Il direttore del Liv-ex dispensa consigli per investire nel mondo dei fine wine dalle colonne della rivista inglese The Drink Business, tenendo conto che mai gli indici del settore sono stati negativi per più di quattro anni consecutivi. Puntare sul vino potrebbe tornare ad essere remunerativo, ma attendendo almeno cinque anni per un riscontro.
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Investire nel vino? Bisogna avere un piano quinquennale se si vogliono vedere i risultati”. Parola del direttore del Liv-ex (il più importante benchmark per gli investitori nel vino) Justin Gibbs che, dalle colonne della rivista inglese The Drink Business, dà dei consigli per districarsi nel difficile mondo dei fine wine.
Prima cosa da tenere in considerazione è che mai nella storia del vino gli indici sono stati negativi per più di quattro anni consecutivi. Ci sono esempi di un biennio consecutivo solo negli anni ’80, un triennio negli ani ’70. Arrivando ai giorni nostri, invece, la variabile di un mercato orso si chiama Bordeaux che negli ultimi cinque anni ha sottoperformato il mercato, prima superando tutti gli altri finewine (Borgogna, Champagne, Italia e Nuovo Mondo), poi andando giù.
Gli effetti di questa bolla speculativa sul Liv-ex 50 (che considera solo i 5 Bordeaux con i prezzi più alti) sono riassumibili con l’andamento del secondo vino di Lafite, il Carruades de Lafite, che prima dell’arrivo degli investitori cinesi era quotato 250 sterline a cassa, poi ha raggiunto in pochissimo tempo le 3.500 sterline. La cima si è toccata nel 2011, prima della ricaduta. Così se per anni la pressione è venuta dai venditori che dettavano i prezzi, poi è ritornata ai compratori che si sono progressivamente allontanati.
Ma cosa succederà adesso? Probabilmente puntare sul vino potrebbe tornare ad essere remunerativo, sempre che lo si faccia sui tempi lunghi: cinque anni come suggeriva Gibbs. Basti considerare che, a dispetto delle speculazioni, gli indici Liv-ex, considerati nell’arco temporale di quest’ultimo quinquennio, sono continuati a crescere a due cifre: il Burgundy 150 del 51%, il Bordeaux Legends 50 del 16%, il Rhone 100 del 15%, lo Champagne 50 del 31%, il Rest of the World 50 del 41%, l’Italy 100 del 29% ed il Liv-ex Fine Wine 50 del 12%.
Prospettiva differente se si guarda all’ultimo anno: negativo quasi per tutti i segmenti, Borgogna e Rest of the World a parte. E adesso, come ha ricordato Gibbs, sarà divertente vedere come le tribù di acquirenti e venditori torneranno a cercare un nuovo equilibrio prima di rilanciare. Si riparte: faites vos jeux, messieurs!

A cura di Loredana Sottile