Crisi dei consumi

"Il vino parla agli over 50: zero investimenti su packaging e campagne tv". Parla il distributore Doreca

Il general manager Luca De Siero denuncia la stagnazione del mercato in parte dovuta ai produttori che "hanno tirato i remi in barca", in parte ai ristoratori che "applicano ricarichi del 300%"

  • 26 Febbraio, 2026
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ยซNel 2025 lโ€™horeca ha vissuto due importanti fenomeni: il calo delle visite complessive ai locali e le strategie prudenziali dei consumatori. Il risultato รจ un calo dei consumi dellโ€™1,5%. Doreca registra fondamentalmente un pareggio nellโ€™ambito di una stagnazione nei consumi fuori casaยป.

A parlare รจ Luca De Siero, general manager e direttore commerciale di Doreca, azienda specializzata nella distribuzione all’ingrosso e al dettaglio di bevande per hotel, ristoranti e caffรจ che vanta 16 filiali e 10mila etichette. Il core business, pari allโ€™80%, si concentra appunto sui consumi fuori casa ma da cinque anni, lโ€™azienda ha puntato sulla multicanalitร  con un presidio di negozi fisici di proprietร  attraverso la quale si rivolge sia agli operatori che ai consumatori. ยซVogliamo diventare un partner di riferimento per il comparto delle bevande. Il nostro mindset รจ che qualsiasi consumatore o cliente pensi a Dorecaยป, assicura De Siero.

Avete subito gli effetti della sovrapproduzione di vino? Sono diventati troppi i vini da piazzare?

Come รจ noto, lโ€™Italia ha conosciuto una superproduzione di vino nel 2024, superando la Francia con 48 milioni di ettolitri. Di conseguenza ci portiamo dietro scorte importanti: ci sono milioni di ettolitri di stock. Cโ€™รจ un fenomeno di eccesso di offerta, sia come ettolitri che come etichette e marche. Anche noi avvertiamo il sovraffollamento sia sul piano del prodotto, sia su quello del prezzo e della quantitร  di brand ed etichette.

Dal suo osservatorio conferma la crisi dei consumi? Come si comporta il comparto del vino rispetto ad altri?

Sia a livello di federazione dei distributori sia a livello di impresa, osserviamo un calo dei consumi di vino del 3-4%, mentre tutto il mercato perde lโ€™1%. Pertanto sรฌ, il vino soffre piรน di altri. I rossi e i vini fermi calano del 7%. Il mondo delle bollicine e degli spumanti – che vale il 30% del totale – tiene con una crescita del 2-3%. Per un distributore medio la categoria vini vale 15-17 punti di fatturato, per noi il 19%.

La crisi dei consumi vi porterร  a ridurre il catalogo dei vini?

Analisti ed esperti prevedono per le nuove generazioni un calo del consumo procapite. Cโ€™รจ una tendenza ad andare verso il bio e il no alcol. Pertanto ci aspettiamo una riduzione del catalogo dei vini. E poi cโ€™รจ pure un problema prezzi.

In proposito Assoenologi ha chiesto alla ristorazione di ridurre i ricarichi sui vini per non far fuggire i consumatori. Anche voi attribuite la responsabilitร  degli aumenti alla ristorazione?

Noi chiediamo un posizionamento dei prezzi piรน corretto. Oggi la media di costo della bottiglia nella ristorazione รจ di 17 euro. La media del calice รจ di 7 euro. Confermo: il problema รจ il ricarico del ristoratori. Cโ€™รจ un disequilibrio nei margini della filiera. Noi imponiamo 28-30 punti in piรน sui vini, ma i ristoratori poi fanno ricarichi del 300%. Nella media una bottiglia di vino esce dalla cantina a 4 euro, noi la distribuiamo a 5-6 euro e il ristorante la propone a 18 euro. Ma questo significa che se io acquisto a 100 poi rivendo a 130 ma il ristoratore arriva a 350. Insomma, abbiamo un problema.

Il prezzo dei vini entry levelย nelle carte dei ristoranti aumenta: cโ€™รจ il rischio di allontanare proprio i giovani cioรจ i consumatori del futuro?

I giovani si allontanano per il prezzo di posizionamento troppo alto, cosรฌ soffriamo una riduzione tendenziale del consumo di vino da parte dei giovani. Non so quanto potremo intervenire sul prezzo perchรฉ il ristoratore fa i suoi conti.

Il rafforzamento della presenza dei distributori nel panorama italiano contribuisce allโ€™aumento dei listini?

No, non credo. Noi distributori italiani andiamo incontro a una scrematura e riconsolidamento nelle grandi cittร : questo processo non porta ad aumenti di listino. Piuttosto, vediamo lโ€™aumento di listino nellโ€™ultimo miglio: lo stesso succede nel mondo della birra. Ristoratori e baristi vanno troppo al di lร  delle capacitร  di spesa del consumatore medio: li stiamo sensibilizzando a lavorare sulla cultura del prodotto che spinge alla seconda bevuta piuttosto che finire fuori mercato.

Ci sono margini per diminuire il prezzo dei vini da parte vostra?

Il distributore dispone di una bassa leva per incidere sul prezzo. I margini dei distributori sono coerenti con la domande della filiera. Ripeto: lโ€™aumento dei prezzi dipende soprattutto dal gestore.

Che cosa si puรฒ fare dunque per abbassare i prezzi dei vini?

Occorre far capire allโ€™esercente che deve cercare un giusto posizionamento: con un prodotto di qualitร  puรฒ incentivare il cliente a prendere mezzo calice in piรน, sempre nei limiti imposti dalla salute e dalla legge. Viceversa, molti aumenti dei prezzi non sono giustificati dalla qualitร  dei vini.

Qual รจ la vostra posizione sui low alcol e no alcol?

Se ne parla moltissimo sia nel mondo del vino che in quello della birra, ma in realtร  valgono veramente poco: siamo sotto lo 0,5% del mercato. Certo, cresceranno ma non saranno mai cosรฌ significativi da contrastare rossi e fermi che valgono il 50% della categoria. Parliamo di 25 milioni di ettolitri. Insomma, lo 0,5% del mercato dei no alcol non potrร  coprire le perdite di consumo.

Come si comunica il vino in Italia? Cโ€™รจ un approccio vecchio? Cosa si puรฒ fare dal vostro punto di vista?

Si, cโ€™รจ un approccio troppo vecchio che va rimodellato sulle nuove generazioni. Molte aziende dovrebbero riposizionarsi e cambiare modalitร  di approccio al mercato e perfino il packaging. In questo ambito il vino ha fatto poco. Gli spiriti hanno dato un grosso impulso anche al packaging che ora vale tanto quanto il prodotto. Pensiamo alla forma delle bottiglie: nel mondo del vino รจ sempre quella, le bottiglie del gin sono quasi da gioielleria. Ma cโ€™รจ dellโ€™altro.

Prego.

Il distributore puรฒ spingere fino a un cero punto, ma molti produttori vitivinicoli non arrivano al punto di vendita, non investono sulla formazione nรฉ sui wine ambassador. Dovrebbero impegnarsi a comunicare meglio e ad avere una visione chiara del consumatore. Se ti accontenti del consumatore di 50 anni ok, ma se vuoi il trentenne devi fare qualcosa di piรน.

Qual รจ lโ€™etร  dei consumatori di vino che vengono nei vostri store?

I professionisti – gestori di locali e barman – provengono dalle etร  piรน diverse. I consumatori privati sono soprattutto 50enni cultori del bere o giovanissimi appassionati intorno ai 25 anni.ย  Non cโ€™รจ la fascia intermedia, tra i 35 e i 50: sono milioni di persone con maggiori capacitร  di reddito e spesso single.

Che tipo di comunicazione dovrebbero fare i produttori per questa fascia di consumatori?

A me pare che il vino comunichi molto poco in televisione. Ci sono brand della birra – penso ad Heineken e altri – che sono sempre in promozione. Le aziende vitivinicole con fatturato e profitti simili non comunicano mai, non fanno campagne media nazionali, neanche sui social. In piรน servirebbe lavorare su packaging e testimonial. Infine, come ho giร  detto, non fanno nemmeno formazione. Insomma, hanno tirato i remi in barca. Ma cosรฌ facendo il posizionamento finale della bottiglia รจ troppo alto e porta a creare una mancanza di elasticitร  tra domanda e offerta: 30 euro a tavola รจ tanto se la bottiglia allโ€™origine costa 7 euro.

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