Uno dei maggiori Paesi produttori del mondo, l’Australia, ama moltissimo il vino italiano. Le tappe del nostro Tre Bicchieri Tour hanno avuto un grande successo, e un forte impatto mediatico.
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MELBOURNE
Il 26 febbraio scorso 450 operatori e appassionati hanno affollato il salone dello storico hotel The Windsor di Melbourne, dove il Gambero Rosso arrivava per la prima volta. Circa trenta produttori e 120 vini a disposizione, che hanno richiamato pubblico anche dagli Stati vicini. “Siamo in un momento di cambiamenti, dei gusto e dei consumi di vino” spiega Max Allen, noto scrittore e giornalista enogastronomico per importanti testate australiane “c’è voglia di andare oltre gli stereotipi, oltre lo Shiraz vecchia maniera e gli Chardonnay in legno tutti eguali… Stiamo esplorando le possibilità dei terroir, sperimentando tanti vitigni alternativi alle dieci varietà più diffuse. E l’Italia con i suoi mille vitigni e territori, i suoi vini dal gusto autentico, legati alla tradizione e all’interpretazione di ogni vignaiolo, ci sta davvero ispirando”. Max Allen ha condotto con il Gambero Rosso, nel pomeriggio, uno dei due seminari di approfondimento su vini e vitigni. “Prosecco Doc e Lambrusco sono dei grandi successi di mercato, ma il consumatore australiano ha un palato attento e competente, qui si fa vino da più di duecento anni” continua Allen “ora cerchiamo vini che raccontino il territorio, e che abbiano anche un rapporto attento con l’ambiente e le questioni etiche. Apprezziamo molto quello che l’Italia sta facendo in questo campo”. Il mercato asutraliano? “Nel 2014 le importazioni australiane di vino sono state complessivamente di 460 milioni di euro. A dominare il mercato sono Nuova Zelanda (con 219 milioni di euro, e si tratta soprattutto del Sauvignon Blanc) e Francia (167 milioni, con lo Champagne a guidare la cordata) con uno share rispettivamente del 47,6,2% e del 33,3%” ci dice Sandro Mariani, trade analyst dell’ITA, che studia questo mercato da anni “L’Italia figura al terzo posto per un valore di 39,7 milioni di euro (con una quota di mercato dell’ 8,6% del totale), ma siamo in forte crescita rispetto al 2013 (+15,7%). E c’è ancora molto da fare…”. Intanto, mentre i consumi di birra vanno giù, crescono quelli di vino, e questo scenario è davvero incoraggiante per i nostri produttori. “Agli australiani piacciono i nostri bianchi” ci dice Gottfried Pollingerdell’altoatesina Nals-Margreid “e questi incontri rafforzano il nostro legame con gli importatori, sono un’occasione importante per visitare la ristorazione italiana, altro grande ambasciatore dei nostri vini”.

SYDNEY
Il 2 marzo il nostro tour si è spostato a Sydney per accogliere oltre 500 persone nel salone della City Hall: in degustazione oltre 120 etichette italiane. Ospite d’onore una nostra vecchia conoscenza, Huon Hooke, il più noto wine-writer del paese, autore della più autorevole guida ai vini australiani (www.huonhooke.com). Huon conosce molto bene l’enologia tricolore, e visita regolarmente le zone vinicole più importanti sin dal 1990. “In vent’anni il panorama australiano è molto cambiato, basta guardare le carte dei vini dei ristoranti per rendersene conto” racconta Huon “ non c’è più molto spazio per le grandi aziende che dominavano la scena in passato, ora queste sono concentrate sul mondo dell’export e dei negozi. La ristorazione è attentissima alle piccole realtà emergenti, che siano di qualità. E ha aumentato incredibilmente l’offerta di vini importati, dove l’Italia è richiestissima. Cerchiamo le diversità…”. Seminari affollatissimi, e grande apprezzamento per i nostri vini e i nostri spumanti. “È incredibile vedere l’interesse per le nostre bollicine crescere” ci dice Lucia Barzanò della franciacortina Il Mosnel “queste sono occasioni importanti per presidiare un mercato con grandi potenzialità ancora da esprimere”. “L’Italia con le sue materie prime, i suoi vini, e la sua cultura del cibo e del bello esercita un grande fascino sugli australiani”, ci dice Federico Zanellato oggi – dopo numerose esperienze di livello in patria e nel mondo – uno degli chef più apprezzati di Sydney. Qui ha aperto con la moglie Michela il LuMi, che in pochi mesi ha avuto punteggi eccellenti e grandi apprezzamenti di critica: “È il momento di far conoscere la nostra cultura più vera, la nostra interpretazione più autentica, moderna e innovativa delle nostre grandi materie prime. C’è davvero voglia del bello e del buono che viene dall’Italia. E non solo qui in Australia…”.

a cura di Marco Sabellico

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