Tradizioni a tavola

Ecco perché il Primo Maggio si mangiano fave e pecorino

Fra la fine di aprile e i primi di maggio i banchi ortofrutta di supermercati e botteghe si colorano di verde, quello dei baccelli delle fave, simbolo per eccellenza del "Maggetto"

  • 01 Maggio, 2025
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Le fave. Le cugine un po’ dimenticate dei legumi protagonisti della primavera: i piselli. Eppure, c’è un giorno in cui le fave, soprattutto a Roma e nel Lazio, diventano delle regine: il Primo Maggio. È tradizione antica, già dei tempi dei romani, mangiarle accompagnate da pecorino il giorno della Festa Nazionale dedicata ai lavoratori. Quel gusto fresco e vegetale dei frutti di baccelli da sgranare e mangiare crudi, in contrasto alla sapidità del pecorino romano, è un classico dei sapori che ci ricordano il picnic della primavera.

Che sia romano, o di Pienza (un po’ più salato), o di Castel Gandolfo (più morbido), o sardo (più pungente), il formaggio pecorino va bene sempre – come racconta il pizzicarolo Rudy Ruggeri – è la fava che deve essere fresca e di ottima qualità (ricordatevi che il baccello deve essere di un colore verde brillante, senza segni di ingiallimento o macchie, e al momento dell’apertura deve schioccare, segno di freschezza).

Fave e pecorino per il Primo Maggio

L’abbinamento è nato già all’epoca degli antichi romani, durante la festa dedicata a Flora, dea pagana della primavera, che veniva onorata proprio in quei giorni festeggiando l’arrivo della primavera e la rigenerazione della natura. Come riporta la Treccani, nel 241 a.C. furono istituite le Floralie, le celebrazioni in onore della dea dal 28 aprile a 3 maggio. E cosa c’entrano le fave? I legumi freschi, prodotti di stagione, crescevano in abbondanza in quel periodo ed erano considerati simbolo di fertilità e prosperità.

Flora, di Alexander Roslin

L’unione con il pecorino era presto fatta, dato che si trattava di uno dei prodotti più diffusi in zona, facilmente reperibile e trasportabile. E poi la dolcezza dele fave, con il retrogusto amarognolo, e la sapidità e piccantezza del pecorino romano, erano il matrimonio perfetto di gusto. Durante le Floralie, poi – dove uomini e donne si liberavano delle inibizioni della vita quotidiana – fra giochi, canti e balli, in occasione dei festeggiamenti per la primavera, tradizione era lanciare per aria i baccelli delle fave, in segno di fortuna e ricchezza.

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