Non c'era ancora Casale del Giglio, ma nel 1914 la famiglia Santarelli già si occupava di vino, commerciandolo nelle sue botteghe distribuite per le vie di una Roma da cartolina. La svolta c'è stata più di mezzo secolo dopo, quando i Santarelli decidono di spostarsi verso Latina e fondando l'azienda Casale del Giglio. Oggi i Santarelli festeggiano i loro primi 100 anni di vita e lo fanno con una mostra ai Mercati di Traiano.
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Correva l’anno 1914, un anno che non si fa dimenticare. Il 28 giugno a Sarajevo veniva assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e un mese dopo il mondo diventava palcoscenico della Grande Guerra. Ad agosto moriva Pio X e al suo posto veniva eletto Benedetto XV. Intanto a Roma si riuniva il congresso internazionale femminile, e il 5 marzo con Atto Notaio Onofri Giovanni di L’Aquila, Emidio Isidoro e Antonio Santarelli costituivano la Ditta Berardino Santarelli e Figli. La loro qualifica era mercanti di vino. In pochi anni, quei mercanti di vino, avrebbero rivoluzionato la città: ben 12 le insegne Vini e Olii Santarelliche comparvero nelle vie principali di Roma, a partire dalla sede storica di Piazza Capranica 99, vicino al Pantheon. Poi la svolta, qualche anno più tardi, con la trasformazione dei Santarelli da mercanti a produttori di vino, e la fondazione nel 1967 dell’azienda Casale del Giglio a Ferriere (Latina). Una nuova avventura che li allontanò, ma solo fisicamente dalla città, e che in realtà ne consolidò il legame.
Roma 1914. Storie della Cittàè la mostra che ai Mercati di Traiano celebra i cento anni di attività della famiglia Santarelli e ripercorre quel 1914 attraverso fotografie, cartoline e giornali d’epoca, utensili da ristoranti, modelli di vestiti di primo Novecento. Tra i pezzi in mostra anche una maxi grattugia in legno dello storico ristorante Alfredo, un vecchio comptometer (conosciuto anche col nome di “macchina per fare gli scontrini”) del negozio di biancheria Tebro e una bicicletta Bianchi da donna. Anno 1914, naturalmente. Tutto materiale reperito dagli archivi storici di famiglie e imprese romane che hanno segnato la storia cittadina: oltre alla Fondazione Santarelli, vi sono i contributi storici di Alfredo alla Scrofa, Antico Caffè Greco, Babington’s, Bedetti, Bertoletti, Caleffi, Fassi, Giolitti, Stilo, Fetti, Tebro. In una sorta di incontro con la città per raccontarla e raccontarsi allo stesso tempo. In questo tuffo nel passato abbiamo incontrato anche chi rappresenta il presente della famiglia Santarelli, Antonio, attuale patron di Casale del Giglio.

Festeggiamenti in grande per questo centenario in uno dei luogo-simbolo dell’antica Roma. Come mai la scelta dei Mercati di Traiano?
I Mercati di Traiano rappresentano l’Agorà di Roma, luogo di tante attività commerciali e non solo: il fulcro della vita cittadina con le sue tabernaedove gli antichi romani venivano a bere e mangiare. E visto che anche noi abbiamo un’origine mercantile ci è sembrato il posto migliore per festeggiare questo centenario insieme alle altre botteghe storiche di Roma.

Qual è il rapporto della famiglia Santarelli con la città?
C’è sempre stato un legame molto forte:Roma è la città che ci accolto, da “stranieri”. La mia famiglia veniva da Amatrice, un paesino della provincia di Rieti, ai tempi in cui non c’erano neanche le strade asfaltate e quindi la capitale sembrava lontanissima da raggiungere. E non dimentichiamo che a quei tempi, nella carta dei mestieri i vinai, insieme ai carbonai, ricoprivano la posizione più in basso della lista. Roma ci ha accolto e ci ha dato la possibilità di crescere. E noi, dal canto nostro, abbiamo ricambiato, riqualificando e rilanciando il vino del Lazio, rimasto ai margini per troppo tempo.

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E qui veniamo a un altro tema cruciale. Quanto è stata difficile la riscossa per quel vino laziale considerato da sempre la Cenerentola della viticoltura italiana?
È stata una vera rivoluzione e come tale difficile e ambiziosa. Solo la qualità poteva portare a risultati importanti, così abbiamo provato con la sperimentazione per trovare le varietà più adatte al microclima dell’Agro Pontino. Un territorio fino a quel momento poco conosciuto e sottovalutato. Diciamo che abbiamo centrato il nostro obiettivo, arrivando nudi al traguardo.

Se questi sono i primi cento anni dell’attività della famiglia Santarelli, come immagina i prossimi cento?
Mi piace considerare il 1914 come la prima pagina di altre bellissime a venire. Una sorta di anno zero. Nel futuro vedo ancora tanto da fare: dopo il consolidamento sul mercato regionale e nazionale, adesso vogliamo rilanciare altri territori. Come ad esempio l’Isola di Ponza dove abbiamo riscoperto un antico vitigno locale, la Biancolella, da cui è nato il nostro bianco più recente, Faro della Guardia. E poi mi piacerebbe che territorio, enogastronomia e turismo interagissero di più tra di loro per offrire al forestiero che viene a Roma un’immagine di qualità contrapposta alla mentalità cialtronesca del “ti frego io, tanto chi ti rivede più”. A partire da questa mostra che parla di Roma, delle sue botteghe storiche e della loro capacità di fare impresa. Allora come oggi.

Roma 1914. Storie della Città | Roma | Mercati di Traiano | via Quattro Novembre, 94 | 27 febbraio-11 marzo | tel. 06.0608 | www.casaledelgiglio.it

a cura di Loredana Sottile

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