Non è raro ritrovare il pane, con la sua sacralità e il suo forte valore simbolico, al centro della storia. Abbiamo già raccontato l’epopea di un pane speciale conservato al Museo della Liberazione, abbiamo ricordato le lotte delle donne per la pace e per il pane, ma c’è un’altra serie di eventi che lega il pane alla Resistenza.
Roma, 1 aprile 1944. In città c’è una drammatica carenza di cibo, per ordine del generale tedesco Kurt Mälzer la razione giornaliera di pane prevista dalle tessere annonarie per gli abitanti della Capitale viene ridotta ad appena 100 grammi. È una deflagrazione: già dal 1942 la quota giornaliera era scesa da 200 a 150 g a persona, la popolazione, provata, esplode. Quel primo aprile, infatti, comincia la rivolta: decine di donne si ritrovano di fronte al Forno Tosti, nella via omonima del quartiere Appio, per chiedere pane e protestare. È la prima di una lunga serie di manifestazioni, a volte veri e propri assalti ai forni e ai cascherini (così a Roma si chiamavano i garzoni dei fornai), protette dai nuclei di partigiani presenti in città.
Come riporta l’ANPI, il 20 aprile uno degli episodi più affollati: le donne di Prati e del Trionfale, con la copertura di un nucleo di gappisti, danno l’assalto ai forni di via Candia, via Andrea Doria, viale Giulio Cesare e via Leone IV. È incredibile pensare a queste strade, oggi emblema del turismo romano (siamo al limitare del Vaticano) e della borghesia cittadina, come a un teatro di scontro per la fame.
Le donne. Erano loro in prima linea nella lotta per il pane. Roma era occupata dai nazisti, gli uomini prima erano andati al fronte, quelli che non erano stati uccisi o arrestati (il 16 ottobre 1943 c’era stato il rastrellamento del Ghetto, il 24 marzo del ’44 l’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 17 aprile il rastrellamento del Quadraro) spesso erano nascosti, per evitare retate e deportazioni. Sulle spalle delle donne, quindi, il compito di sfamare le famiglie. Le proteste furono molte, spesso macchiate di sangue, ma la storiografia del periodo a volte è controversa. Negli anni, ad esempio, si è fatto riferimento a un evento – conosciuto come l’eccidio del Ponte dell’Industria – che sarebbe accaduto il 7 aprile del 1944: un furto di pane e farina presso il mulino Tesei di via Pacinotti, che riforniva i soldati tedeschi, per il quale si narra che furono giustiziate 10 donne (c’è una lapide che le ricorda vicino al Ponte di Ferro). Eppure, le fonti non tornano, anzi, ricostruzioni attente oggi testimoniano che quell’evento non è mai avvenuto. Questo non cancella il dolore: gli episodi tragici, purtroppo, non sono mancati.

foto @memo.anpi.it
La toponomastica di Roma parla forte e chiaro. Così val la pena ricordare chi sia stata Caterina Martinelli, alla quale è intestata una strada nel quartiere Colli Aniene, periferia est di Roma. Quarantenne, madre di sei figli, il 2 maggio 1944 stava manifestando insieme ad altri cittadini del Tiburtino III contro lo stato di fame e di povertà in cui versava il quartiere. Durante un assalto a un forno – Roma si preparava anche a uno sciopero generale il 3 maggio – una guardia della PAI (Polizia dell’Africa Italiana) sparò dei colpi al rifiuto delle donne di cedere il pane rubato. Caterina Martinelli fu uccisa, cadde a terra con gli sfilatini nella borsa e una pagnotta stretta al petto, in braccio la figlia più piccola.

il murales di Edoardo Ettorre su Caterina Martinelli – foto di Davide Colella
Il giorno dopo, sul marciapiede sporco di sangue, spuntò un cartello: “Qui i fascisti hanno ammazzato Caterina Martinelli, una madre che non poteva sentir piangere dalla fame tutti insieme suoi figli”, le autorità lo fecero subito sparire, ma Roma poi non ha dimenticato. Oggi la sua storia è raccontata da una lapide su un palazzo in via del Badile, 16; nel 2024, in un progetto col carcere di Rebibbia, l’artista Edoardo Ettorre l’ha ritratta in un commovente murales, sulla facciata di un condominio in via dell’Erpice 26.
Le proteste e gli assalti ai forni nella Capitale costrinsero l’amministrazione nazifascista, nel maggio del ’44, a effettuare distribuzioni straordinarie di generi alimentari; in un comunicato Radio Londra elogiò le azioni delle donne romane.
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