ยซQuando ho scoperto che nessuno aveva mai raccolto e studiato sistematicamente i ricettari domestici sono rimasta basitaยป dice la storica Mila Fumini.
Negli ultimi sei anni si รจ dedicata a questo materiale manoscritto โ fonti semicolte, si chiamano in storiografa โ seguendo una curiositร nata dal rinvenimento di un quaderno di ricette di famiglia, di epoca novecentesca, trovate in una cantina, cosรฌ ha cominciato a lavorarci su, con metodo e passione, digitalizzando i materiali trovati per metterli in rete (le cosiddette Digital Humanities) in quello che sarebbe diventatoย il progetto Ragรน: Reti e Archivi del Gusto.

ยซPensa che questi testi non hanno neanche una loro collocazione archivistica, sono nei variaยป aggiunge, a confermare il completo disinteresse con qui questi materiali sono stati trattati nel corso degli anni.
Eppure รจ noto quanto in questi materiali si nascondano preziose informazioni sulla storia sociale, la cultura immateriale, le economie familiari e locali, la vita delle comunitร con i loro spostamenti. Uno scrigno di notizie, per chi le sa leggere, completamente trascurato. ยซร come guardare dentro la stanza dal buco della serratura. Spesso le donne avevano un solo quaderno come proprio bene, e lรฌ segnavano tutto: ricette di cibo, tisane, pomate, impacchi, rimedi per togliere cose infestanti e lucidare metalli. Queste donne, in genere anonime, quasi sempre poco o per nulla alfabetizzate, tenevano traccia di tutto, non solo del cibo ma anche dei punti a maglia, di come fare i detersivi o altro. In questi diari si segnavano tutti i trucchi e le tecniche quotidiane efficaci, ed รจ la stessa cosa che si trova nei quaderni rinascimentali negli archivi europeiยป.

Certo, c’รจ stata la grande raccolta fatta da Artusi, una grandissima call to action di enorme valore documentario che ha sollevato il velo sulla realtร della cucina domestica, da sempre poco studiata, come poco studiata รจ stata la storia femminile nelle nostre societร . La vita delle donne รจ sempre stata coperta da un velo di oblio, la cucina non fa eccezione: ยซI grandi ricettari stampati sono quelli delle cortiยป, dove le cucine erano gestite da uomini: ยซla grande cucina italiana รจ quindi quella dei cuochi maschiยป. Al contrario, la quotidianitร delle case popolari (con essa la vita delle comunitร , l’economia domestica) era ย delle donne, ยซerano loro che attraverso tecniche, trucchi e piccoli escamotage imparavano a fare molto con pocoยป. La stessa Fumini ha avuto prova di come interpellare le persone significa avere un patrimonio di informazioni, esperienze e storie. Lei lo ha fatto con un post sui social network chiedendo ai suoi contatti la ricetta del ragรน di casa, avendo in risposta un prezioso materiale documentario, intimo e vivo, cosa che l’ha convinta ancora di piรน della bontร della sua idea.

Una volta lanciato il progetto, l’ha portato avanti con le sue forze, parlando con diversi atenei, organizzando giornate di studio, ma senza mai avere il supporto per portare avanti la ricerca di Ragรน: ยซmai ricevuto finanziamenti pubbliciยป dice, nonostante sia anche stata invitata negli istituti di cultura all’estero per continuare il suo lavoro, ยซsรฌ โ spiega โ si sono subito interessatiยป. Quando ha scritto il progetto ha posto infatti l’attenzione sul fatto che la cucina italiana (appena premiata dall’Unesco con il titolo di Patrimonio Immateriale) non รจ statica e ha in sรฉ tantissime tradizioni diverse, legate per esempio anche ad ambiti religiosi: ci sono influenze arabe dunque islamiche, ebraiche dunque kosher, ยซho cercato subito il dialogo con le varie comunitร ยป.
Gli atenei interpellati all’inizio, perรฒ, non hanno dato troppo seguito: ยซho girato tantissimi atenei e parlato con tantissimi docenti perchรฉ volevo allocarlo in un dipartimento di ricerca, ma non รจ stato considerato perchรฉ veniva visto come un progetto secondarioยป. Come mai? ยซGli studiosi mi dicevano che non era importante, un materiale troppo popolare, domesticoยป. Fino a ora, grazie anche alla visibilitร offerta dai molti articoli e dal premio Women in food di Cook di Angela Frenda che ha creduto in Mila. ยซOra comincia a esserci piรน attenzione, sto cercando di consolidare le proposte, dovrei avere piรน forza economicaยป. Il prossimo anno dovrebbe trovare una allocazione in un dipartimento universitario grazie a un finanziamento della Barilla, che si รจ dimostrata molto interessata al tema, cui Accademia Barilla ha giร aperto le porte.
Ma come erano i ricettari nel secolo scorso? ยซSpesso nei quaderni trovi una pagina in bella copia piena di quanto basta, tante volte poi magari giusto un appunto per moltiplicare la stessa ricetta per molte persone. Oggi abbiamo una concezione molto chimica della cucina, con grammature e pesi precisi, ma in realtร tutto varia a seconda degli ingredienti, dell’umiditร , del grado di maturazione di certi ingredienti e di altre cose. Mentre si lavora ci si accorge se un prodotto va usato meno o piรน, pensiamo alle uova: un tempo non erano tutte grandi uguali come adesso, cambiavano nel corso delle stagioniยป.
La cosa che colpisce di piรน? ยซIl fare con quel che si aveva, e questo si riflette molto sugli ingredienti: nei ricettari anni ’50 sono estremamente locali, per esempio da Modena in su il pesce non รจ presente mai nelle ricette, perchรฉ lรฌ non c’รจ, come a Rimini non c’รจ caccia. Potremmo ricostruire la storia delle coltivazioni o della presenza degli animali nelle aie o nei piccoli centri agricoli, attraverso i ricettari. Negli anni ’60 alcuni marchi cominciano a essere nominati nelle ricette, i prodotti cominciano ad avere un nome commerciale che si trovano anche nell’elenco degli ingredienti. Fino agli anni 60/70 esistevano le botteghe di quartiere, in cui si vendeva anche il cibo sfuso, noi andavano in drogheria per il tonno, il riso, fimo a un certo punto anche la pasta secca si vendeva sfusa. La grande distribuzione si diffonde sempre piรน, e con essa lo scatolame, l’apice lo raggiunge negli anni 80/90ยป.
Ma ci sono ricette che l’hanno incuriosita? ยซMi ha colpito la prima attestazione delle lasagne verdi, in un ricettario di fine ‘800: le verdure non venivano inglobate nella sfoglia ma appoggiate sopra, poi con Luca Cesari abbiamo trovato la ricetta in cui si dice di inserirle all’interno. Oppure le ricette di dolci fatti con il pan grattato, perchรฉ la farina non c’era sempre: si faceva tutto con tuttoยป.
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