Il vino italiano cerca aria nuova. E cโรจ un continente a un passo dallโEuropa che per anni รจ rimasto ai margini delle strategie commerciali del settore perchรฉ รจ complesso, frammentato, discontinuo.
ยซIl mercato del vino nel resto del mondo รจ saturo, ma non รจ saturo in Africaยป, dice Stefano Gabba, italiano trapiantato a Cape Town, fondatore di Gabba International, importatore specializzato in etichette italiane. E il punto di partenza รจ giร tutto qui: se si parla di Africa come โnuovo mercatoโ, si sbaglia subito prospettiva. LโAfrica non รจ un mercato, รจ un insieme di mercati: 54 Paesi, dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, oltre 1,5 miliardi di persone, differenze profonde che non si possono comprimere in una categoria unica.

La linea che spacca il continente รจ anche culturale e religiosa: il Nord Africa รจ in prevalenza islamico, il Sud in larga parte cristiano. Ed รจ questa divisione, prima ancora dellโeconomia, a spiegare perchรฉ il Nord Africa non sia davvero un obiettivo naturale per lโindustria del vino. A complicare ulteriormente lo scenario ci sono barriere tariffarie che fanno saltare qualsiasi conto: nel 2025 due dei dieci paesi con i dazi piรน alti sul vino sono proprio qui, con il Marocco al 49% e lโEgitto a livelli quasi incredibili, fino al 1.800% sul fermo e al 3.000% sugli spumanti.
Detto questo, il continente non va venduto come una terra promessa, perchรฉ non lo รจ. Il valore totale delle esportazioni di vino verso lโAfrica resta piccolo se confrontato con altri blocchi: circa 659 milioni di dollari nel 2024 secondo Observatory of Economic Complexity, contro i 6,57 miliardi esportati verso lโAsia, e numeri superiori anche in Oceania e Sud America.
Tra chi sta iniziando a mettere un piede nel continente cโรจ Cavit, colosso cooperativo del Trentino. Lโapproccio รจ prudente: lโAfrica oggi pesa meno dellโ1% del business, ma viene vista come una scommessa necessaria. ยซSe non consideri questโarea, probabilmente perderai unโopportunitร ยป, dice lโexport director Andrea Nicolini. Un ragionamento simile lo fa Italian Wine Brands (IWB), che racconta unโaccelerazione piรน rapida: in tre anni รจ passata da un solo mercato africano a sette mercati attivi (Ghana, Mozambico, Kenya, Rwanda, Angola, Sudafrica, Nigeria), con Etiopia e Mauritius in fase avanzata, aumentando le spedizioni da un container a oltre quindici allโanno. Non una corsa allโoro, ma una costruzione di presenza, con tutti i costi e le frizioni che questo comporta.

Whalehaven vigneto in Sudafrica
Se si ragiona in modo superficiale, il Sudafrica sembra una porta dโingresso perfetta: grande economia, cultura del vino, canali distributivi strutturati. Ma proprio perchรฉ รจ un paese produttore, lโaccesso รจ tuttโaltro che agevole. Il vino locale ha un posizionamento di prezzo molto piรน basso del vino europeo e una qualitร ormai consolidata.
ยซNon possiamo competere nellโentry level. Non importerรฒ mai vini da 1,20 euro dallโItalia perchรฉ non possiamo venderliยป, dice Gabba. A questa pressione di mercato si somma la parte regolatoria: limiti e obblighi che trasformano ogni spedizione in una pratica. Gabba descrive un sistema dove perfino la vendita al dettaglio รจ vincolata da licenze, dove i supermercati possono vendere solo vino non fortificato e fino a 14% vol, e dove lโetichettatura diventa un lavoro a parte, perchรฉ spesso non ci si puรฒ appoggiare alle retroetichette dei produttori e si finisce per applicare sticker una volta che le bottiglie arrivano. Entro fine 2027, aggiunge, dovrร essere esplicitata la categoria (spumante, rosso, ecc.) con requisiti formali precisi.
Eppure, quando lโItalia entra nel modo giusto, qualcosa succede. Per vendere serve riconoscibilitร : Chianti, Valpolicella, Soave sono nomi che il consumatore sudafricano comprende e apprezza; il Sangiovese, tra Toscana e Romagna, gioca bene sul rapporto qualitร -prezzo; Prosecco e Pinot Grigio restano leve immediate. Cโรจ anche un dettaglio interessante: i sudafricani stanno piantando Sangiovese e Vermentino, e proprio qui il vino italiano puรฒ โmostrare pedigreeโ grazie al terroir dโorigine, cioรจ alla differenza vera.
Gabbaย aggiunge unโidea pratica, quasi provocatoria, pensando al surplus italiano: stoccare parte dellโeccesso in conto vendita presso importatori dei mercati in sviluppo, rendendo disponibile il vino lร dove si puรฒ creare domanda. ยซSe la disponibilitร non cโรจ, non possiamo vendereยป, dice, ricordando anche il ruolo del Sudafrica come snodo per far circolare bottiglie verso Mozambico, Zimbabwe, Zambia, Namibia.

Lagos, Nigeria
Per scala e dinamismo, la Nigeria non ha paragoni: oltre 230 milioni di abitanti, unโeconomia sostenuta anche dal petrolio, un PIL previsto in crescita del 4,4%, una classe media urbana che si allarga. I numeri delle importazioni sono chiari: nel 2024 la Nigeria ha importato 52,9 milioni di dollari di vino; lโItalia vale 2,3 milioni, circa il 4%. La Francia domina con 20,9 milioni e la Spagna segue con 7,9. Tradotto: lโItalia ha davanti un mercato grande e oggi ancora sotto-presidiato.
Non a caso Gambero Rosso ha portato a Lagos il Top Italian Wines Roadshow, per la prima volta, scegliendo la cittร che concentra consumi e trend: una metropoli da circa 20 milioni di persone, epicentro culturale e commerciale dellโAfrica occidentale. Lโambasciatore dโItalia in Nigeria, Roberto Mengoni, la mette in modo efficace: Lagos come fabbrica di tendenze per musica, cinema, arte; essere presenti in Nigeria significa anche influenzare ciรฒ che accade nel resto del continente. ยซLโeconomia della Nigeria รจ come uno spumante, molto effervescenteยป, dice, parlando di dinamismo, crescita della classe media, imprenditorialitร naturale.
Dentro questa cornice, il racconto piรน concreto arriva dal lavoro quotidiano degli importatori. Ehichioya Nicholas Isesele, fondatore di NicotaWines, parla di una domanda in evoluzione: piรน di 40 referenze in catalogo e un dato simbolico, perchรฉ mentre francesi e canadesi occupano ciascuno circa una dozzina di etichette, lโItalia prende โla parte del leoneโ. ยซLavoro piรน con i brand italiani perchรฉ sono facili da vendereโฆ la conoscenza del vino in Nigeria si sta evolvendo, la gente non compra piรน solo i vini famosiยป, spiega.
Il vino che, piรน di altri, racconta gusti e meccanismi di questo mercato รจ il Lambrusco. Isesele dice di aver iniziato con marchi entry level e di essere salito su fascia media e premium, citando un Settecani (Lambrusco Grasparossa DOC Amabile) che sta andando molto bene. Le ragioni sono limpide: dolcezza, facilitร , compatibilitร con la cucina speziata, grado alcolico non eccessivo. E attorno al Lambrusco ruota un secondo dato chiave: in Nigeria stanno andando forte anche Prosecco, visto come alternativa accessibile allo Champagne, e Moscato dโAsti; in generale, gli spumanti โcon un poโ di zuccheroโ crescono bene. Lโaspetto interessante, perรฒ, รจ che il mercato non si ferma lรฌ. Isesele parla anche di opportunitร per vini secchi e fermi: in hotel e ristoranti funzionano Grillo e Chardonnay.
Sui rossi, cita potenziale per Primitivo, Negroamaro, Appassimento, Nero di Troia, Nero dโAvola, soprattutto se reggono lโabbinamento con il piccante e restano in un prezzo sostenibile. E cโรจ un dettaglio โdi sistemaโ che vale piรน di una lezione: Lagos รจ il centro, ma lui lavora anche con partner ad Abuja e Port Harcourt, e prova a crescere Edo; lรฌ la domanda resta piรน orientata allโentry level, ma lโobiettivo รจ introdurre qualitร gradualmente.

Victoria Mulu-Munywoki
Altro giro altro mercato: Nairobi. Il mercato, in valore, รจ piรน piccolo: circa 21 milioni di dollari di import nel 2024, meno della metร della Nigeria, ma lโItalia qui pesa di piรน: 2,4 milioni, circa lโ11%. Tra le figure chiave del vino nel paese cโรจ Victoria Mulu-Munywoki โ sommelier, giudice del vino e capitana di Team Kenya ai World Blind Tasting Championships.
ยซLa cultura del vino in Kenya si รจ evoluta in modo notevole nellโultimo decennioยป, spiega. ยซLโeducazione al vino รจ fondamentale ed รจ stata un forte catalizzatore nel promuovere lโapprezzamento del vino. Unโeducazione continuativa darร forza agli importatori e al trade nel costruire portafogli diversificati e โa livelliโ. Li aiuterร a fare upselling di vini di qualitร in modo efficace. Viceversa, lโeducazione darร ai consumatori la fiducia per salire nella catena del valore ed esplorare diversi vitigni, vini di qualitร migliore e stili autentici provenienti da varie regioni. Lโeducazione aiuta a raccontare la storia dietro la bottiglia e resterร certamente cruciale per la crescita di lungo periodo del business del vino in Kenyaยป.
ยซIl vino italiano ha un potenziale infinito in Africa; tuttavia, i consumatori tenderanno sempre verso marchi conosciutiยป, dice Mulu-Munywoki. ยซI produttori devono partecipare attivamente alla crescita della cultura del vino locale attraverso unโeducazione adattata alle regioni, e gli eventi esperienziali sono un ottimo modo per costruire una connessione duratura con i consumatori; per esempio, il vino italiano abbinato al cibo locale รจ un modo impressionante per permettere ai consumatori di sperimentare vini di qualitร senza sentirsi alienati dalla loro storiaยป.ย

Stรฉphane Derweduwen
Il Mozambico, confinante con il Sudafrica, รจ un caso che mette insieme opportunitร e difficoltร . Il passato coloniale pesa sulla composizione delle importazioni: nel 2024 il vino portoghese vale 4,6 milioni di dollari, circa il 50% del totale; quello italiano resta a 729.000 dollari. Qui il problema รจ operativo: inefficienza burocratica, dogane, in alcuni casi corruzione.
Stรฉphane Derweduwen, fondatore di Vinum Africa, racconta di aver ridotto drasticamente i volumi: importava 10โ15 container lโanno, poi ha rallentato perchรฉ le licenze spesso non venivano validate, i container potevano restare settimane sotto il sole, e in dogana si chiedevano tangenti. A questo si aggiungono i problemi di pagamento: alcuni fornitori non accettano metical e si puรฒ arrivare ad attese di un anno, con perdita di credibilitร . La sua ultima importazione di vino italiano รจ del febbraio 2025. Oggi ha cambiato strategia: meno quantitร , piรน qualitร , 17.000 bottiglie in stock, con etichette come Barolo Palladino e Prosecco Schenk, perchรฉ importare piccole quantitร di fascia piรน alta risulta โmolto piรน facileโ.
Anche qui, perรฒ, la domanda non manca e assume forme inattese: Derweduwen cita un cliente che ha comprato un intero container per farne regali di Natale a famiglia e amici, gesto che in Europa appare quasi inconcepibile. Le dinamiche sociali, dice, sono diverse. Sul gusto, il Mozambico conferma una tendenza giร vista: preferenza per vini piรน dolci, fino allโabitudine di mescolare rosso e Coca Cola, usanza che viene collegata al passato, quando il vino poteva rovinarsi durante lunghi viaggi via mare e si โaggiustavaโ per renderlo bevibile. ยซUn Prosecco extra dry venderร meglio di un brutยป, dice, e osserva anche che il Moscato viene percepito come aperitivo piรน che come vino da dessert. Il suo punto, perรฒ, รจ economico prima che culturale: il potenziale รจ grande, ma senza investimenti dei produttori รจ difficile crescere. Gli importatori non possono caricarsi tutti i rischi, servono marketing e presenza, serve una risposta concreta alla domanda: โcosa sei pronto a fare per costruire il mercato?โ.

Cโรจ, perรฒ, un pregiudizio diffuso in Europa: lโidea che lโAfrica sia un continente da conquistare con rossi economici. Italian Wine Brands lo dice in modo netto: ยซIl successo in Africa non รจ guidato dal prezzo bassoยป, ma da categorie riconoscibili e coerenti con i contesti di consumo. Prosecco e spumanti, trainati da socialitร e ospitalitร ; Moscato e bianchi aromatici, perfetti per la nightlife urbana; rossi strutturati come Amarone, Primitivo, Ripasso e Super Tuscan, per corpo e versatilitร a tavola. E soprattutto unโosservazione che ribalta la narrazione โItalia = rossiโ; in vari mercati africani sono bianchi e bollicine ad aprire le porte, poi arriva la curiositร per denominazioni piรน complesse.
Iwb segnala anche quali marchi stanno performando meglio (VOGA Italia, Gemma di Luna, Elettra, Ronco dei Sassi) e apre un capitolo su un paese che, per dimensioni, inquieta e attrae: lโEtiopia. Oltre 130 milioni di abitanti, urbanizzazione in crescita, ma processi regolatori lenti; Iwb dice di avere stock giร approvati e container pianificati, in attesa delle autorizzazioni finali, con aspettativa di avvio commerciale nel 2026 una volta chiuse le procedure amministrative.
Tirando le somme, lโAfrica resta un mosaico in cui convivono entusiasmo e attriti: dazi, tasse, burocrazia, logistica, volatilitร economica, e in certi casi il rischio di corruzione. ร un lavoro da presenza, non da blitz. Ed รจ anche un lavoro che, per funzionare, chiede un cambio di atteggiamento: investire sul lungo periodo, costruire partnership locali, accettare che formazione ed eventi contino quanto le condizioni di fornitura.
Andrea Nicolini, da Cavit, lo riassume con una frase che vale piรน di un grafico: ยซNon pensiamo che lโAfrica sarร il nuovo El Dorado, ma se non ci sei, non lo saprai maiยป.
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