Report da Verona per queste prove generali della 54esima edizione di Vinitaly. Promossa la formula business, sold out l'area mixology.
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La luce è quella di sempre, dorata e discreta che illumina Verona e la sua Arena. Le navette che collegano il centro città al quartiere fieristico sono ottimizzate e viaggiano con tanti posti liberi. Se chiedi informazioni alla gente del luogo sembra guardarti stranita come a dire: “Ma non lo sai che siamo ad ottobre e non ad aprile?”.

I negozi – tranne alcuni – non hanno le bottiglie di vino in bella mostra nelle vetrine, né la città si mostra colorata di viola come abbiamo imparata a conoscerla nei “tempi che furono”. Insomma, tutti i segnali sembrano dirci che siamo fuori stagione. Eppure, basta arrivare all’ingresso della fiera per risentirsi a casa. Niente file: si entra con facilità, dopo aver mostrato il green pass. Dentro appare tutto ordinato e pulito: non ci si sbatte addosso come nella frenetica quattro giorni di aprile. Al contrario, gli incontri sono festosi. Ci si sorride con gli occhi, nell’incertezza – dopo tanto, troppo tempo – di abbracciarsi, stringersi la mano o darsi il pugno.

Di sicuro questa edizione Special di Vinitaly è servita a prendere le misure, a rimettersi in circolo, a fare una prova generale di quello che le fiere – e quella del vino in particolare – saranno dopo il Covid. No, non è e non vuole essere Vinitaly. Ma un percorso di avvicinamento alla 54esima edizione. Un “riavvicinamento a tappe”, come ha evidenziato il direttore generale Giovanni Mantovani. D’altronde se a Roma è tornato il Festival del Cinema, a Torino il Salone del libro, Verona non poteva non scommettere sull’autunno per rivendicare il suo ruolo di capitale del vino.

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Una prova generale nel segno del business

I padiglioni aperti sono solo tre, quelli centrali – 4,5 e 6 – e gli stand sono tutti democraticamente uguali: niente castelli per aria, torri d’avorio o piani rialzati. Dopo la pandemia si riparte tutti dalla stessa condizione: pochi mq e tanta voglia di tornare a raccontarsi. Al gran completo la formazione veneta che occupa gran parte del padiglione 6, ma non mancano consorzi e cantine un po’ da tutta Italia. Nei corridoi si parla molto italiano, ma c’è anche una discreta presenza da tutta Europa, mentre è più difficile imbattersi in americani (è l’8 novembre la data in cui si potrà riprendere a viaggiare tra i due continenti senza limitazioni) e asiatici. Che sia un’edizione molto più business lo si intuisce dal fitto programma di incontri a tema export, osservatori del vino, andamenti Horeca e Gdo, che tra Vinitaly e wine2wine arrivano a riempire tutte le pagine delle agende di questa tre giorni. È un’edizione in cui si parla e si analizza molto in prospettiva futura, ma l’ottimismo è palpabile.

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L’edizione che mancava

“C’era e c’è tanta voglia di ripartire” ci dice Umberto Pasqua. La sua cantina è stata tra quelle più attive in questa edizione, sia con l’installazione Falling Dreamers nella vicina Galleria Mercateli sia con più di una masterclass. “Noi siamo stati tra i primi ad aderire e siamo molto contenti di esserci. È stata un’edizione importante e probabilmente più elitaria rispetto alla formula classica, grazie ad un pubblico selezionato. E chissà, magari in futuro potrà essere proprio questa la strada giusta. Né ci dispiacerebbe un format più concentrato su tre giorni, così come è stato per questa edizione speciale”.

Non ha dubbi Antonio Rallo, presidente della Doc Sicilia: “Vinitaly è la fiera italiana e tale si conferma. Esserci era prima di tutto un dovere. E oggi, guardando ai risultati, possiamo affermare che è stata una scommessa vinta”.

“Abbiamo respirato non solo la giusta atmosfera ma anche il giusto numero di operatori presenti, tutti molto interessati: una buona occasione per le nostre aziende che hanno potuto fare incontri profilati e soddisfacenti”. Così il direttore del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Michele Fontana, presente a Verona nello stand della denominazione toscana. “L’opinione condivisa delle aziende di Montalcino alla Special edition di Vinitaly” ha concluso Fontana “è che questo sia un format molto interessante, molto ben orientato al business e agli incontri b2b tra offerta e domanda qualificata, sia italiana che estera”.

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Dello stesso avviso il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni: “Ci è piaciuto il format” ha detto “ancor più orientato al business e alla sostanza, con appuntamenti b2b molto proficui. Non solo un’occasione per ritrovarsi, quindi, ma – come esige la ripartenza – anche un motivo per rimettere il mercato al centro del nostro lavoro”.

Se l’obiettivo era riattivare il business e al contempo fare le prove generali del Vinitaly del futuro a partire dalla prossima primavera, direi che la missione è compiuta”. Parola del segretario generale di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti, secondo cui questa edizione ha sorpreso positivamente i partecipanti “nonostante alcuni Paesi buyer fossero poco rappresentati a causa delle restrizioni, si è rivelata molto interessante e con operatori della domanda italiana ed estera molto ben profilata. Il futuro del Vinitaly” ha concluso Castelletti “è sempre più professionalizzante: un hub fisico e digitale al servizio delle imprese e connesso con la domanda mondiale di vino”. Non a caso proprio Unione Italiana Vini ha presentato, in questa sede, il suo nuovo osservatorio in collaborazione con Vinitaly, rivolto alle aziende: una sorta di banca dati self-service e personalizzata.

L’area mixology, una prima da ripetere

Una piacevole scoperta di Vinitaly Special Edition è stata l’area mixology al padiglione 4: una prima assoluta che fin qui era mancata. Su tre giorni di fiera sei masterclass per 40 posti, tutte sold out: Introduzione al Sake; Il mondo del Bourbon; Il Grano Padano entra nella mixology; Aperitivo all’italiana; Cocktail & Food Pairing; Il ruolo dell bibite Sanpellegrino nella mixology. E poi una drink list a tema vino: dall’Emilian Sour (con bourbon, lambrusco, succo di limone e zucchero) al Martinazzo a base Marsala.

“Siamo molto soddisfatti di questo esordio” è il commento del responsabile dell’area Andrea Cason “e speriamo sia solo una preview. Il futuro? Io punto al padiglione”, scherza il bartender, ma in questi giorni si sta lavorando proprio in prospettiva 2022 “L’idea è di fare una proposta molto legata al vino, visto il luogo dove ci troviamo e magari allargare anche a delle challenge tra bartender”. Le sorprese non mancheranno.

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I numeri finali

Intanto un po’ di numeri di questa edizione appena archiviata. Oltre 12.000 gli operatori professionali, più di 2500 i buyer (circa il 22% del totale) e 60 le nazioni rappresentate. “Si tratta di un risultato al di sopra delle nostre aspettative” dichiara il presidente di Veronafiere, Maurizio DaneseAziende, consorzi, associazioni agricole e di filiera e operatori hanno premiato il progetto di questa iniziativa business che ha registrato un elevato tasso di contatti e di vendite, oltre a un indice di soddisfazione unanime”.

Per quanto riguarda la mappa dei Paesi presenti a Vinitaly Special Edition, Europa (con i Paesi del Nord, Germania e Franca in testa), Russia, Stati Uniti e Canada guidano la domanda di vino italiano in fiera, seguiti da Est Europa (Romania, Ucraina, Polonia, Bielorussia, Bulgaria e Repubblica Ceca), Regno Unito e Cina, che ha fatto il suo ritorno proprio a Verona. “Una geografia” sottolinea il direttore di Veronafiere Giovanni Mantovaniperfettamente allineata con i dati di crescita che, nei primi 7 mesi di quest’anno, hanno rilevato complessivamente un rimbalzo del 15% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Abbiamo mantenuto l’impegno dichiarato, ossia di una Special Edition altamente qualificata, grazie anche al supporto di Ice-Agenzia con operatori esteri provenienti proprio dalle aree in cui il vino italiano sta crescendo in maniera significativa. Ora” conclude “puntiamo al 2022, per realizzare un grande 54esimo Vinitaly”. L’appuntamento è sempre a Verona, ma stavolta nella stagione di sempre: dal 10 al 13 aprile. E per allora – siamo sicuri – anche tutta la città tornerà a ricolorarsi di viola.

a cura di Loredana Sottile
foto: Ennevifoto