Pranzo di Natale

In Abruzzo non c'è Natale senza cardone. Storia e ricetta dell'iconica minestra nata nelle case di pastori

Molto meno noto di tortellini e cappelletti, ma carico di storia e ritualità, il cardone è la minestra delle grandi occasioni: un piatto collettivo che unisce brodo, uova, formaggio e memoria

  • 19 Dicembre, 2025
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Regione che vai, brodo di Natale che trovi. Che sia quello in cui navigano tortellini o cappelletti in Emilia e in Romagna o la base della minestra maritata campana, il brodo è la preparazione che più di ogni altra sa di calore, festa, famiglia riunita a tavola. Un po’ meno conosciuto degli altri, il cardone di Natale è uno dei piatti simbolo della tradizione abruzzese, una preparazione solenne che richiede cottura lenta e lunga preparazione (d’accordo, oggi il cardo si trova già pulito e lessato, ma lo spirito non cambia…). Non è una semplice minestra, ma un rito collettivo che si consuma nei giorni più importanti dell’anno, soprattutto la vigilia e il pranzo di Natale, praticamente in tutta la regione.

Storia e tradizione del Cardone

Le origini del cardone affondano nella cucina contadina e pastorale dell’Abruzzo interno, dove l’allevamento ovino e bovino garantiva carni e brodi ricchi, riservati alle occasioni speciali. Il nome deriverebbe dal cardo, un tempo ingrediente principale, oggi spesso sostituito o affiancato da scarola o cicoria. Preparare il cardone significava celebrare la fine dell’anno agricolo e l’abbondanza ritrovata: un piatto “di sostanza”, che univa uova, formaggio, carne e brodo in un equilibrio opulento ma misurato. Ogni famiglia custodisce la propria versione, tramandata oralmente, con piccole variazioni che cambiano da paese a paese.

Cardone: ricetta e preparazione

Tutto inizia da un brodo di carne realizzato con tutti i crismi (la carne si mangia perlopiù la sera o il giorno dopo, ripassata in padella e accompagnata da salse o verdure come i peperoni arrosto, e in qualche caso finisce nei panini dei bimbi per la cena del 25 con generosa aggiunta di maionese). Ossia facendo sobbollire a lungo manzo, gallina o cappone. A parte si preparano minuscole polpettine di carne mista, simili a quelle che condiscono la prelibata chitarra alla teramana, spesso aromatizzate con aglio, prezzemolo e pecorino, che vengono fritte o lessate. L’elemento distintivo è il battuto di uova e formaggio (il mitico cac’e ova) – tradizionalmente pecorino abruzzese stagionato – che, versato nel brodo bollente e mescolato lentamente, si “straccia” proprio come la classica stracciatella romana. Si aggiungono infine le polpettine e le verdure lessate, i cardi appunto. Che devono essere precedentemente puliti, privati di filamenti esterni, “sbianchiti” per evitare che anneriscano, esattamente come per i carciofi, e lessati a parte. Il segreto sta nella temperatura e nella pazienza: il brodo non deve mai bollire con violenza. E il risultato una zuppa che conforta come poche altre.

In molte case abruzzesi il cardone si prepara all’alba del 24 dicembre, con più generazioni riunite intorno ai fornelli. C’è chi racconta che il numero delle polpettine dovesse essere dispari, come segno di buon auspicio, o che il primo piatto servito spetti al capofamiglia. Ancora oggi, per molti emigrati, il cardone è il sapore che più di ogni altro evoca il ritorno a casa: un piatto che non si improvvisa e che, proprio per questo, continua a essere uno dei più profondi simboli del Natale abruzzese.


Il cardone di Natale abruzzese

1. Cos’è il cardone di Natale?

Il cardone è una minestra tradizionale abruzzese preparata per le feste, soprattutto a Natale, a base di brodo di carne, uova e formaggio stracciati, polpettine e cardi o altre verdure.

2. In quale regione si prepara il cardone?

Il cardone è un piatto tipico dell’Abruzzo, diffuso in tutta la regione con leggere variazioni da paese a paese.

3. Perché il cardone è legato al Natale?

Perché nasce come piatto delle grandi occasioni: ricco, sostanzioso e frutto di una lunga preparazione collettiva, veniva riservato ai giorni più importanti dell’anno.

4. Qual è la differenza tra cardone e stracciatella?

Il cardone utilizza lo stesso principio del battuto di uova e formaggio, ma è più complesso: prevede polpettine, verdure e un brodo molto strutturato.

5. Che tipo di brodo si usa per il cardone?

Tradizionalmente un brodo di carne fatto sobbollire a lungo con manzo, gallina o cappone, preparato con grande attenzione e pazienza.

6. Quali verdure si usano nel cardone?

Il cardo è l’ingrediente storico, ma in molte famiglie viene affiancato o sostituito da scarola o cicoria, a seconda della disponibilità e delle usanze locali.

7. Cos’è il “cac’e ova” citato nella ricetta del cardone?

È il battuto di uova e formaggio, solitamente pecorino stagionato abruzzese, che viene versato nel brodo caldo per creare la caratteristica stracciatura.

8. Il cardone si prepara in anticipo?

Sì, spesso il brodo e le polpettine vengono preparati il giorno prima, mentre l’assemblaggio finale avviene il 24 o il 25 dicembre.

9. Esistono varianti del cardone?

Sì, ogni famiglia ha la propria versione: cambiano le carni del brodo, il tipo di verdura e la preparazione delle polpettine.

10. Perché il cardone è così importante per gli abruzzesi?

Perché è un piatto identitario e rituale, legato alla memoria familiare, al ritorno a casa e alla condivisione, soprattutto per chi vive lontano dalla propria terra.

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