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È il vino del momento che punta a  battere sul mercato globale  i gettonatissimi Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Un “overnight success”(un successo improvviso) come lo chiamano negli Usa. Un rosso dimenticato per lungo tempo, ma destinato all'alta quota (sia per i vigneti che sono tra i più alti al mondo,

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sia per i numeri dell’export). Un vero miracolo che ha salvato l’Argentina vitivinicola dal collasso economico e che si chiama Malbec. Ma andiamo con ordine.

 

Per capire, bisogna raccontare almeno due storie. Una è quella dell’Argentina che fino agli novanta era considerata “a blank space” (uno spazio vuoto) nella mappa vitivinicola tracciata dagli Stati Uniti. Poi la crisi economica del 2008 e il miracolo enologico. Inizia la corsa alla terra ormai “deprezzata” e si comincia a guardare all’export: l’esigenza di vendere i vini all’estero trova il riscontro del mercato invogliato dai prezzi bassi.

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L’altra storia è quella del Malbec. Un vitigno originario della Francia dove è ancora coltivato in piccola parte nel Bordeaux e a sud (nel comune di Cahors). Colpito in Francia dalla fillossera, è stato costretto nel 19esimo secolo ad emigrare alla volta dell’Argentina  grazie all’agronomo francese Miguel Pouget. Qui ha trovato il clima ideale per fiorire e dare un vino robusto dall’intensa aromaticità: il Malbec argentino rispetto al gemello francese ha tannini più soffici e vellutati ed è molto più denso e concentrato.

 

Ma il salto di qualità arriva negli anni ’90 quando il produttore argentino Nicolas Catena Zapata provando una serie di sperimentazioni decide di piantare il vitigno ad alta quota (1.500 metri sopra il livello del mare) e ne sviluppa una selezione clonale. Nasce il Bodegas Esmeralda Malbec Mendoza Catena Alta Lunlunta 1996 e con lui la nuova era del Malbec.

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Ed è a questo punto che le due  storie (dell’Argentina e del Malbec) si intrecciano. Il risultato è un’unica storia a lieto fine: il vino di Nicolàs Catena viene inserito nelle classifiche enologiche di tutto il mondo, gli altri produttori seguono il suo esempio, l’Argentina ritrova slancio economico nella produzione vitivinicola e il Malbec diventa il vino bandiera della Terra del Fuoco.

 

“La produzione è avvenuta al momento giusto, nel mercato giusto e al prezzo giusto”, è il commento sul fenomeno- Malbec del  produttore Santiago Achaval della Bodega  Achaval Ferrer, una delle aziende più quotate di Mendoza.Gli fa eco Alberto Arizu, presidente dell’organizzazione commerciale Wines of Argentina: “Sembra che gli effetti del mercato durante la crisi finanziaria abbiano fatto bene al Malbec”.

 

Oggi l’export del rosso argentino verso gli Usa  è balzato al 61%: 2milioni di casse nel 2008,  3 milioni nel 2009,4milioni nel 2010 e il 2011 si è chiuso ancora meglio. Il fenomeno, va da sé, preoccupa il resto del mondo vitivinicolo. Basti dire che in questi ultimi anni, lo Shiraz australiano ha perso notevolmente terreno negli Usa, passando da 6,1milioni di casse del 2006 a 5,2 del 2009. Solo una coincidenza di date?

 

Per rispondere basterebbe dare un’occhiata ai ristoranti negli States: la triade dei vini più venduti comprende, in ordine, California Cabernet, Pinot Nero e Malbec. E ce n’è per tutte le tasche: si va dai 12 dollari al bicchiere (per un Malbec Mendoza Reserva 2009 della Bodega Tamarì), ai 365 dollari (per una bottiglia di Marchiori Vineyard 2007).

 

L’affare lo hanno fiutato anche gli italiani. Mentre il cantante Bono degli U2 si assicurava 50 ettari di vigneto a Mendoza, i nostri tre connazionali Luca Branzanti (della Cantina Bartolini di Mercato Saraceno) e gli imprenditori  Patrik Caminati e Gianfranco Manuzzi, hanno fondato nella Valle de Uco una cantina che produce Malbec: 100 ettari di vigneto, 3.500 quintali di uve per una produzione di  180.000 bottiglie. Il nome dell’azienda la dice lunga sul fenomeno del rosso argentino: Makia. Che significa magia.

 

Loredana Sottile

10/01/2012