OP Pinot Nero Dosaggio Zero Farfalla Cave Privée 2011 di Ballabio. Da uve pinot nero di tre diverse vigne, nasce la Bollicina dell'Anno 2021.
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La nostra Bollicina dell’Anno porta la firma dell’Oltrepò Pavese. Dei terreni calcarei, quelli di Montecalvo Versiggia, di quelli più argillosi, in questo caso sopra Casteggio, e di un grande vitigno: il pinot nero. La Cave Privée 2011 di Ballabio rende giustizia a un territorio bellissimo e per troppo tempo deturpato, mettendo in mostra una freschezza e una completezza di sapore straordinaria. La bocca è un vero portento: insieme vibrante, incisiva, ricca e vitale. Abbiamo intervistato Mattia Nevelli, sempre più al centro di questa cantina storica di Casteggio – l’anno di fondazione è il 1905 – rilevata dal padre, Filippo Nevelli, nel 1988. Le prime bottiglie di Metodo Classico sono del 2009, dopo 11 anni siamo su livelli qualitativi impensabili poco tempo fa. Ballabio ha fatto una scelta precisa in una zona dalle mille denominazioni: solo pinot nero, solo metodo classico. La produzione si aggira oggi sulle 80mila bottiglie.

Mattia e Filippo Nevelli Ballabio
Mattia e Filippo Nevelli

Come nasce questa cuvée?

Cave Privée è nata dall’idea di mio padre: mettere via ogni anno dei lotti per noi, per creare uno storico. È figlia di tre vigne, due a Casteggio, una a Montecalvo a Versiggia. Anche la bottiglia è diversa rispetto alle altre, perché era iniziato come un gioco per studiare, per verificare l’andamento delle annate più belle, una collezione di famiglia. Questa è la prima annata, la 2011, prodotta in 4800 bottiglie, che avevamo messo da parte e dimenticata. Quando abbiamo iniziato ad assaggiarla nel 2018 siamo rimasti stupefatti, così abbiamo deciso di condividere questa emozione. Volevamo dimostrare che in Oltrepò Pavese si possono produrre bollicine capaci di competere ai massimi livelli in Italia e nel mondo.

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Cosa ti colpisce di questa bollicina, cosa ha di speciale?

Intanto mi stupisce il naso, che inizia ad esprimersi adesso dopo 6 mesi di sboccatura ma sono sicuro che darà il meglio di sé dopo 12 mesi. Ha un tratto e un carattere distintivo. Intanto, un’evoluzione che non stanca, anzi. Non usiamo legno noi (tutte le bollicine non fanno la malolattica, ndr), ma ha un leggero piglio tostato che deriva tanti anni sui lieviti. Dopo 8 è molto vivo, tesissimo, minerale. Ha questa bocca che è pura energia, ha ancora da dispiegare tutto il suo potenziale, tutta la vita davanti.

A proposito di potenziale, si parla sempre di quello dell’Oltrepò? Perché non esplode ancora come territorio?

La zona non esplode perché non è ancora identificata come zona del pinot nero e come metodo classico. Perché è una zona molto vasta e questa è un’arma a doppio taglia. L’Oltrepò può puntare a essere non solo alla pari, ma sopra le altre zone spumantistiche italiane e lo dimostrano i fatti. Sono sicuro che con l’arrivo delle nuove generazioni in molte cantine, che stanno puntando sul pinot nero e sul metodo classico, specializzandosi, ci sarà un’altra consapevolezza: abbiamo 3mila da mettere a frutto, abbiamo anche la quantità. Ci sono tutte le carte in regola per uscire da questa confusione utilizzando la carta della qualità.

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A proposito di svolte, tutte queste divisioni e diatribe tra Distretto e Consorzio quando verranno risolte?

Ballabio è nel Consorzio, Giovanni Ballabio è stato uno dei fondatori. Ci sono ancora divisioni ma come dicevo sono sicuro: con le nuove generazioni che stanno entrando in cantina ci sarà una nuova unione d’intenti per andare in un’unica direzione. Ballabio ha sempre portato avanti le sue idee, il messaggio è chiaro: il pinot nero non è un vitigno per fare il frizzante, è per un grande Metodo Classico o al più per vinificazioni in rosso importanti. Bisogna scegliere una direzione e perseguirla.

Prossime sfide, su cosa state lavorando?

Puntiamo a una dimensione di 100mila bottiglie tirate e vendute, la prossima Cave Privée sarà la 2013 che secondo me è ancora più interessante. Non abbiamo prodotto la 2012. E poi usciremo con il nostro primo parcellare che deriva proprio dalla vigna Farfalla, la prima vigna dal quale è nato tutto, che uscirà tra 4 anni. E poi c’è un occhio importante all’estero, abbiamo primi agganci in Giappone e Inghilterra, il resto è da costruire. L’obiettivo non è ampliare la gamma e la produzione, ma puntellare la qualità.

Quindi quali sono i vostri margini di crescita, su cosa dovete migliorare?

Secondo me Ballabio oggi esprime solo il 60% del suo potenziale, stiamo migliorando, abbiamo sempre più consapevolezza del nostro patrimonio agricolo, stiamo lavorando sui dettagli e sulla costanza. Il nostro biglietto da vista è il nostro Extra Brut, a 13 euro una cuvée che racconta tanto di noi. E poi il lavoro per i tappi, per dire: utilizziamo gli stessi di Krug, lavoreremo sempre più sulle sfumature, i vini di riserva. E stiamo piantando sempre più in alto, il territorio ce lo consente. Tante aziende stanno venendo a investire qui, il bello deve ancora venire. Conosciamo ancora così poco del valore del pinot nero dell’Oltrepò Pavese.

Molti non vi conoscono ancora, come definisci lo stile Ballabio?

Cerchiamo eleganza, finezza e freschezza. Ci siamo ritagliati un piccolo spazio nella spumantistica italiana cercando sfumature diverse di pinot nero. L’Extra Brut rappresenta tutto questo, il Cave Privée è la sua esaltazione. Raccogliamo uve a piena maturazione per interpretare al meglio quella marca di pinot nero che viene solo qui e aggiungiamo il nostro savoir faire.

Chiudiamo, il tuo abbinamento perfetto per la Bollicina dell’Anno?

Io ci metterei sempre sopra dei crudi, una tartare di scampi, di gamberi rossi, un bel tonno. Beh, ora che stiamo entrando nel periodo giusto anche un tartufo bianco, perché ha struttura. Ultimo: uno spaghetto ai ricci come si deve.

Ballabio – Casteggio PV – via S. Biagio, 32 – 0383 805878 – https://www.ballabiowinery.it

a cura di Lorenzo Ruggeri

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