Scorte finite? Fenomeno destinato ad esaurirsi o sistema da rivedere? Niente di più lontano dalla realtà: le tre denominazioni non sono mai state meglio. E la Doc è già pronta ad aumentare le rese e a creare una riserva vendemmiale per gli anni di magra.

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Prosecco: in anteprima i dati del primo semestre

Alla faccia degli invidiosi, l’universo Prosecco (Glera), nonostante le difficoltà che pur ci sono, continua ad inanellare performances positive, sia in Italia, sia all’estero. Secondo Assoenologi l’accelerazione del Prosecco nel primo trimestre di quest’anno mostra un incremento da 97 a 130 milioni di euro, pari a +33,2%, mentre i volumi crescono del 36,4%. “Tutto ciò” commenta l’associazione “dopo sei anni di crescita ininterrotta con tassi a due cifre”.
Ma anche i dati del primo semestre 2015, che il Gambero Rosso è in grado di anticipare, confermano ulteriormente la tendenza. Tutte e tre le denominazioni interessate – cioè le due Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e Asolo Prosecco, e la Doc Prosecco – crescono o consolidano dei risultati che non sono niente affatto scontati, tenendo conto della complessità e della competitività del mercato globale.

Uno sguardo alla prossima vendemmia

In Veneto le prime previsioni 2015, allo stato attuale delle cose, sembrano essere positive: le viti nonostante gli sbalzi termici di aprile e maggio e le ondate di calore di giugno e di luglio, stanno vegetando bene e in modo regolare. Per le cultivar precoci la vendemmia è stimata a cavallo tra agosto e settembre. Secondo Veneto Agricoltura ci sarà un aumento produttivo generalizzato rispetto al 2014 (+4-6%), mentre per le uve Glera (Prosecco) gli incrementi – che pur ci saranno – dovrebbero essere più contenuti.

Il Consorzio Asolo Prosecco

Armando Serena, presidente del Consorzio Asolo Docg, il più piccolo tra i tre consorzi, ci dice che “Nel 2015 l’obiettivo di raggiungere 5 milioni di bottiglie di Prosecco vendute, è a portata di mano. Infatti al 31 giugno, nei primi 6 mesi, gli imbottigliamenti hanno già superato quota 2.5 milioni, quindi siamo perfettamente in linea considerando che oltretutto, in prossimità delle festività di fine anno, la domanda subisce un’impennata”. Ma ad Asolo si conferma anche l’export con un grande sviluppo negli Usa, oggi in percentuale (68%) il primo mercato in assoluto tra le destinazioni estere. Cresce anche la superficie vitata che ogni anno si arricchisce di circa 100 ettari in più, dai 904 del 2011 ai 1060 del 2013 ai 1100 nel 2015.

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Il Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

Anche il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore prosegue spedito nel suo percorso. “I nostri obbiettivi generali per il 2015” spiega Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio “sono di consolidare le posizioni, in particolare il livello di crescita del 2014, che è stato di circa il 10% in più rispetto all’anno precedente, con oltre 79 milioni di bottiglie”. Attualmente il Centro studi del Distretto del Prosecco Superiore segnala un export pari al 43,9%, destinato a più del 70% all’Europa, con Germania, Svizzera ed Inghilterra come Paesi leader, seguiti oltreoceano, da Usa, Canada ed Australia per un totale di più di 80 paesi di destinazione. Particolarmente rilevante la quota di mercato dell’Italia (56%). “Una presenza importante che in questi anni abbiamo difeso con cura” aggiunge Vettorello “convinti come siamo che nel nostro Paese dobbiamo essere forti e presenti su tutti i canali”.

Nell’ultimo anno le vendite in termini assoluti sono aumentate con una crescita in Horeca superiore al 10%: un successo da attribuirsi in modo particolare alla nuova categoria Rive che vende più del 60% delle sue 1,5 milioni di bottiglie in questo canale. “Siamo soddisfatti perché cresciamo in volume e in valore” sottolinea il presidente del Consorzio Innocente Nardi “vuol dire che i consumatori stanno apprezzando sia i nostri prodotti, sia i nostri sforzi. Certo lungo il nostro percorso ci possono essere degli assestamenti, del tutto fisiologici, se pensiamo che nel 2009 il riassetto del mondo del Prosecco è avvenuto su spinta della politica e non del mercato. Accrescere la qualità richiede costanti investimenti a fronte di costi di produzione elevati, obbligati dalla morfologia della nostra viticoltura collinare, per questo è necessario consolidare il valore unitario e lavorare per accrescere la marginalità”.

Il Consorzio Prosecco Doc

Anche sul fronte del colosso Prosecco Doc, le novità sono buone. Il dato grezzo sull’imbottigliamento nel mese di giugno 2015 è pari a circa 231mila hl, cioè +14,3% rispetto a giugno 2014 (202.051,23 hl) e +17,2 % sui 6 mesi 2015 rispetto ai 6 mesi 2014. Inoltre la prossima settimana (15 luglio) il Comitato nazionale vini si pronuncerà sulle proposte di modifica del disciplinare presentate dal Consorzio. Si tratta dell’introduzione della “riserva vendemmiale”, cioè la possibilità nelle annate particolarmente favorevoli dal punto di vista qualitativo di creare una scorta di prodotto dagli esuberi di produzione da impiegare, nelle annate meno fortunate, per la produzione di Prosecco Doc. La seconda modifica riguarda la liberalizzazione della possibilità di impiegare pienamente la percentuale del 15% di vitigni complementari (verdiso, perera, chardonnay, pinot, ecc.), già prevista dal disciplinare, ma sinora scarsamente utilizzata a causa dell’obbligo di provenienza dalla stessa azienda agricola in cui si trovano i vitigni di Glera, da cui si ricava il Prosecco. E infine, portare la resa uva/vino dal 70% al 75%, una possibilità oggi meno invasiva grazie all’evoluzione della tecnologia (tecniche di pressatura soffice, ecc.).

Osserva il presidente del Consorzio, Stefano Zanette: “Nei mesi passati si era creato qualche momento di tensione nei mercati perché sbagliando si pensava che il Prosecco potesse essere prodotto in quantità illimitata, ma non è affatto così. Nel 2014 si è registrata una minore disponibilità di prodotto rispetto alle attese del mercato e questo è un chiaro segnale di serietà e credibilità del nostro sistema produttivo. Infatti nonostante una resa media inferiore del 9% rispetto alla massima prevista dal disciplinare e una superficie rivendicata inferiore alle attese, la produzione certificata è stata maggiore (+17,9 %) rispetto al 2013. La ripercussione c’è stata perché gli imbottigliamenti del 2014 sono cresciuti del 26,9% rispetto all’anno precedente e la differenza si è fatta sentire. Le modifiche vanno nella direzione di equilibrare l’offerta”.
Insomma per tutte le denominazioni ci sono problemi di crescita e soprattutto di amministrare il successo e lo sviluppo con oculatezza e lungimiranza. Infatti, stante una certa dose di immaturità della filiera (competizione su prezzi bassi, ecc.) – in qualche modo fisiologica dei nostri comparti vinicoli – l’importanza di dare stabilità ai mercati è un obiettivo possibile.

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a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 9 luglio.

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