300 anni di difesa dalle contraffazioni: il Chianti Classico già ai tempi di Cosimo de' Medici vedeva definiti i suoi confini da un bando granducale. In anticipo di tre secoli su quel che sarebbe accaduto poi nel mondo dell'enologia. Ma cosa significa questo oggi?

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È proprio di questi giorni la notizia che la Toscana ha superato l’export del Piemonte: (427,1 mln di euro contro 404,6 mln di euro). Un risultato ottenuto non tanto da performance particolarmente vivaci del vino toscano quanto della stabilità dell’offerta di cui il Chianti Classico, con quasi 300 mln di euro di valore, è uno dei principali attori nell’ambito del sistema vinicolo regionale.

D’altra parte l’80% della produzione è ormai destinato al mercato estero (30 mln di bottiglie su 38 di produzione) un dato che conferma un elevato indice internazionale di gradimento. Sarà questo lo scenario di fondo di una ricorrenza che ha permesso al Chianti Classico di porre le basi del suo successo.

Il Bando di Cosimo III

Infatti il prossimo 24 settembre a Firenze si celebreranno i 300 anni del bando Cosimo III de’ Medici, il quale già nel 1716 avvertì la necessità di fissare i confini delle zone vinicole del Chianti (oggi Chianti Classico), di Pomino nel Chianti Rufina, di Carmignano e di Valdarno di Sopra, per proteggerle dalle contraffazioni. Il bando granducale, di fatto, costituisce il primo esempio di delimitazione delle zone di origine dei vini – le prime nel mondo moderno – originate da una lunga serie di esperienze commerciali che avevano ormai consolidato il valore qualitativo dei prodotti enologici di quei territori. Su questo e su altri argomenti abbiamo intervistato Giuseppe Liberatore, direttore generale del Consorzio Vino Chianti Classico.

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Trecento anni sono davvero tanti. Ci può indicare i passaggi fondamentali di questa vicenda che ha portato il Chianti Classico a diventare uno dei grandi vini del mondo?

Se ne potrebbero elencare tanti ma evidenzierei: la “ricetta” del Chianti di Bettino Ricasoli nell’Ottocento; la nascita del Consorzio nel 1924 e la scelta dell’emblema del Gallo Nero; il Decreto del 1932 con l’aggiunta del termine “Classico” al Chianti; la Docg arrivata nel 1984; il riconoscimento della denominazione autonoma del 2010 e la nascita della Gran Selezione nel 2014.

 

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E qual è il valore del bando di Cosimo III, oggi?

Cosimo III ha anticipato quelli che oggi sono i capisaldi fondamentali delle denominazioni di origine: la perimetrazione della zona di produzione, le regole di produzione, di etichettatura e commercio che potrebbero essere paragonate ai nostri disciplinari di produzione, la Congregazione che sovraintendeva al rispetto delle regole nella quale potrebbero oggi riconoscersi i Consorzi di Tutela.

 

Gli ultimi 30 anni sono stati decisivi per la moderna storia del vino italiano. Quali sono i contributi più importanti del Chianti Classico all’evoluzione generale del settore?

Dall’inizio degli anni Novanta, il Consorzio si è attivato per realizzare un grande progetto di ricerca, Il Chianti Classico 2000, che aveva lo scopo di preparare le nostre aziende ad un’importante opera di reimpianto del patrimonio vitato. Dopo 10 anni di sperimentazione abbiamo selezionato 7 nuovi cloni di Sangiovese e uno di Colorino. Il materiale è stato riprodotto dai vivaisti toscani dal 2000 è usato dalle nostre aziende per i nuovi vigneti. A oggi sono stati reimpiantati oltre 4500 ettari di vigneto (circa il 70% dei vigneti iscritti a Chianti Classico) per una spesa di circa 280 milioni di euro.

 

Il Chianti Classico è sempre più un vino da esportazione e sempre meno da mercato domestico. Ci puoi dare la misura della crescita dell’export, rispetto a 10 anni fa? Questo in che modo ha modificato il Chianti Classico?

Abbiamo da sempre avuto una quota importante di vendita sul mercato estero, è un vino che vanta questa tradizione fin dal 1716. Negli ultimi anni, anche in relazione alla crisi del mercato interno, il prodotto esportato ha toccato l’80% della produzione. Soprattutto nei mercati nord americani, il prodotto è molto apprezzato per il suo ottimo rapporto qualità-prezzo e per le sue caratteristiche abbastanza uniche. Ci tengo però a sottolineare che i dati dello scorso anno hanno evidenziato un’inversione di tendenza per il mercato interno con un incremento del 2%.

 

La produzione del Chianti Classico nel suo complesso, rispetto a 20 anni fa, è sostanzialmente stabile – 220-280.000 ettolitri – anche se le rese nel tempo sono diminuite. Quali sono le previsioni per il futuro?

Negli ultimi anni le rese di produzione si sono posizionate mediamente su una percentuale di circa il 20% in meno rispetto al potenziale massimo produttivo. Penso che questa quota possa diminuire nel tempo in quanto sono entrati in produzione i nuovi vigneti che hanno capacità produttive sicuramente migliori rispetto a quelli precedenti.

 

La Gran Selezione è ormai una realtà consolidata all’interno del Chianti Classico. Ci può dare le dimensioni di questo nuovo vino?

Penso che la Gran Selezione sia stata una scelta strategica molto importante del Consorzio; con l’introduzione di questa nuova tipologia abbiamo dato risalto e un spazio ben preciso a quelli che sono i prodotti di punta della nostra denominazione. All’inizio abbiamo registrato un po’ di scetticismo sulla scelta ma il tempo ci sta dando ragione.

 

È vero che sta erodendo quote di mercato alla Riserva ?

Ci sono circa 100 aziende che oggi la producono e soprattutto è il mercato la sta apprezzando. Oggi rappresenta il 4% della nostra produzione e non ha assolutamente eroso quote di mercato alla Riserva. Anzi, dai dati in nostro possesso, risulta che il prodotto Riserva ha fatto registrare un aumento di circa 4 punti portandosi a ridosso della soglia del 30% del mercato del Chianti Classico. Entrambi queste tipologie rappresentano in valore circa il 55% del fatturato della denominazione.

 

Il Presidente Zingarelli, negli ultimi due/tre anni, ha a più riprese parlato della possibilità di usare i nomi dei comuni e delle sottozone (“La possibilità di utilizzare i nomi dei comuni del Chianti Classico non è affatto peregrina. Io personalmente sono favorevole però va studiata bene. Terminato l’iter per l’approvazione della Gran Selezione, la questione potrebbe essere affrontata coinvolgendo i soci”. E ancora “Gran Selezione con l’aggiunta delle sottozone potrebbe essere un altro obiettivo da approfondire”). A che punto di elaborazione siete arrivati ?

Si tratta di un argomento molto attuale e già da diverso tempo il Cda ne sta discutendo. Nel prossimo mese di ottobre ci sarà una discussione molto approfondita sul tema, dalla quale dovrebbero scaturire una o più proposte che andremo a illustrare ai nostri soci. Si tratta di argomento molto delicato e prima di passare alla fase decisionale abbiamo bisogno di coinvolgere il corpo sociale per ottenere, così come abbiamo fatto per le grandi decisioni del passato, il massimo della condivisione possibile.

 

Il programma dei festeggiamenti per i 300 anni

Firenze

Sabato 24, nello storico Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si svolgeranno le celebrazioni del tricentenario del bando granducale. A cura dell’Accademia dei Georgofili, il prof. Zefiro Ciuffoletti terrà una lectio magistralis su Terre Uve e Vini di Toscana – A tre secoli dai Bandi di Cosimo III dei Medici”. Poi sarà la volta di un talk-show – animato dal giornalista Nicola Porro – centrato sulle prospettive attuali di mercato a cui parteciperanno i 4 presidenti delle denominazioni (Sergio Zingarelli del Chianti Classico, Fabrizio Pratesi del Carmignano, Federico Giuntini Antinori del Pomino-Rufina e Luca Sanjust del Valdarno di Sopra), Jeff Porter (Beverage manager del gruppo Bastianich), Barbara Philip (responsabile acquisti Monopolio British Columbia), Rodrigo Cipriani Foresio (Ceo Sud-Europa Alibaba) e Lorenzo Bini Smaghi (Presidente Chianti Banca).

A seguire, presso l’Accademia dei Georgofili sarà inaugurata la mostra “Vite e Vino in Toscana: dai Medici ai nostri giorni. Tre secoli di storia”, realizzata in collaborazione con l’Accademia stessa. La sera è previsto un concerto dell’Orchestra del Maggio Fiorentino presso l’Opera di Firenze. Lo spettacolo, aperto al pubblico, avrà come tema le arie musicali dedicate al vino. A seguire cena nel foyer del teatro.

Il 25 settembre presso l’Opera Medicea Laurenziana, nei locali sottostanti i chiostri di San Lorenzo, sarà aperta al pubblico una rassegna dei vini delle quattro Denominazioni alla presenza dei produttori con banchi d’assaggio e degustazioni guidate. Contemporaneamente sarà esposta una sintesi della mostra “Vite e Vino in Toscana” curata dall’Accademia dei Georgofili.

Nelle CappelleMedicee vi sarà la deposizione di una corona celebrativa sul sepolcro di Cosimo III de’ Medici.

Carmignano

Dal 25 settembre al 2 ottobre, presso la Tenuta di Artimino – Villa Medicea La Ferdinanda The Medici Dinasty Show: un progetto teatrale che ripercorre i momenti salienti del periodo mediceo per offrire agli spettatori punti di riflessione e approfondimento, ma anche forti emozioni, grazie alla formula di tetro interattivo giocata all’interno della Villa Medicea patrimonio dell’Unesco.

Inoltre il Consorzio del Carmignano ha organizzato per il prossimo 15 e 16 ottobre un convegno sull’omonimo vino presso Poggio a Caiano, coordinato da Giovanni Contini Bonacossi.

Valdarno di Sopra

Il 26 settembre presso il Borro, la tenuta Ferragamo a San Giustino Valdarno, il Consorzio Val d’Arno di Sopra organizza una giornata di approfondimento sulle fattorie in Valdarno nel ‘700, a cura della Accademia del Poggio, sulle viti e vini di quei secoli, con il contributo del CRA di Arezzo, e con una provocazione letteraria partendo da Bacco in Toscana di Francesco Redi svolta da Marco Santagata. Tutte le iniziative che si riferiscono al bando saranno caratterizzate da un logo appositamente creato, che mettono in evidenza le date del tricentenario: 1716 – 2016 “I 300 anni del primo territorio di vino”.

 

a cura di Andrea Gabbrielli