Vecchio e Nuovo Mondo contro Nuovissimo Mondo: la difficile partita dei domini internet

16 Lug 2014, 16:04 | a cura di Livia Montagnoli
Truffa al consumatore o limite al mercato on line? Si allargano i confini della discussione sui domini .vin e .wine. Se i viticoltori californiani si schierano accanto agli europei, l'Australia chiede all'Icann di andare avanti.
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Non solo l'Europa. Adesso anche la California sembra preoccupata per la sorte dei domini internet .vin e .wine. Il deputato democratico Mike Thompson, che rappresenta il quinto distretto californiano (compresa Napa County, quindi) ha chiesto all'Icann (ente americano gestore mondiale dei domini internet) di fermarsi. E non è il solo. Accanto a lui ci sono anche sette organizzazioni del vino regionali: Oregon Winegrowers Association (che rappresenta 545 produttori), Napa Valley Vintners (500 produttori), Sonoma County Vintners (230), Willamette Valley Wineries Association (200), Paso Robles Wine Country Alliance (160), Santa Barbara County Vintners’ Association (150) the Walla Walla Wine Alliance (75) e Long Island Wine Council (48). Oltre 1850 produttori furiosi anche perché proprio qualche settimana fa, l'ICann aveva minimizzato dicendo che "solo tre cantine degli Stati Uniti su migliaia e migliaia sono contrarie alla liberalizzazione”. “Quando si parla di vino” commenta Tom Danowski, direttore Oregon Winegrowers Association “l'espressione distintiva di luogo conta molto. Invece se vincesse la linea dell'Icann il consumatore sarebbe ingannato: il rischio è che creda di visitare un sito web associato a un prodotto genuino di un determinato territorio, quando invece sta guardando il sito web del miglior offerente di quel dominio”.
Di ben altro avviso il Nuovissimo Mondo: l'Australian Department of Communications in una lettera indirizzata al presidente del consiglio di amministrazione dell'Icann, Stephen Crocker, ha criticato la posizione europea. Nella visione australiana, infatti, i domini non necessariamente corrisponderebbero alle denominazioni, e quindi non ci sarebbe nessuna confusione o pericolo di frode. Viceversa il timore è che la chiusura europea alla liberalizzazione dei domini possa mettere un freno al mercato on line. In ogni caso la sensazione è che la partita sarà ancora lunga e difficile da giocare.

A cura di Loredana Sottile

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