigante.

Ferrandes | Pantelleria (TP)| www.passitodipantelleriaferrandes.com

 

Sardegna

 

Cannonau di Sardegna Franzisca Riserva 2012 | Giovanni Montisci

Nella sua prima vita Giovanni Montisci è stato meccanico, ma per fortuna nella seconda è rimasto folgorato dal vino. Dopo un lungo tempo di studio – circa 15 anni – passato a carpire dai vecchi viticoltori i segreti di vigna e cantina, inizia nel 2004 a imbottigliare il suo primo vino ufficiale. A Mamoiada, da vigne di Cannonau ad alberello di oltre 80 anni, la cantina produce poche bottiglie di un rosso poderoso di valore assoluto. Il naso di prugna, mirto e resina esprime con coerenza la sua origine barbaricina, mentre il palato si caratterizza per la dolcezza dei tannini e l’avvolgenza dell’alcol.

Giovanni Montisci | Mamoiada (NU) | www.barrosu.it

 

a cura di Gianni Fabrizio