Berebene

In un antico casale dei Castelli Romani c'è una famiglia che produce uno dei migliori Frascati

La malvasia del Lazio, detta anche malvasia puntinata, è il vitigno protagonista del vino principe del territorio sul fronte bianchista. Qui vi presentiamo una grande etichetta che costa meno di 20 euro

  • 13 Marzo, 2026
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Il Frascati è il vino bianco simbolo della viticoltura del Lazio, (come il Cesanese lo è per i rossi), vittima di un passato esaltante dal punto di vista commerciale ma non da quello qualitativo. Con una piccola provocazione, potremmo affermare che la sfortuna del Frascati è di essere la zona vinicola più vicina a Roma: quando nel Dopoguerra la Città Eterna aveva iniziato a richiedere un enorme quantitativo di vino, ai Castelli Romani (Città italiana del vino 2025) decisero di puntare alla quantità, ovviamente a scapito della qualità produttiva, immettendo sul mercato vini banali, senza identità e carattere, da consumare quotidianamente a casa e nelle tante osterie che costellavano la città, ma anche le colline a sud di Roma dove i cittadini andavano a cercare un po’ di ristoro nel fine settimana.

Vigneto Casale Marchese a Frascati|Vigneti Casale Marchese a Frascati|Castel de Paolis Cantina|F|Vite dei Castelli Romani

Oggi questo passato sembra definitivamente alle spalle, grazie all’intervento di viticoltori illuminati che hanno preso pienamente consapevolezza delle potenzialità del territorio, tra aziende storiche o nate in tempi recenti, alcune delle quali sono state premiate con i Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento, o comunque arrivate alla degustazioni finali per la guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, come la famiglia Carletti – oggi alla settima generazione, con Alessandro, l’amministratore, e Ferdinando, l’agronomo – che da oltre due secoli è proprietaria dell’Azienda Agricola Casale Marchese.

Casale Marchese, la storia dell’azienda

La prima menzione del casale risale al 1301, poco prima del famoso schiaffo di Anagni che diede il via alla cattività avignonese, papa Bonifacio VIII lo citava tra i possedimenti degli Annibaldi, potente famiglia della Roma medievale. Poi, in pieno Rinascimento, il Casale divenne la dimora  del Marchese Emilio de’ Cavalieri, compositore e organista italiano. da cui il nome “Casale Marchese”.

Nel corso del tempo la tenuta ha ispirato artisti, poeti e letterati come Clara Wells, che lo riporta nel 1878 in uno dei suoi libri o la si trova citata in alcuni documenti storici come il Catasto Pontificio del 1860. La famiglia, inoltre, conta nel proprio albero genealogico due illustri cardinali: Ludovico Micara (1775-1847) e Clemente Micara (1879-1965), a cui è dedicato il vino “Clemens”. Una parte del palazzo, la cui veste attuale risale al XVIII secolo. è la dimora della famiglia Carletti, mentre l’altra ala è destinata alla produzione vinicola. Una parte del Casale è stata ristrutturata e restituita a nuova vita di recente, dove è stata costruita una cantina all’avanguardia.

Il Frascati, la zona di produzione e i suo vitigni

Con “Frascati” ci riferiamo a due denominazioni: il Frascati Doc (che risale al 1966) e il Superiore Docg (dal 2011) che insistono su un’area di più di 8000 ettari tra la parte pedocollinare e le pendici del versante settentrionale dei Colli Albani, comprendendo i comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, oltre che su zone di Monte Compatri e addirittura del Comune di Roma; si tratta molto spesso di terreni vocati, minerali, formatisi con la lunghissima attività dell’antico vulcano laziale, colline che respirano le brezze che spirano dal mare e che permettono alle uve di maturare in un contesto del tutto salubre.

Il Frascati è frutto di un blend di diverse uve: a farla da padrone è la malvasia puntinata (o la malvasia di Candia), con una quantità non inferiore al 70%; il restante 30% può essere affidato a bellone, bombino bianco, greco bianco, trebbiano toscano, trebbiano giallo.

 

Frascati Sup. Quarto Marchese 2024 – Casale Marchese
Punteggio: 94/100

Il Frascati dal Miglior Rapporto Qualità Prezzo

Svetta il Quarto Marchese ’24 di Casale Marchese, un Frascati fine ed incisivo allo stesso tempo, affinato in acciaio, selezione da vigne di oltre 40 anni di età. I profumi vanno dalle erbe aromatiche a toni più scuri e complesso di fieno, idrocarburi e spezie. Il sorso brilla per energia soprattutto salina, ma è anche voluminoso e sfaccettato, lungo nei rimandi iodati e fumè. Un’interpretazione del vino principe dei Castelli Romani che ci ha pienamente convinto e che, infatti, è arrivato alle degustazioni finali per la guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, oltre ad aver  ottenuto il premio come Miglior Rapporto Qualità Prezzo Regionale nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso. Il resto della gamma di vini proposti dall’azienda comprende il Clemens, che combina malvasia del Lazio e chardonnay, caratterizzato da struttura e pienezza, ma anche dalla giusta freschezza; il Frascati Superiore, agrumato e salino, e il Rosso Eminenza, assemblaggio di montepulciano, cesanese e uve internazionali, dotato di un bagaglio fruttato piacevole e invitante.

Le foto sono di www.facebook.com/casale.marchese/

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