Non ha bisogno di presentazioni: Cristina Mercuri รจ ormai per tutti la prima Master of Wine italiana donna. E in un mondo ancora molto declinato al maschile va bene cosรฌ. Il suo รจ stato un percorso ad ostacoli (fin qui, tutti superati) ma a cui si aggiungono nuovi obiettivi. Uno su tutti? โContribuire a creare un sistema vino piรน contemporaneo e senza pregiudiziโ. Di genere, certo, ma anche di contenuto. Perchรฉ in un futuro incerto, la parola dโordine รจ ascoltare. Ascoltare il mercato, i nuovi consumatori, le nuove esigenze. Via libera, quindi, a vino no e low alcol, bag in box, tappo a vite. Storcano pure il naso i puristi: il futuro si conquista sul campo e cogliendo le nuove opportunitร , cosรฌ come Cristina ha fatto con la sua vita.

Lei รจ la dimostrazione che cambiare vita รจ possibile. Comโรจ successo che ad un certo punto del suo percorso ha deciso che il vino sarebbe stato il suo lavoro?
Era il 2013. Fino ad allora il vino era stata una passione coltivata in modo amatoriale da autodidatta, mentre parallelamente andavo avanti prima con il percorso universitario in legge, poi con la pratica forense, infine con gli studi legali. Ma ad un certo punto ho capito che non ero per nulla felice. E allora ho provato il piano B: il vino. Ho buttato il cuore oltre lโostacolo e ho pianificato la mia carriera futura: masterclass sul vino, diploma Wset, percorso da Master of wine. Avevo 30 anni e se dovevo lasciare una professione avviata, allora dovevo puntare in alto.
Un percorso non facile ma oggi ha messo la spunta a tutti gli obiettivi. Realizzato il sogno, cosa viene dopo?
Adesso il mio obiettivo รจ contribuire ad unโindustria del vino piรน moderna, piรน contemporanea, piรน professionale. Da qui a dieci anni vorrei che il vino italiano fosse piรน vicino alle esigenze del consumatore e piรน manageriale.
Che periodo รจ questo per il vino?
Il vino sta attraversando un momento non felice per questioni di macroeconomia, guerre, crisi, cambiamenti di gusti. Sappiamo che cโรจ una contrazione dei consumi, ma piรน che dei vini super premium, mi preoccuperei della fascia media che soffre soprattutto per la concorrenza.
A tal proposito, lei che fa anche consulenze per le aziende vitivinicole, cosa consiglia di fare?
Di lavorare sul potere del brand. In un comparto in cui la competitivitร รจ enorme, a vincere รจ il marchio piรน forte. Il vino, perรฒ, paga lo scotto di un marketing poco incisivo – siamo sempre stati piรน concentrati sulle vendite – di fronte ad una concorrenza di altri prodotti dove il marketing รจ davvero ben strutturato. Penso alle bevande di altro tipo, ai superalcolici e anche ai prodotti non alcolici.

Visto che li ha tirati in ballo lei: cosa ne pensa dei vini dealcolati? Il dibattito in Italia รจ molto acceso tra favorevoli e contrari.
Personalmente credo che il no alcol possa essere una risorsa. Per questo รจ giusto che rimanga nel comparto vino: lasciarlo in mano allโindustria delle bevande significherebbe perdere fatturato importante. Non temo affatto che cannibalizzi i consumi di vino tradizionale: il dealcolato รจ e resterร una nicchia.
I detrattori dicono che i vini senza alcol non sono qualitativamente buoni. Lei cosa risponde?
La qualitร dipende dalla consapevolezza. E i produttori oggi non hanno ancora molta consapevolezza di come maneggiarli. Spesso si parte dalla massa di vino e si prova a dealcolare. Invece, bisogna partire dalla vigna: lavorare sui vitigni piรน adatti come quelli aromatici, vendemmiare leggermente in ritardo per ottenere la massima maturazione aromatica fino a scegliere il giusto metodo di dealcolazione. Facile dire che un vino dealcolato รจ cattivo. Le cose bisogne farle buone e bisogna anche sbrigarsi. Se ci fermiamo alla frase โvino dealcolato uguale vino cattivoโ non lo recuperiamo piรน.
Cโรจ poi unโaltra categoria su cui si sta molto puntando: il low alcol.
Ottenere un vino naturalmente a bassa gradazione alcolica, con un buon equilibrio qualitativo, รจ sicuramente la sfida del futuro. Oggi piรน variegata รจ lโofferta piรน il consumatore si sente comodo nello sperimentare. Se si accende la spia del movimento all’acquisto il circolo diventa virtuoso.

Vale anche per i packaging alternativi come bag in box o lattine, che ancora soprattutto in Italia restano dei tabรน difficili da superare?
Sono formati che hanno successo lรฌ dove la sostenibilitร รจ molto sentita. In Italia, invece, se la bottiglia non รจ di vetro si pensa subito che la qualitร sia scadente. ร soprattutto una questione di immagine, ma pensiamo a quanta Co2 si potrebbe risparmiare se il consumatore fosse piรน aperto, invece, di approcciarsi con pregiudizio alle novitร . Stessa cosa vale per i tappi a vite.

Young handsome man sommelier tasting red wine in cellar
Ma รจ un pregiudizio del consumatore, delle cantine o di chi fa da intermediario tra i due?
Molto spesso i primi a storcere il naso sono i sommelier e i professionisti del settore.
Se le dico vino naturale, lei cosa risponde?
Che non esiste. Semplicemente perchรฉ da un punto di vista scientifico il vino รจ frutto della manipolazione umana. E dal punto di vista legale, qualche anno fa la corte europea ha dichiarato che naturale รจ un termine ingannevole che non puรฒ essere utilizzato.
Allora chiamiamolo come vogliamo, ma diciamo che cโรจ una tipologia di vino che si riconosce nel concetto di naturalitร .
Ci sono dei buoni vini artigianali, fatti con tecnica, competenza e magari senza bisogno di aggiungere additivi. Ma io che li bevo non devo accorgermene nรฉ devo giustificare i difetti. Pericoloso รจ il trend di quei produttori che fanno vini alla carlona, che magari fanno male alla salute, nascondendosi dietro al naturale. Io tiferรฒ sempre per i vini buoni e puliti.
Ci dica la veritร : i giovani sono ancora interessati al vino? Niente risposte rassicuranti.
Non molto. E questo crea disagio nel settore. Ma bisogna capire il perchรฉ. Probabilmente anche noi โ io compresa – fino ad una certa etร eravamo disinteressati al vino preferendogli altro, come per esempio i cocktail.

Come li riagganciamo, dunque, questi ragazzi?
Li riagganciamo attraverso i canali che utilizzano loro stessi. Mi piacciono quelle cantine che oggi fanno i mini reel dove dicono โoggi ti porto con me e ti faccio vedere come faccio il rimontaggioโ. Ovviamente รจ importante che il linguaggio usato rimanga serio e non sia ridicolo, ma non puรฒ essere nรฉ troppo aulico, nรฉ troppo romantico, altrimenti allontana. Bisogna trovare parole che sappiano descrivere esattamente un processo, un sentore o una sensazione. In questo, il percorso da Master of Wine aiuta molto perchรฉ passi giornate intere a ragionare su una singola parola.
Un esercizio che perรฒ, per anni forse molti di noi โ metto dentro anche i giornalisti โ non hanno fatto.
Ho sentito sommelier che parlavano di vino come se stessero raccontando una scheda tecnica. Trovo, inoltre, che si metta troppa enfasi sul naso e poca su altri elementi che sono piรน facili da comprendere per un consumatore, come il corpo, lโintensitร , lโaciditร . Mettere in soggezione il cliente non รจ una buona strategia: lo allontana.
Ad allontanare, perรฒ, in molti casi รจ stato anche il prezzo. Di chi รจ la colpa?
ร vero che ci sono ristoranti di fine dining che applicano ricarichi maggiori, ma non mi sento di condannarli visto i costi che hanno per tenere su lโintera struttura.
E come lo spieghiamo alle nuove generazioni, giร cosรฌ distanti dal vino?
Capisco che il prezzo possa essere un enorme svantaggio per loro. A volte i ragazzi ci provano a comprare delle bottiglie con i loro pochi risparmi, ma poi magari si imbattono in un vino non buono e non tornano piรน. Per questo credo che debbano essere le stesse aziende a risolvere il problema.
In che modo?
Lavorando sulla qualitร dei vini di fascia abbordabile. Vini buoni che si affiancano alle altre linee aziendali.
Ai ristoratori potremmo, invece, suggerire di lavorare di piรน sulla mescita? Tanto ormai tra etilometro e salutismo, ma chi se la beve unโintera bottiglia a cena?
La mescita รจ unโottima alternativa, spesso poco battuta a causa della pigrizia di certi ristoratori.

Guardiamo, invece, alle tipologie: cโรจ ancora futuro per i rossi?
Certo. Vedo ancora molti consumatori orientati verso i rossi, magari meno strutturati rispetto al passato, piรน morbidi e golosi.
Perchรฉ, invece, malgrado i tentativi, i rosati non riescono a sfondare?
ร una tipologia da prendere piรน seriamente, anche perchรฉ enologicamente รจ tra le piรน difficili da fare. Cโรจ anche da dire che la qualitร in Italia non รจ ancora delle migliori: รจ giusto avere dei rosati di primo prezzo per una beva piรน disinvolta e giocosa, ma bisogna anche ripensare seriamente alla categoria.
Una categoria che sembra sfidare la crisi รจ, invece, quella degli sparkling: sempre piรน territori italiani si stanno lanciando nella produzione. Ma cโรจ futuro oltre il Prosecco? O prima o poi anche questa โbollaโ finirร per scoppiare?
Oltre il Prosecco rimane lโItalia del metodo classico. Penso al Franciacorta o al Trentodoc. ร vero, per ora le bollicine spuntano dappertutto: dalla Toscana alla Puglia, ma devo dire che spesso i risultati sono soddisfacenti. Il futuro? Per tracciare un trend servirebbe massa critica e al momento lโunica denominazione con grandi numeri รจ quella del Prosecco, che dobbiamo ringraziare perchรฉ รจ una bandiera italiana nel mondo.

La domanda che segue lโavrร giร sentita mille volte, ma รจ giusto continuare a farla fino a quando non cambierร la risposta: il vino รจ ancora un mondo al maschile?
Nei numeri, rispetto al passato, ci stiamo apparentemente avvicinando alla paritร , ma nei fatti siamo ancora distanti, se pensiamo che cโรจ ancora una disparitร del 10% negli stipendi e che gli uomini ricoprono il 70% dei ruoli apicali. ร vero che oggi sono cresciute le donne alla guida delle cantine, ma nella maggior parte dei casi si tratta di aziende ereditate dalla famiglia. Siamo sinceri: quante donne vengono assunte come ceo? In quanti sceglierebbero una donna al posto di un uomo?
Anche contando le presenze femminili nei consigli di amministrazione dei consorzi, ci si rende conto che la paritร รจ ancora lontana. Come mai?
Probabilmente perchรฉ sono circoli del potere vecchia maniera basati ancora su logiche machiste. Ma vale per tutta la societร . In un mondo perfetto si avrebbero pari opportunitร a pari condizioni, ma nel nostro mondo non si gareggia alle stesse condizioni se tutto il tema della cura della famiglia grava ancora quasi interamente sulle donne. Mi piacerebbe che tutti potessero competere sul merito come ho fatto io, che perรฒ, guarda caso, non ho una famiglia, ma solo un gatto.

Personalmente le รจ capitato di essere vittima di sessismo?
Qualche anno fa mi chiesero un preventivo per condurre una masterclass di vini in una nota azienda di gioielli. Lo preparai. E alla fine mi dissero che perรฒ a condurre non potevo essere io: serviva un uomo. Poi ci sono le battute da spogliatoio, tipo โVado al banchetto, non per il vino ma per la biondaโ. Cose che mi lasciano scioccata, ma per fortuna riguardano persone che prima o poi andranno in pensione.
Facciamo un gioco: ci dica delle frasi che sarebbero da bollare con un bel โche fastidio!โ (Ditonellapiaga docet).
La lista รจ molto lunga. โUna donna รจ piรน sensibile nelle degustazione, quindi piรน bravaโ: che fastidio! โCi sono vini maschili e vini femminiliโ: grande fastidio! โI vini rosati sono da donnaโ: molto fastidio! Tratto da una storia vera: โNon potrai essere una brava enologa perchรฉ sei una donna e farai figliโ: fastidio, fastidio, fastidio. Diciamo che รจ un continuo fastidio quasi tutti i giorni.
Intanto, sembra banale, ma giร avere una Master of Wine donna in Italia รจ un segno dei tempi che cambiano.
Sรฌ, diciamo che รจ un fatto. Mi impegnerรฒ a non lasciare indietro nessuno.
Chiudiamo lโarmadietto e gettiamo la chiave: cosa lascerebbe dentro?
I vini cattivi. Oggi ci sono tutte le tecnologie possibili a disposizione, quindi, per favore: estraiamoli bene questi tannini. A volte vedo ossidazioni scioccanti. Portiamo avanti solo vini fatti bene: ce la possiamo fare.
Un mantra per il futuro del vino?
Mettersi in ascolto.
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