Questa รจ la storia di un amore fino allโossessione, quella per la cultura giapponese e del sushi. Parliamo di uno dei piรน fulgidi interpreti della cucina nipponica in Italia, Francesco Preite e il suo pluricelebrato locale Moi Omakase a Prato. Basti dire che Preite a febbraio 2025 ha compiuto il suo 74ยฐ viaggio nel Paese del Sol Levante – il 75ยฐ รจ giร in programma per novembre – in una continua ricerca di autenticitร e perfezione. Quindi un successo non certo casuale. Nato nel 1983 a Borgo San Lorenzo nel Mugello, da padre calabrese e madre campana, Francesco Preite porta in sรฉ un mosaico di radici e temperamenti mediterranei che si fondono in una personalitร curiosa, rigorosa, inquieta.
La sua storia gastronomica nasce piรน di venticinque anni fa, quando, appena ventenne, lascia Prato per volare a Tokyo con unโidea tuttโaltro che culinaria: scoprire i segreti delle leggendarie katane (spade) dei samurai. Ma รจ unโaltra lama, quella dei coltelli da cucina, a catturarlo definitivamente. Da lรฌ inizia una fascinazione che lo porterร nel cuore della cucina giapponese, dove la mano, la mente e la materia si incontrano in un rituale di precisione e bellezza.

Cosรฌ nel 2009, con un pizzico di follia, nella sua Prato ha creato Moi, un luogo sospeso tra oriente e occidente, tra disciplina e istinto, dove ogni sera pochi fortunati vivono unโesperienza che รจ insieme omaggio e reinvenzione della cultura gastronomica giapponese. Una sorta di piccolo tempio contemporaneo in cui la tradizione nipponica incontra la sensibilitร italiana, dove i suoi piatti raccontano tutto di lui: la sua terra di origine, i suoi viaggi e soprattutto il suo costante sfidare sรฉ stesso. Da Moi si entra in un mondo sospeso, dai colori chiari e languidi, dove tutto sembra predisposto per il raccoglimento: il legno chiaro, la luce morbida, il banco come altare e lo chef come grande officiatore. Ogni sera, una decina di ospiti soltanto siedono al bancone, pronti a lasciarsi guidare in un viaggio di una ventina di portate. Nel mondo dellโomakase non si ordina, ci si affida alla fiducia, in un una sorta di intimitร collettiva.
Lo chef diventa guida e narratore, ogni boccone รจ il capitolo di un racconto che parla di mare, di tempo e di cultura in una danza di millimetri, di lame che scorrono come pennelli su tela, di mani che si muovono in una coreografia silenziosa dove nulla รจ lasciato al caso. E il risultato, da Moi, รจ una sinfonia di tocchi perfetti, in cui tecnica e sentimento si inseguono senza scontrarsi, con interessanti digressioni culinarie occidentali a conferire una maggiore personalitร alle portate, senza mai scalfire lโestetica culinaria giapponese.

Francesco Preite
Inizio elegante con gin e tonica ai fiori di sambuco con foglia di menta ghiaccio, preludio delle capesante di Hokkaido di unโindescrivibile morbidezza mai provata prima (servite con una fogliolina di acero a bilanciarne la grassezza). Segue, in un intrigante alternanza di consistenze, il polpo arrostito con salsa di soia di cui spicca la nota pungente e amarognola della griglia.
Il percorso giocoso continua con due colpi da ko: prima lโostrica di Cancale al vapore con sake e una marmellata di cipolle rosse di Tropea (a testimoniare le radici di Preide) da gustare come uno shottino; poi un gambero rosso di Mazara del Vallo con una salsa pazzesca, frutto dellโincontro fra una soia di oltre cinque mesi di fermentazione e una glassa di limone che sprigiona una freschezza agrumata irresistibile.

Polpo alla griglia
A questo punto si entra nel cuore dellโesperienza con i nigiri, da assaporare appena preparati per mantenere il riso caldo e il pesce a temperatura ambiente, il primo con unโorata pescata nel livornese privata di ogni muscolo, poi altri a base di mormora e scampo. Arrivano poi un gunkan (piccolo scrigno di alga nori) con esplosive uova di salmone e un poliedrico brodo dashi con alga kombu, uovo di quaglia crudo, erba cipollina e bottarga di trota per la nota salina. Il salmone selvaggio dellโAlaska porta con sรฉ unโenergia primordiale, mentre il branzino affumicato con legno di melo nella parte superiore si accompagna a una tradizionale radice e testa di wasabi. Il tonno rosso dellโElba, proveniente dal taglio dorsale, colpisce per la sua essenzialitร e intensitร , grazie allโalta concentrazione di globuli rossi. Altro cambio di registro con un brodo dashi a base di scaglie di tonnetto affumicato ed essiccato, arricchito da aglio rosso di Sulmona (che da aromaticitร ), scorza di limone e germoglio di shiso viola (piรน amaro della versione verde).

Gambero di Mazara
Si prosegue con la tartare battuta di gamberi di Santa Margherita Ligure con gocce di olio pugliese e una scorza di yuzu grattata. Francesco Preite a questo punto gioca lโasso con il suo pesce preferito, la lampuga (nota anche come pesce capone) servita al naturale con un solo colpo di fiamma, sale al wasabi di Okinawa e due gocce di sudachi (agrume giapponese). Il percorso รจ ancora lungo e continua con dentice, sarago, anguilla, con preparazioni che colpiscono sempre per la millimetrica precisione, idee chiarissime sugli equilibri e sapori che restano impressi al palato.

In conclusione, se volete capire cosa significa guardare la cucina mentre prende vita venite a Prato, bussate a Moi Omakase e lasciatevi rapire. Perchรฉ quello di Francesco Preite non รจ solo un ristorante: รจ uno spettacolo teatrale di precisione e sentimento, da godere โ stavolta non per retorica โ con tutti i sensi. Uscendo dal locale ho pensato alla crisi della ristorazione e ho faticato a trattenere un sorriso con me stesso: le liste dโattesa sono tali che si potrebbe aprire un Moi al giorno e non basterebbe. Ma per fortuna, cโรจ solo questo: un luogo unico, dove la lentezza รจ un valore e lโattesa parte del piacere. Il costo del menรน รจ di 140 โฌ bevande escluse.
Moi Omakase, viale Piave 10-12-14 Prato, Tel. 0574.065595
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