Aveva 23 anni quando ha aperto il suo ristorante a Merano. Da allora Andrea Fenoglio non ha mai cambiato davvero direzione, costruendo al Sissi un’idea di alta cucina che oggi molti definiscono nuova, ma che per lui è sempre stata naturale: far stare bene le persone.
Al Ristorante Sissi «l’alta cucina non è mai stata una liturgia da difendere, ma uno strumento per far stare bene le persone», proprio questo ci dice Andrea, proprietario e fondatore di uno dei ristoranti storici della città altoatesina. L’idea di lusso informale, tanto evocata negli ultimi anni, non nasce da strategie di marketing né da reazioni difensive alla crisi del fine dining. Fenoglio racconta che tutto è partito da osservazioni concrete, fatte viaggiando e mangiando in ristoranti importanti, luoghi dove il livello gastronomico era altissimo ma l’atmosfera restava rilassata, priva di quella tensione quasi reverenziale che spesso accompagna l’alta ristorazione. Da lì la consapevolezza che la maggior parte degli ospiti non cerca un’esperienza da affrontare con soggezione, ma un contesto in cui potersi abbandonare senza sentirsi giudicata.

Questa intuizione ha avuto conseguenze profonde, non solo sullo stile del servizio ma sulla sostenibilità stessa del ristorante. Fenoglio è uno chef che pensa come un imprenditore, e viceversa. Nella sua testa convivono due voci che dialogano e si scontrano di continuo. Da un lato il cuoco, che spinge verso l’eccellenza creativa e l’idea pura del piatto. Dall’altro l’oste, nel senso più serio del termine, che si interroga sulla fattibilità economica, sul rispetto dei fornitori, sulla responsabilità di un’attività che deve durare nel tempo. È una tensione sana, dice, perché senza conti in ordine non esiste libertà creativa, ma solo un’illusione.
A ventitré anni, quando apre Sissi nel 1991, Fenoglio ha già alle spalle un percorso formativo solido. Dopo la scuola alberghiera lavora per anni al Ristorante Andrea, un luogo che a Merano segna un’epoca e una generazione di cuochi. Poi viaggia, studia, osserva. Non per collezionare tecniche, ma per capire come funziona davvero un ristorante, come si governa una sala, come si costruisce un rapporto con il cliente. È lì che matura l’idea che le guide servano a portare le persone la prima volta, ma che il vero successo si misuri solo nel ritorno.

Questa filosofia si riflette con chiarezza nella struttura dell’offerta gastronomica. Il menu degustazione, rinnovato ogni anno con sette piatti completamente inediti, è il terreno della sfida e della crescita. Nasce, vive e scompare nel giro di dodici mesi, lasciando spazio a nuove idee e a un costante alzarsi dell’asticella. Il menu à la carte, invece, procede per stratificazioni lente. Cambia poco, accoglie la stagionalità senza strappi e offre al cliente quella sicurezza che spesso viene sottovalutata ma che resta centrale nel piacere di tornare. In questo equilibrio tra movimento e stabilità si inserisce uno dei piatti più emblematici del Sissi, lo Spaghetto Omega 3. In carta da oltre un decennio, è diventato il piatto preferito dai clienti, quello per cui alcuni prenotano appositamente. Spaghetti Monograno Felicetti Matt, zucchine arrostite, fegato di merluzzo, importato direttamente da Fenoglio, e una nota lieve di peperoncino. Servito tiepido, senza effetti speciali. È un piatto che racconta bene il suo autore, essenziale, personale, irremovibile perché profondamente identitario.

Se quello è il piatto più amato dagli ospiti, il piatto del cuore di Fenoglio non coincide necessariamente con una ricetta precisa, ma con un’idea di cucina che si rinnova ogni giorno nel dialogo con chi siede a tavola. Per questo si definisce un oste moderno, presente in sala, pronto ad ascoltare e a dire sì. Un sì che non è servilismo, ma competenza. La flessibilità, racconta, è una forma di rispetto. Rifiutare a priori una richiesta semplice quando si hanno gli strumenti per soddisfarla è il segno di una ristorazione che ha perso di vista il proprio senso.

Anche sul fronte del vino, Fenoglio osserva il presente senza allarmismi. Al Sissi i numeri crescono, così come la spesa media, nonostante il dibattito sul calo dei consumi alcolici. La clientela internazionale, abituata a muoversi in taxi e a vivere la cena senza l’ansia del rientro, contribuisce a un approccio più libero e consapevole. Guardando avanti, Fenoglio parla apertamente di una rivoluzione imminente nella ristorazione italiana. Non una rivoluzione tecnica, ma culturale. Nei prossimi anni, dice, molti ristoranti dovranno scegliere se continuare a essere luoghi autoreferenziali o tornare a mettere davvero il cliente al centro. Perché l’alta cucina, quando diventa noiosa, impostata e prevedibile, smette di essere alta e smette di essere cucina. Al Sissi questa scelta è stata fatta molto tempo fa, e forse è proprio per questo che oggi appare più attuale che mai.
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