ร difficile non innamorarsi al primo sguardo di alcuni posti dall’atmosfera quasi magica. E cosรฌ รจ stato per Stefano Zanini, giovane e intraprendente talento gardesano classe 1996 che 5 anni fa ha aperto MoS vicino al porticciolo di Desenzano, quando ha visionato uno degli spazi piรน suggestivi del complesso monumentale di Lonato del Garda, di proprietร ย e gestione della Fondazione Ugo Da Como. Il Senatore, figura di riferimento per tutto il territorio bresciano, aveva scelto questo borgo, di straordinario fascino, ย e ne aveva fatto la sua “Cittadella di Cultura”: un sistema di spazi pensati come bellezza diffusa, dove il dialogo tra paesaggio, architettura e pensiero genera un equilibrio, ancora oggi percepibile. Il nuovo locale di Stefano Zanini, Tavola MoS, occupa l’edificio un tempo destinato ad abitazione del bibliotecario, una costruzione dal gusto neogotico, immersa in un giardino terrazzato, intimo e luminoso.

La sala, con vista sul Duomo.
Lo chef รจ un giovane trentenne che, alla fine degli studi allโalberghiero a Valeggio sul Mincio, vince una borsa di studio per un’esperienza in Finlandia, nellโunico 2 stelle dove si trova a trattare materie prime come la renna e lโorso. Da lรฌ torna in Italia per entrare nella brigata di Norbert Niederkofler, in uno staff di tutto rispetto con Michele Lazzarini, Andrea Tortora e Ariel Hagen. Poi a Parigi da Ducasse e infine in Siciia al Signum. Dalla Sicilia torna a casa e apre MoS, in pieno centro turistico di Desenzano (2 Forchette sulla Guida Ristoranti), che รจ stato il suo laboratorio creativo degli ultimi anni e che si trasforma in un nuovo concept, piรน da bistrot.

Lo chef, Stefano Zanini
Cโรจ una comunanza di intenti fra Ugo da Como e Zanini, che รจ la visione della cultura aperta il piรน possibile a tutti. E cosรฌ, come il Senatore aveva messo a disposizione una biblioteca nel borgo, attento a non perdere la memoria delle radici e tradizioni della provincia bresciana, cosรฌ lo chef ha fatto un lavoro di ricerca, in ambito culinario, sul territorio, con lo stesso intento. Il cibo considerato come una ย componente centrale della cultura umana, ย linguaggio universale, simbolo di identitร , storia e relazioni sociali, andando ben oltre il semplice nutrimento; riflesso di tradizioni territoriali, valori comunitari e stili di vita, unendo convivialitร e memoria.
Tavola MoS รจ “cibo come cultura”, sintesi di patrimonio e tradizione, identitร e territorio, con recupero di ricette tramandate, come il ย Riso al tastasal: un riso alla pilota cotto in una ceramica che regge oltre i 1200 gradi, direttamente sulla legna e accompagnato dal โtastasalโ, una pasta di salame ricavata dallโaffumicatura del maiale intero, utilizzato poi arrostito con il lardo del maiale e burro di malga, un piatto antico che ย si consumava giร nel 600.

Il riso al tastasal.
Il cibo inoltre unisce le persone, รจ convivialitร e condivisione, e quindi la domenica ci sarร una tavolata, per un minimo di otto, imbandita di tutto punto. Il menu, a prezzi “inclusivi”, prevede sia preparazioni classiche, sia piatti piรน creativi. Di sicuro non si puรฒ mancare la verticale di tortellini, cinque, ognuno con il suo brodo: quello con ripieno di cappone e brodo di ย arancia รจ โcorrettoโ con un distillato di luppolo e arancia. Il recupero dellโuso della componente alcolica nei brodi, e non solo, รจ, anche questo, cultura.

I tortellini in brodo madre.
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