La scoperta arriva da un team di ricercatori dell'Università di Verona in collaborazione con il Cnr e mette in luce un gruppo di cento geni coinvolti nella maturazione del frutto della vite. Altri geni influiscono invece sulla produzione dei composti fenolici, a loro volta coinvolti nella definizione del colore e della struttura del vino.
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Decifrare i complessi messaggi contenuti nel genoma della vite per ottenere vini di elevato prestigio. Sarà possibile, in un prossimo futuro, grazie alla scoperta di un team di ricercatori dell’Università di Verona del laboratorio di genetica agraria diretto da Mario Pezzotti e del Cnr sotto la guida di Paola Paci.
Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘The plant cell’ ha identificato alcuni geni chiave nella maturazione del frutto della bacca della vite. L’importanza del risultato risiede nell’applicazione in viticoltura: si potranno decifrare le risposte della pianta a particolari condizioni o particolari fasi dello sviluppo. Il lavoro dei ricercatori (con un metodo che sfrutta alcuni algoritmi informatici) ha consentito di analizzare il profilo di espressione dei circa 30mila geni presenti nel genoma della pianta di vite a diversi stadi di sviluppo. Questo ha consentito di individuare un gruppo di cento geni direttamente coinvolto nella regolazione della maturazione degli organi della vite e, in particolare, del suo frutto.
In pratica, le proteine che regolano l’espressione di altri geni sono poche e da sole riescono a far progredire la maturazione della bacca di vite. Non solo: la ricerca ha evidenziato che nella fase tra frutto immaturo e maturo molti geni si spengono e con essi le proteine da loro codificate. Il gruppo dei cento geni identificati resta attivo durante la transizione verso la fase matura, rivestendo anche un ruolo nello spegnimento degli altri.
Altri geni sono risultati regolatori dei processi metabolici, con un ruolo centrale nello sviluppo e nelle caratteristiche finali della bacca della vite, come la produzione dei composti fenolici che, come si sa, influiscono su aspetti qualitativi come il colore e la struttura del vino. Grazie a questo lavoro dell’ateneo scaligero e dei ricercatori Cnr si potranno sviluppare strumenti diagnostici per migliorare la qualità di uve e vini.