Degustazioni

Il Brunello giovane batte quello invecchiato: la sorpresa a Montalcino

A Vinitaly il confronto tra Brunello di Montalcino 2011 e 2021 racconta un cambio di paradigma: oggi freschezza, equilibrio e stile contano più della semplice evoluzione nel tempo

  • 21 Aprile, 2026
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A Montalcino, come in tanti altri territori del vino italiano, quasi ogni annata recente ha fatto registrare temperature medie e massime record, superando – e non di poco – la media degli ultimi trent’anni. Ormai parlare di annate “calde” è diventato riduttivo: per valutare e inquadrare il risultato finale bisogna tenere conto di molti più fattori che in passato.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino è sicuramente all’avanguardia nella lettura dei millesimi. Il sistema di valutazione Brunello Forma, introdotto due anni fa, si basa sull’elaborazione dei dati provenienti da 54 stazioni meteorologiche distribuite sul territorio, incrociandoli con analisi chimiche e organolettiche condotte su vini già certificati come Brunello. A questo si aggiunge l’assaggio da parte di un panel internazionale di Master of Wine a poche settimane di distanza da Benvenuto Brunello, fondamentale per la valutazione finale.

Quando l’età non basta più

Il nuovo modello è stato alla base della retrospettiva condotta a Vinitaly dal Master of wine Gabriele Gorelli MW, che ha messo a confronto due annate solo apparentemente simili: la 2021 e la 2011. Entrambe indubbiamente calde, ma con andamenti profondamente diversi. Delle due, la 2021 ha fatto registrare temperature medie più elevate ed è stata anche la seconda annata più siccitosa dal 2003, seppur con piogge più abbondanti a fine stagione che all’inizio. In primavera alcune gelate hanno ridotto i volumi in partenza, soprattutto nel quadrante nord-est della denominazione. In estate si sono contati 11 giorni sopra i 35 °C, di cui 4 oltre i 38 °C, ma con minime molto più basse  e, di conseguenza, notevoli variazioni termiche tra giorno e notte.

La 2011, appena più “fresca” sulla carta, ha fatto registrare due giorni in meno sopra i 35 °C e uno solo oltre i 38 °C, ma con una distribuzione delle piogge più irregolare. Precipitazioni importanti in primavera hanno lasciato spazio a siccità estrema tra l’estate e settembre. Molto più bassa l’escursione termica notturna.

Il nuovo Brunello di Montalcino

Il risultato nel calice va letto non solo sulla base dei dati dell’annata, ma anche alla luce di un evidente cambiamento stilistico. L’annata 2021 rappresenta un punto di svolta, con una virata diffusa – anche nelle aree più calde e meridionali di Montalcino – verso un’interpretazione più contemporanea del Sangiovese, che non rinuncia del tutto alla potenza tipica della denominazione, ma gioca su di un frutto più fresco, tannini piú fini e una struttura complessivamente più snella, con un’acidità in evidenza che rende la beva decisamente più scorrevole.

I 2011, al contrario, giocavano all’inizio su di uno stile ricco e concentrato. “Rispetto ai 2010, celebrati dalla critica ma rigidi in gioventù, i Brunello 2011 avevano una grande ricchezza di frutto che li rendeva molto immediato”, spiega Gorelli. Oggi, quel frutto è già parzialmente svanito, sopraffatto da note evolutive che li rendono po’ cupi. I sei versati mostrano una struttura paradossalmente non imponente, anzi molto assottigliata dall’evoluzione.

La degustazione dei Brunello di Montalcino 2011

I Brunello di Montalcino 2011 di Tenuta Silvio Nardi e Loacker Estates – Corte Pavone spiccano nella batteria  per integrità e profondità: il primo con una progressione snella, ma sostenuta da ottima freschezza, e un finale garbatamente evoluto. Il secondo appena più autunnale, ma anche dotato di spigoli giusti che ne garantiranno la tenuta ancora per un po’.

Ricco e avvolgente Sesti, che alterna spezie, erbe disidratate e qualche nota eterea a un frutto ancora generoso che lo rende molto allettante in questa fase, anche se appena monocorde. San Giorgio si muove su toni fungini e ferrosi, con acidità interessante, ma un finale caldo e lievemente asciugante che ne limita la precisione. Tenuta Luce punta sulla freschezza, con una traccia vegetale che attraversa un sorso giovanile e sfuma in un finale un po’ amarognolo. Campogiovanni chiude la prima batteria con note evolute di sottobosco, tabacco e pellame. Il frutto è quasi scomparso, la struttura è sottile, ma l’acidità discreta lo rende ancora abbastanza godibile, seppur senza margini di miglioramento nel tempo.

La superiorità dell’annata 2021 

La conferma più diretta del pedigree superiore dell’annata 2021 arriva dal Brunello di Montalcino di Sesti: coerente con il 2011 in termini di pienezza del frutto, ma con più spinta acida e un finale decisamente più complesso e raffinato. Timido – ma molto energico – Ugolforte di San Giorgio, a suggerire una curva  evolutiva più lenta del 2011 della stessa azienda. Sulla stessa linea d’onda gli altri quattro: Castelgiocondo di Marchesi Frescobaldi é relativamente semplice, ma estremamente valido se rapportato al prezzo e alle quantità prodotte; La Mannella di Cortonesi e Fattoi, per quanto un po’ contratti adesso, il primo più moderno e il secondo più classico, hanno grinta e spessore giusto per dare soddisfazioni nel tempo. Paesaggio Inatteso di Camigliano mostra un po’ di calore ed evoluzione in più derivanti dalla zona assolata; freschezza adeguata e un tannino ben gestito riescono comunque a dargli equilibrio.

Insomma, mentre i Brunello di Montalcino 2011 sono in bilico tra evoluzione e spigoli ancora evidenti – e in molti casi non raggiungeranno mai un equilibrio ideale tra le due parti – i  Brunello di Montalcino 2021 riflettono un’annata di prospettiva, che lascia intuire ben altre traiettorie nel tempo. A dimostrazione di come ogni millesimo – soprattutto se caldo – faccia storia a sé.

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