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Il rosato simbolo dell’Abruzzo: 10 Cerasuolo imperdibili sotto i 20 euro

Nel Cerasuolo d'Abruzzo la potenza materica del montepulciano viene imbrigliata in vini leggeri che, nelle migliori versioni, incanalano l'energia del vitigno nella giusta direzione. Come quelli della nostra selezione

  • 14 Marzo, 2026
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Il Cerasuolo d’Abruzzo rappresenta una delle essenze più autentiche della regione, la cui produzione vinicola è parte integrante dell’economia locale. La vendemmia 2024 ha portato con sé un incremento quantitativo e soprattutto una qualità media in netto miglioramento, non dimentichiamo la difficile annata 2023 anche per l’Abruzzo a causa della peronospora (in alcune zone della regione si arrivò a perdere anche l’80% del raccolto). Questo “rosato-non rosato e rosso-non rosso”, come è stato definito, ha fatto registrare una produzione di oltre 116mila ettolitri rispetto ai 95mila del 2023, quasi il 22% in più rispetto all’anno precedente.

Nel Cerasuolo le due anime dell’Abruzzo

Durante le degustazioni per l’ultima edizione delle guide Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso e BereBene 2026 del Gambero Rosso abbiamo potuto constatare che sono aumentati i Cerasuolo veraci, capaci di restituire tutta l’energia del montepulciano in una veste più leggera, fresca e immediata, vini che uniscono in un unico calice le due anime dell’Abruzzo, quella montana e quella costiera, e che, non a caso, sono amati visceralmente dagli stessi abruzzesi. Il Cerasuolo, ottenuto dalla vinificazione delle uve montepulciano in purezza con breve macerazione, per noi è il vino del futuro. Il Cerasuolo d’Abruzzo è uno di quei vini che parlano prima alla propria terra, è amato in maniera quasi viscerale e atavica dagli stessi abruzzese.

«Al momento è la vera possibilità della regione di raccontare chi è, arriva da un vitigno dalla grande personalità ma che con una macerazione breve ne esalta la freschezza, la godibilità e la schiettezza», per usare le parole di Luigi Di Camillo, enologo e titolare, con i genitori e la sorella, della cantina Tenuta I Fauri, che ha ottenuto il premio di Rosato dell’Anno 2026 del Gambero Rosso con il suo Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024. 

Ricostruire la storia di alcune cantine che con tenacia si dedicano alla valorizzazione del Cerasuolo, è spesso un’occasione per toccare con mano «quel legame profondo tra famiglia, terra e tradizione che negli anni si è spesso assottigliato», come ci ha spiegato Matteo Zappacosta, quinta generazione della famiglia Zappacosta che abbiamo premiato per il Miglior Qualità Prezzo Regionale sulla guida BereBene 2026 grazie al loro Cerasuolo d’Abruzzo 2024.

 

Il colore del Cerasuolo d’Abruzzo

La definizione di rosato va un po’ stretta al Cerasuolo d’Abruzzo, col suo bel colore “cerasuolo” per l’appunto, una particolare sfumatura che richiama quella delle ciliegie mature e non a caso, il termine deriva proprio dalla parola dialettale “cerasa” (che significa ciliegia). Non è un rosso pieno e cupo come quello dei vini rossi strutturati, né un rosato pallido come quelli provenzali o del nord Italia. È intenso, a volte brillante, con tonalità vive che spaziano dal rosa ciliegia al rosso rubino chiaro, è una sfumatura identitaria, riconoscibile. E su questo aspetto il Consorzio Vini d’Abruzzo sta lavorando a un progetto per introdurre nel disciplinare del Cerasuolo d’Abruzzo una definizione precisa del colore, con lo scopo di difendere le versioni tradizionali, più cariche, da quelle più chiare che strizzano l’occhio alle mode ma snaturano il concetto stesso di Cerasuolo

Va detto che è inutile, e probabilmente anche controproducente, snaturare il Cerasuolo scaricandone il colore: un Cerasuolo dovrebbe essere color “cerasuolo”; per i rosati scarichi, buccia di cipolla, alla moda provenzale, ci sono altre denominazioni, e non tutti devono per forza produrre tutto, solo per completare la gamma e compiacere il mercato. Inoltre, troppe volte ci siamo trovati davanti a Cerasuolo che profumano come negozi di caramelle: forse lasciare un po’ più a briglia sciolta il montepulciano, almeno in questa tipologia, sarebbe più gradito.

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I Cerasuolo d’Abruzzo dal miglior rapporto qualità prezzo

Ecco la selezione delle 10 etichette di Cerasuolo d’Abruzzo che abbiamo apprezzato di più durante le degustazioni per le guide Vini d’Italia 2026 e BereBene 2026 tra quelle che troverete in enoteca e negli shop on line a meno di 20 euro.

 

Cerasuolo d’Abruzzo 2024 – Zappacosta

L’azienda Zappacosta affonda le sue radici nei primi del Novecento, quando Adamo e il figlio Antonio iniziarono a produrre vino con metodi tradizionali. Oggi a guidarla sono Adamo e suo figlio Matteo, rispettivamente quarta e quinta generazione di viticoltori, che dal 2016 conducono i vigneti in biologico. Le vigne si trovano tra Chieti e Bucchianico, a circa 350 metri d’altitudine, su suoli calcareo-argillosi. La produzione aziendale valorizza i vitigni autoctoni come montepulciano, trebbiano, cerasuolo e pecorino, con le etichette suddivise su due linee.  L’azienda ci aveva convinto lo scorso anno e ci ha stupito in questa edizione. Adamo e Matteo ci hanno presentato una gamma interessante in cui ci sono anche alcuni picchi. Uno è rappresentato dal Cerasuolo ’24, verace nei toni di pepe nero, grafite e camino spento; materico al palato, energico e ritmato grazie a un lieve tannino; finale salino.

Cerasuolo d’Abruzzo Fonte Cupa 2024 – Camillo Montori

Pochi nomi possono vantare una presenza tanto longeva e continua nel panorama vinicolo abruzzese quanto quello della famiglia Montori. Con un’attività agricola documentata già alla fine del XIX secolo, l’azienda rappresenta una delle espressioni più autentiche e solide della viticoltura collinare del versante teramano. La cantina ha sede a Controguerra, in una fascia di transizione tra la dorsale appenninica e l’Adriatico; il profilo produttivo è solido e coerente, basato su una viticoltura rispettosa delle varietà del territorio e su una vinificazione che privilegia pulizia espressiva e capacità evolutiva. Gamma solida per Montori, che conferma precisione espressiva nei diversi vitigni. Nel Cerasuolo d’Abruzzo Fonte Cupa ’24 una sensazione di salsedine si intreccia a note di lampone maturo e grafite. La bocca è gustosa, piacevolmente materica, sapida e sfumata su sensazioni di agrumi scuri.

Cerasuolo d’Abruzzo Le Vasche 2023 – Caprera

L’azienda muove i suoi primi passi nel 2012 grazie all’intuizione di Luca Paolo Virgilio e dell’amico Alfonso Morelli, affascinati da un fazzoletto di terra in contrada Vasca, a Pietranico, tra il Gran Sasso e la Majella. Qui, tra boschi, uliveti, grani antichi e api, mettono radici e nel 2014 impiantano montepulciano e trebbiano. La prima vendemmia del 2016 dà vita a vini artigianali che raccontano la vitalità del territorio e nel 2020 avviano la cantina vera e propria, cuore del progetto. Fermentazioni spontanee e zero interventi invasivi creano vini vivi, autentici, espressione intensa dell’Abruzzo selvaggio. La gamma proposta dall’azienda è sicuramente una delle più interessanti della regione. Il Cerasuolo Le Vasche ’23 mostra cenni di pietra focaia e pepe bianco, prima di slanciarsi in un palato identitario e di gran carattere.

Cerasuolo d’Abruzzo Marcantonio 2024 – Tommaso Olivastri

Non è una novità del nostro Berebene il Cerasuolo d’Abruzzo Marcantonio ’24; e non è nemmeno la prima volta che sia l’etichetta che spicca tra quelle proposte dalla piccola azienda di Tommasso Olivastri e delle figlie Chiara e Valentina. È un rosato piuttosto tipico nelle note di grafite e ciliegia rossa croccante, è rinfrescante al sorso grazie alla scia acido-sapida che si allunga in un finale infiltrante.

Cerasuolo d’Abruzzo Costa del Mulino 2024 – Cantina Frentana

La cooperativa di Rocca San Giovanni mette insieme il lavoro di circa 600 soci per una produzione annua che supera il milione di bottiglie. Nell’ampia gamma prodotta, spicca la linea Costa del Mulino, da cui abbiamo scelto questo fragrante Cerasuolo ’24, dal profilo aromatico interessante fatto di piccoli frutti rossi, note iodate e agrumi, dal sorso tutto giocato sulla tensione acida.

Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024 – Tenuta I Fauri

Fondata da Domenico Di Camillo nel 1979, la tenuta è oggi gestita dai figli Luigi e Valentina, entrambi enologi, che hanno scelto di proseguire la tradizione familiare. Il vigneto si estende su circa 35 ettari ed è coltivato in regime di agricoltura biologica; le varie parcelle sono distribuite tra i comuni di Ari, Villamagna, Miglianico, Bucchianico, Chieti e Francavilla al Mare e sono coltivate con varietà autoctone: montepulciano, trebbiano, pecorino e passerina.  Fate scorta del Cerasuolo Baldovino ’24, perché la beva contagiosa di cui è dotato farà terminare in fretta le bottiglie. Lievemente pepato, camino spento, lampone maturo, poi una nota iodata che anticipa un palato che spiazza su suggestioni agrumate e di erbe aromatiche. Grande vitalità nel finale. Sono questi i motivi che ci hanno spinto a premiarlo come Rosato dell’Anno.


Cerasuolo d’Abruzzo Giusi 2024 – Tenuta Terraviva

Immersa nelle colline di Tortoreto, a pochi chilometri dal mare Adriatico, la Tenuta Terraviva è una cantina che ha fatto della sostenibilità e del rispetto per la natura i suoi principi fondamentali. Fondata nel 2006 da Pietro Topi e Pina Marano, l’azienda coltiva circa 22 ettari di vigneti, situati tra i 150 e i 250 metri di altitudine, su terreni argillosi e sabbiosi. Alla guida della cantina è oggi coinvolta anche Federica, figlia di Pina e Pietro, che rappresenta la terza generazione e porta avanti con entusiasmo una produzione improntata sull’artigianalità e sull’identità territoriale. La batteria, come ormai puntualmente avviene vendemmia dopo vendemmia, si è rivelata interessante, vini spigliati nella componente aromatica e agili dal punto di vista gustativo. Corrisponde a questa descrizione il Cerasuolo Giusi: bacche rosse, fiori, grafite si fondono in un profilo di carattere che apre la strada a un sorso di buona struttura, sapido, dall’affondo mediterraneo.

Cerasuolo d’Abruzzo Rosa-ae 2024 – Torre dei Beati

Loreto Aprutino è da tanti anni uno dei comuni più interessanti della viticoltura abruzzese, grazie a un contesto pedoclimatico unico e alla presenza di produttori capaci di valorizzarlo. In contrada Poggioragone, tra il monte Camicia e la vallata del Tavo, prende forma nel 1999 il progetto Torre dei Beati, fondato da Adriana Galasso e Fausto Albanesi. Provenienti da percorsi professionali estranei al mondo agricolo, decidono di recuperare le vigne di famiglia, convertendole fin da subito al biologico. L’azienda si è affermata nel tempo per un’identità chiara e coerente, con etichette capaci di coniugare carattere territoriale e profondità espressiva. Delizioso il Cerasuolo Rosa-ae ’24: unisce perfettamente durezze minerali e iodate a una componente fruttata più golosa. In bocca il sottofondo sapido lo rende succoso, mentre l’acidità dona spinta e grinta.

Cerasuolo d’Abruzzo Sup.Terre di Chieti Fossimatto 2024 – Fontefico

Situata a Vasto, sulla costa adriatica dell’Abruzzo, l’azienda è stata fondata nel 1996 da Alessandro Altieri. Nel 2006, i figli Nicola ed Emanuele, oggi con l’aiuto della sorella Valeria, hanno preso le redini dell’azienda, portando avanti la tradizione familiare con un approccio innovativo e sostenibile. I vigneti si estendono per una quindicina di ettari sul promontorio di Punta Penna, nel golfo di Vasto. I terreni sono argillosi, calcarei e in parte ciottolosi, ideali per la coltivazione di vitigni come pecorino, montepulciano, trebbiano, cui fa compagnia anche l’aglianico.  Più che convincente la prestazione generale dell’azienda, con l’acuto che si ripete anche quest’anno. Il Cerasuolo Fossimatto è caratterizzato da un tocco verace che mescola sensazioni di grafite e pepe nero. Al palato si percepisce un ricordo di ciliegia croccante che si mescola con un sottofondo iodato che rende la beva più efficace ed energica.

Cerasuolo d’Abruzzo Casino Murri 14° 2023 – Cantina San Giacomo

Attiva dai primi anni Settanta, San Giacomo è la storica cooperativa di Rocca San Giovanni, punto di riferimento vitivinicolo della provincia di Chieti. I suoi 200 soci coltivano con cura 300 ettari di vigneti distribuiti tra i comuni delle Colline Teatine. L’impegno condiviso ha permesso una crescita costante, soprattutto in termini qualitativi. Oggi la produzione si concentra sugli autoctoni abruzzesi per eccellenza: montepulciano, trebbiano e pecorino, proposti in una gamma ampia e rappresentativa. Casino Murri 14° è la linea che raccoglie le migliori etichette della gamma aziendale. Il Cerasuolo profuma di ribes, cui subentrano lievi toni di grafite. Bocca molto piacevole, di buona consistenza, fruttato ma non banale.

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