Viaggio in Giappone, un mercato che rimane fedele all'Italia, nonostante la politica aggressiva di Cile e Usa. Dopo l'uscita della prima edizione giapponese Vini d'Italia, il World Tour del Gambero Rosso riparte da qui.
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Colto, appassionato, attento e curioso. Quattro aggettivi che descrivono bene il consumatore di vino giapponese. E così erano le centinaia di operatori e wine lovers che hanno popolato il grande salone dell’Imperial Hotel di Osaka il 29 ottobre per la prima tappa del Top Italian Wines Roadshow 2014-15. Un appuntamento (siamo alla terza edizione in città) ormai immancabile per gli appassionati di vino di Osaka e dintorni.
Dopo i saluti di rito e l’intervento del Console Generale d’Italia, Marco Lombardi, per oltre sei ore i 64 produttori presenti hanno accolto con i loro migliori vini un pubblico di distributori, sommelier e chef di una delle città cardine della gastronomia del Sol Levante. Chi scrive, insieme a Isao Miyajima, traduttore della Guida dei Vini edita in Giappone da Kodansha – e competentissimo conoscitore dell’enologia italica – nel corso del pomeriggio ha tenuto due affollatissimi seminari raccontando paesaggi e profumi dell’Italia del vino a un’audience attenta e curiosa di operatori. Un successo annunciato, quindi, che supporta il momento felice del nostro export in questo Paese. Dopo un 2012 da record il 2013 ha consolidato il nostro successo di questo mercato, dove, con 161 milioni di euro di fatturato siamo secondi soltanto alla Francia, che però negli ultimi anni sta vedendo assottigliarsi sempre più la sua quota di mercato.

A seguire, il grande evento di Tokyo del 31 ottobre, dove 1500 persone hanno gremito il grande salone del Ritz Carlton ha confermato la centralità della Guida dei Vini del Gambero Rosso – ormai strumento di rating del vino italiano. “La storia d’amore tra giapponesi e vino italiano non è solo un’infatuazione. In Giappone ci sono oltre 90 mila ristoranti italiani, e sono uno straordinaria opportunità per le nostre aziende” ha sottolineato l’ambasciatore d’Italia, Domenico Giorgi, che ha invitato i giapponesi a visitare l’Expo 2015 a Milano. “Bisogna gestire bene questo successo” ci ha raccontato l’importatore Luca Torre di Divino “in questi ultimi due anni saremmo potuti crescere ancora di più come quota di mercato, a scapito dei francesi, ma la politica aggressiva di cileni e statunitensi rischia di frenare la nostra rincorsa. L’apprezzamento dell’euro e la svalutazione dello yen non ci stanno favorendo. Le aziende devono impegnarsi ad essere presenti su questo mercato chiave e a fare sacrifici per rimanere competitive”.

Decimo paese per volumi e sesto Paese in valore. Il Giappone è un mercato consolidato per i vini italiani. Nei primi sette mesi del 2014, la bilancia dell’export è positiva, dopo un 2013 che aveva registrato una leggera flessione sul 2012. Tra gennaio e luglio, la crescita in quantità (255 mila ettolitri, +1,5%) si accompagna a quella in valore (quasi 91 milioni di euro, +1,8%). Negli ultimi tre anni, sono andate crescendo le quantità complessive di vino importate dal Giappone, passato da 2,1 a 2,72 milioni di ettolitri. Altalenante, invece, l’andamento a valore, che supera comunque il miliardo di euro di spesa. Il consumo pro capite nel 2013 ha passato l’asticella dei tre litri, con un +11% rispetto al 2012. Gli acquisti in giappone si concentrano per il 50% nella distribuzione organizzata. Francia, Italia, Spagna e Cile si spartiscono oltre il 70% delle quote di mercato, con il vino made in Italy al 18% di share nel 2013.
Il vino italiano con le sue mille diversità ci affascina, e si sposa benissimo con la cucina giapponese” conferma la dottoressa Mayumi Obori della Society of Wine Educators “e da isolani quali siamo ci sentiamo naturalmente vicini ad un Paese circondato dal mare come l’Italia. Ci affascinano la cultura e lo stile di vita mediterraneo, che è salutare, gustoso e solare come il nostro”.

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Gambero Rosso Academy di Tokyo
Ma questi eventi non sono una presenza episodica in Giappone. Dopo la traduzione della Guida dei Vini ecco un altro tassello fondamentale per l’espansione dell’agroalimentare italiano in Oriente: la nascita di una struttura didattica, la Gambero Rosso Academy di Tokyo, in collaborazione con la Japan Salt Corporation, oltre 100 anni di monopolio del sale sul mercato nipponico, fortemente voluta dal suo dinamico amministratore, Hiro Okawa. Operativa da gennaio, la nuova struttura di Tokyo, ospiterà i corsi di cucina guidati dal Gambero Rosso per diffondere i prodotti e la cultura culinaria italiana, istituendo anche delle borse di studio per i partecipanti più promettenti.
Soddisfatto il presidente del Japan Salt Ltd Hiro Okawa:“D’ora in poi la cultura e le tradizioni alimentari italiane metteranno radici in Giappone e nelle nostre Academy. Per il debutto abbiamo scelto il quartiere gourmet di Kagurazaka, un luogo perfetto per conoscere il meglio della cucina e dei vini italiani. La nostra azienda sostiene anche la diffusione dei programmi di Gambero Rosso Chanel in Giappone”.La costituzione della nostra prima Academy a Tokyo” è il commento del presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia“con una prestigiosa società come il Giappone Salt Ltd è un’altra pietra miliare dell’impegno a lungo termine che Gambero Rosso svolge nel promuovere eccellenze del Made in Italy nei mercati più significativi per l’esportazione di prodotti alimentari e dei vini italiani. Oggi, più che mai, il mondo intero sembra voler godere e saperne di più sui prodotti del nostro Paese e questo trend positivo ha portato l’attenzione su un fenomeno che limita drasticamente il volume potenziale delle esportazioni di prodotti alimentari italiani, il cosiddetto italian sound. Questo problema può essere eliminato e combattuto, in primo luogo educando i consumatori e i professionisti. È questo il senso della nostra presenza qui in Giappone e nel mondo”.
Ricordiamo che al momento le strutture Città del gusto si trovano in sette città italiane (Roma, Napoli, Catania, Palermo, Torino, Lecce e Salerno) a cui si aggiungono le sei “Academy” nel mondo (Miami, Bangkok, Hong Kong, Tokyo, Seoul e Istanbul).

Gambero Rosso Academy di Seoul
Ma non è finita.La scorsa settimanain Corea del Sudil Gambero Rosso ha firmato anche un accordo con il Soodo Culinary College di Seoul, annunciando il lancio del programma “The Authentic Italian Cuisine”.
Credo che la partnership tra Soodo e Gambero Rosso” ha dichiarato la titolare della scuola coreana Jong Im Leeporterà dei buoni risultati per entrambe le parti e spero stimoli uno scambio attivo tra la cucina coreana e quella italiana”. La cucina del Belpaese, infatti, è già apprezzata in città grazie al lavoro di chi in questi anni l’ha proposta e diffusa, così come Antonio Patella (che dopo lo storico ristorante Casa Antonio, ha inaugurato, sempre a Seoul Harmonium), premiato dal presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia, col titolo di Ambasciatore di “Sua Eccellenza Italia” per l’importante lavoro svolto nel far conoscere l’autentica cucina italiana ai coreani.

a cura di Marco Sabellico

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 6 novembre

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