Fiere internazionali

Come cambia il Prowein: meno numeri, più realtà. E ammette i suoi limiti

Düsseldorf ridimensiona la fiera e punta su qualità e business concreto: meno espositori, meno visitatori, ma incontri più mirati. Intanto cresce il confronto con Parigi e si apre una nuova fase

  • 19 Marzo, 2026
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La fiera di Düsseldorf prova a ripartire da sé stessa. E, per una volta, lo ammette. Nel comunicato ufficiale si parla apertamente di mercato in consolidamento, di necessità di “affinare il profilo” e rendere la fiera più utile per il business reale. Un passaggio in cui si inserisce anche un cambio di direzione. Da ottobre 2025 è arrivato Frank Schindler, uomo di settore, chiamato proprio per rimettere a fuoco identità e funzione. «Non possiamo permetterci di adagiarci su quanto fatto negli ultimi anni: la nostra ambizione è sviluppare costantemente ProWein, rafforzandone in modo deciso la rilevanza per il trade e per i decision maker. Vogliamo rendere la fiera sempre più uno strumento concreto di business, più mirato, più efficiente, capace di rispondere davvero alle esigenze del mercato».  Tradotto: qualcosa non funzionava più.

Messe Düsseldorf / Tillmann

Cambio di rotta: un ritorno a dodici anni fa

Il ridimensionamento è stato evidente e sono i numeri a raccontare l’inversione di crescita. Nel 2026 gli espositori sono passati dai circa 3.400 da 63 Paesi, contro i 4.100 del 2025. In calo anche i visitatori: 31mila da 105 nazioni, rispetto ai circa 45mila dell’anno scorso. Tuttavia, non è necessariamente un male. ProWein torna indietro di dodici anni. Più compatta, meno dispersiva e senza quel senso di smarrimento da deserto che si respirava nell’ultima edizione. Padiglioni più piccoli, meno chilometri a vuoto, incontri più mirati, ma molto lontano dall’entusiasmo commerciale di allora. Prima si cresceva, ora si riduce. Anche fuori dalla fiera lo si percepisce: lo stesso hotel dell’anno scorso ci è costato circa il 40% in meno. Meno speculazione, finalmente. Ma anche meno pressione e spirito internazionale.

Cosa funziona e cosa no

Dentro, l’organizzazione tiene, agevolata anche da altri numeri. L’app di matchmaking funziona (oltre 70mila contatti generati). Nell’ultimo giorno, con lo sciopero dei trasporti – ormai una specie di tradizione – la macchina reagisce: navette, taxi, Uber, aeroporto a dodici minuti. Però ci sono i “vuoti”. Domenica e metà lunedì reggono bene, l’ultimo giorno è buono per le partite a carte.

Messe Düsseldorf / Tillmann

Voci dai padiglioni

Le voci degli espositori riportano il senso di questa edizione. Per Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi, la fiera rimane centrale. «Il legame tra Lugana e Germania è fortissimo e soprattutto nella prima giornata abbiamo avuto tanti contatti, anche nuovi dal Nord Europa, in particolare dal Belgio. Torneremo senza dubbio». Alessio Planeta, dell’omonima azienda, offre una precisa raffigurazione dell’ultima edizione. «È una fiera sempre più piccola e sempre più locale. Parigi cresce, qui si riduce. Il momento è complesso, ma la direzione sembra netta». Mentre per Hans Rebhholz «A Parigi sei uno tra tanti. Qui, come produttore tedesco, sei al centro, il focus principale. Abbiamo partecipato per la prima volta a Wine Paris e siamo rimasti moderatamente soddisfatti: le prossime due edizioni diranno tutto sul derby». Ed è lì, infatti, che si giocherà la partita. Düsseldorf non è più la vetrina globale di qualche anno fa, ma resta strategica per mercati decisivi per il vino italiano: Germania e Svizzera su tutti, ma ha capito che deve cambiare. E qualche segnale si vede.

Sandro Bottega rincara: «Ci siamo, abbiamo lavorato e torneremo, ma di certo non è una fiera florida», racconta mentre contratta scherzosamente con importatori americani. Infine, un commento che ridimensiona tutto e fa venire i brividi. «Abbiamo impiegato due giorni per arrivare a Düsseldorf a causa dei missili» dice Victoria Agromakova di Wines of Ukraine. «Alcune cantine storiche sono state bombardate, abbiamo passato metà inverno senza elettricità. Ma vogliamo andare avanti e la delegazione con dieci produttori lo dimostra».

Messe Düsseldorf / Tillmann

Flashback

Il problema è strutturale in questa fase delicata di business. Tre fiere ravvicinate – Parigi, Düsseldorf, Verona – sono troppe. Logorano aziende e persone. E sempre più operatori iniziano a scegliere. La scelta emotiva è facile: Parigi. Tutti, in fondo, vogliono stare sotto la Torre Eiffel. Ma a un certo punto tocca fare i conti. Parigi continua a crescere, ha fatto proprio lo spirito internazionale di ProWein degli anni migliori,   ma rischia di cadere negli stessi errori: espandersi fino a diventare dispersiva, perdere controllo, trasformarsi in una vetrina infinita con un rapporto espositori-visitatori del tutto fragile. Düsseldorf, invece torna ad essere quello che era oltre 10 anni fa: una fiera europea, fortemente tedesca, nettamente meno globale sia come base di cantine che di operatori. Alla fine dei conti, ProWein 2026 è andata leggermente meglio delle attese. Che erano le più basse degli ultimi 20 anni.

Tre Bicchieri sul Reno

Affluenza decisamente importante, migliore di Parigi, per il nostro evento Tre Bicchieri di sabato 14 marzo alla Rheinterrasse, che ha visto protagoniste ben 100 cantine premiate.  Nel corso della manifestazione sono state celebrate le novità della guida Top Italian Restaurants, con tre nuovi ingressi (Piazza Sorrento – 1 Spicchio, Prinzinger by Saittavini – 2 Bottiglie e Cecino’s 1 Forchetta) tra i premiati che confermano come la ristorazione italiana in Germania sia in crescita e con notevoli margini di miglioramento.

Tra i premiati troviamo: Thewaytonapoli a Düsseldorf (1 spicchio), Piazza Sorrento a Krefeld (1 spicchio), Ristorante Scala a Hagen (2 spicchi), fino alle insegne solide per la carta dei vini come Saittavini a Düsseldorf (3 bottiglie). Sul fronte ristorazione, riconoscimenti anche per L’Arte in Cucina e Piazza Saitta (2 forchette), insieme a una rete sempre più ampia di indirizzi affidabili tra Düsseldorf, Colonia e Wuppertal. A completare il quadro, il seminario dedicato alla Valtènesi. Una masterclass costruita mettendo a confronto i vini sottili ed eleganti a base groppello del Garda con quelli della Provenza in un dialogo diretto e senza filtri.

 

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