Bilanci

L’anno nero dei grandi brand del vino: nel 2025 giù margini e ricavi. Chi si salva (e chi no) nel Report Mediobanca

Nella consueta classifica sui ricavi, su 16 brand solo tre hanno registrato un segno più. Ma l'appesantimento patrimoniale pesa soprattutto sulle piccole imprese

  • 20 Maggio, 2026
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Lo stato di difficoltà del settore vino è evidente anche dall’analisi delle performance dei grandi brand. Nel corso del 2025, rispetto a un anno fa, i ricavi della gran parte delle imprese presentano segni negativi. Le vendite complessive rilevano un -2,8% rispetto al 2024, con un mercato estero (-3,4%) più debole di quello nazionale (-2,2%), secondo Mediobanca, che ha preso in esame 255 società di capitali con fatturato superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro. Si confermano, quindi, i timori dello scorso anno con sette cantine su dieci che avevano dichiarato di essere preoccupate per il calo dei consumi. Nella consueta classifica, nelle prime sedici posizioni (vedi tabella in basso) solo tre società hanno registrato un segno più. Si tratta di Terre Cevico, Mack & Schuhle e Mezzacorona.

Top player in difficoltà

Ai primi posti si confermano Cantine Riunite-Giv, con 635,1 milioni di fatturato (in calo del 4,6% sul 2024), il polo vinicolo Argea (462,9 mln di euro e -0,3%), seguito da Italian wine brands con 395,9 mln (-1,5% sul 2024). Si mantiene ampiamente sopra i 300 milioni di ricavi anche la cooperativa romagnola Caviro (351,3 mln), che ha registrato una diminuzione sensibile del giro d’affari pari all’8,8% tra 2025 e 2024.

Il gruppo di testa è seguito da otto società tra 200 e 300 mln di euro. A partire da Antinori, che nel 2025 ha fatturato 259,7 mln di euro (-0,7%), dalla veneta Herita Marzotto Wine Estates (246,7 mln di euro, -0,6%), dalla cooperativa trentina Cavit (242,8 mln di euro, -4,1%), poi La Marca, attiva nella spumantistica, con ricavi a 234,7 mln di euro (-6,5%). La cooperativa Terre Cevico segna un incremento dei ricavi a 213,2 mln (+3,4%), così come il gruppo Mezzacorona (213 mln, +0,3%) e Mack & Schühle Italia (205,7 mln, +0,1%). Sopra i 200 mln di euro c’è anche il Gruppo Collis (202,7 mln di euro) in calo del 7,6 per cento. Tra gli altri player, si segnalano le flessioni in doppia cifra per Zonin1821 (-10,2% a 188 mln di euro) e per Vivo Cantine (-11,8% a 157,2 mln). In lieve arretramento anche la piemontese Fratelli Martini Secondo Luigi, a 198,2 mln di euro di ricavi con un calo dell’1 per cento sul 2024, e Mionetto, con -0,7% a 179,7 mln di euro.

Soffrono soprattutto le imprese sotto 30 mln di euro

Nel 2025, scrive Mediobanca, le imprese di minori dimensioni (sotto 30 milioni di euro di fatturato) hanno sofferto più della media: vendite complessive a -3,5% sul 2024 penalizzate da un andamento molto deficitario dell’export (-6,2%). Un altro fattore penalizzante è l’appesantimento patrimoniale e finanziario. Secondo gli analisti questo «limita la flessibilità e la capacità di adattamento». Infatti, i ricavi delle società con un’incidenza degli immobilizzi materiali sul totale attivo maggiore del 30% si sono ridotti del 3,7% (rispetto al -1,9% delle altre imprese) con un export a -4,7% (rispetto al -2,1% delle società con minore incidenza).

Il 2025 ha visto un peggioramento dei margini delle imprese vitivinicole. Nel 2025, l’Ebitda (margine lordo) si è ridotto del 4,2% sul 2024, l’Ebit (margine netto) del 9,5% e il risultato netto (utile) del 7,5 per cento.

Perdono ristorazione, vendite dirette e online

Le vendite on premise, nel canale del fuori casa, sono in flessione. Il segmento Horeca (che pesa per il 17,2% del mercato) ha perso il 2% sul 2024, il segmento enoteche e wine bar ha segnato -5,1% (con una market share del 5,5%). Segno meno per le vendite dirette di vini (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Male anche il canale online con -2,4% per i siti internet aziendali e -3,6% per le piattaforme terze.

Resistono gli spumanti. No-low alcol sotto lo 0,5%

Considerando i tipi di prodotto, a tenere sono gli spumanti (-1,5% di vendite complessive rispetto al -3,3% degli altri vini). Il segmento biologico, fa sapere Mediobanca, ha raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% di vendite nel 2025). I vini no-low alcol pesano attualmente meno dello 0,5% delle vendite totali. Considerando le fasce di prezzo, soffre di più la fascia intermedia, in calo del 3,1%, rispetto al -2,7% dei vini basic e al -2,2% dei premium.

Alla voce export, nel campione di imprese analizzato da Mediobanca, la decrescita è del 2,8% verso i Paesi Ue (37,2% del totale) e del 6,3% verso gli Stati Uniti (che pesano per il 70% sulla macro area del Nord America), mentre è quasi stabile il Regno Unito (-0,7 per cento).

Alto rischio deprezzamento: occorre ridurre la produzione

«I dati Mediobanca confermano il quadro difficile. Di fronte alla necessità di rispondere al calo strutturale dei consumi e a fattori geopolitici sempre più impattanti – commenta il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi intervenuto alla presentazione dello studio – lo scenario è cambiato rispetto a pochi anni fa. Siamo chiamati a reagire con un’impresa vino più manageriale e razionale». Preoccupa il calo del risultato netto (-7,5%), che è «significativamente superiore alla contrazione del fatturato ed evidenzia una forte compressione dei margini e una struttura dei costi poco flessibile».

Unione italiana vini auspica, per questo, una razionalizzazione dei processi aziendali ma «serve intervenire – sottolinea Frescobaldi – con un approccio sistemico, a partire da un contingentamento della produzione attraverso la riduzione delle rese. Perché con un eccesso di offerta e un livello alto di giacenze, il rischio grosso è il deprezzamento – già in atto – anche delle nostre produzioni di qualità».

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