Intervista

L'etichetta bianca che ha cambiato la storia del Lambrusco. Alberto Paltrinieri: "All'inizio ci snobbavano, ora ci imitano"

La rivoluzione รจ stata la scelta del sorbara in purezza, che insieme al colore scarico, al metodo classico e al rifermentato ha dato una seconda vita alla Doc emiliana

  • 07 Gennaio, 2026
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Cento anni di attivitร , questโ€™anno, per la cantina Paltrinieri (nata nel 1926)ย massima espressione di Sorbara, paesino della provincia di Modena che incarna un modo specialissimo di essere Lambrusco. Ma sarebbe un errore esaurire questa storia nel solco della tradizione: Paltrinieri รจ anche un campione di innovazione avendo contribuito profondamente a rivoluzionare il mondo del Lambrusco, dal Sorbara in purezza dal colore rosa scarico alla scommessa sul metodo classico e la fermentazione in bottiglia.ย 

ยซMio papร  Gianfranco era lโ€™ultimo di cinque figli e ha perso il padre a 17 anni: da lui non ho mai avuto grandi spiegazioni sulle motivazioni di mio nonno Achilleยป, racconta Alberto Paltrinieri, terza generazione della famiglia alla guida dell’azienda dal 1998. ยซMio nonno costruรฌ la cantina con lโ€™abitazione dove viviamo. Non รจ una costruzione riadattata come tante a cavallo delle due guerre, ma รจ nata per essere quello che รจ da sempre: un luogo dove si produce vinoยป.

Alberto Paltrinieri con la moglie Barbara

Come furono gli inizi?

Mio nonno era un chimico farmacista. Una famiglia che stava bene: essere laureati allโ€™inizio del secolo scorso non era poco. Fa il suo mestiere in unโ€™epoca che precede lโ€™industria farmaceutica. La nostra abitazione era anche un laboratorio dove il nonno faceva i preparati galenici. La mia famiglia ha sempre abitato qui: abito in via Cristo, di lร  cโ€™รจ via Paltrinieri dove cโ€™era la corte di famiglia. Achille ha realizzato tutto pensando a chi veniva dopo di lui: non vedo lโ€™ora di chiederglielo e di ringraziarlo, anche se ho intenzione di stare qui ancora a lungo.

Poi tocca a suo padre Gianfrancoโ€ฆ

I miei si sposano allโ€™inizio degli anni Sessanta. Lโ€™attivitร  riprende e si struttura sempre con una dimensione artigianale e familiare. รˆ stato cosรฌ fino a quando ho finito di studiare, anche se per la veritร  ho perso un poโ€™ di tempoโ€ฆ

Come mai?

Studiare a Bologna negli anni Novanta non era facile (sorride; ndr): cโ€™erano molte โ€œdistrazioniโ€ se le vediamo dal punto di vista dei genitori. A me, studente in agraria, queste distrazioni hanno restituito gli interessi che ancora coltivo. Sono stati gli anni piรน belli. Se sono quello che sono รจ perchรฉ ho โ€œpersoโ€ quel tempo: ne ho guadagnato in rapporti e in apertura mentale. Fin da allora ho fatto parte dellโ€™esperienza di Comunione e liberazione. Lโ€™onda lunga ideologica era evidente. Ricordo gli anni della โ€œPanteraโ€, ero solidale con le motivazioni degli studenti: non cโ€™erano luoghi dove i ragazzi potessero trovarsi. Io ero mosso da un ideale cristiano, ma anche tanti altri amici erano mossi da altri ideali ugualmente grandi. Ho guardato con simpatia e interesse pure chi era molto lontano da me e aveva convinzioni ideologiche molto forti. Non era tempo buttato ma investito facendo anche iniziative culturali. Il mondo dellโ€™universitร  di agraria era piccolo e siamo rimasti vicini. Torno a quei momenti con una nostalgia bella.

Quale ereditร  hanno lasciato quegli anni sul Paltrinieri vignaiolo?

Ho imparato che cโ€™รจ la possibilitร  di stare al mondo puntando al massimo. Proprio in quegli anni un mio amico mi spronรฒ a fare il Lambrusco piรน buono del mondo: ยซSe ti metti a lavorare con i tuoi devi puntare in altoยป.

Quanto conta il territorio nella sua storia?

Se esiste un luogo che si chiama Sorbara dove si coltiva un vitigno che รจ il Lambrusco di Sorbara e cโ€™รจ una denominazione che si chiama Lambrusco di Sorbara ci sarร  un motivo. Nel panorama del Lambrusco, il Sorbara lo riconosci sempre. Sul piano del colore รจ il piรน chiaro anche quando รจ piรน scuro. Lo riconosci anche a occhi chiusi perchรฉ รจ il piรน acidulo, non hai bisogno di fare i corsi di sommelier. E nelle degustazioni รจ sempre il piรน verticale. I nostri vigneti si trovano nella zona di terra piรน stretta tra il Secchia e il Panaro, due affluenti del Po che si avvicinano man mano che scendono dalle montagne. Un tempo tracciavano il confine tra la provincia di Modena e quelle di Bologna e Reggio Emilia. Quandoย entrano nel territorio di Modena i due fiumi si restringono proprio al Cristo di Sorbara dove si trova la nostra cantina.

Che significa stare tra due fiumi?

Lโ€™origine alluvionale del suolo รจ un tratto assolutamente distintivo: lo vedi dalla poca presenza di argilla e da una forte presenza di limo e di sabbia. Dopo che lโ€™aratro passa sulla sabbia non vedi neanche il solco: un terreno sciolto e poco compatto che trasferisce ai vini grande finezza. Quando ogni anno si procede allโ€™assemblaggio delle vasche per fare le basi รจ sempre uno stupore. Siamo in pianura, a 23 metri sul mare, e non facciamo la macerazione: da dove vengono allora questo profumo e questa finezza? Vengono dal vitigno e dal suolo sabbioso. Fabrizio Loschi, l’artista che ci segue da 15 anni, diceva che siamo nella โ€œMesopotamia del Sorbaraโ€.

รˆ lui che fa le etichette del vostro vino. Come vi siete conosciuti?

Lo conobbi tramite Cl, quando fu coinvolto dai miei amici dellโ€™universitร  per produrre unโ€™opera a sostegno di un progetto di fund raising a Bogotร  in Colombia. Restรฒ colpito dai miei vini, ma mi disse: ยซI tuoi vini sono buoni, perรฒ le tue etichette sono veramente brutteยป. Cosรฌ pian piano, abbiamo rifatto quelle vecchie e realizzato quelle nuove grazie a lui. Ci ha fatto dono della sua amicizia e ci ha fatto crescere anche sul piano della comunicazione.

Quando ha preso in mano le redini dellโ€™azienda che fase attraversava il Lambrusco?

Nel 1996 era un momento florido: i vigneti erano molti di piรน ed erano ben curati, la situazione di mercato era buona ma cโ€™era un grande livellamento. La nostra piccola azienda aveva una clientela fatta quasi esclusivamente da privati ma la vendita diretta cominciava a scricchiolare. Dovevamo cambiare, inventare qualcosa di buono capace di differenziarci da altre strutture piรน grandi, entrare nel mondo della ristorazione e delle enoteche.

Da dove comincia il cambiamento?

Avevamo giร  lโ€™etichetta โ€œgiallaโ€ e abbiamo fatto lโ€™etichetta โ€œbiancaโ€: fu il primo Sorbara in purezza, necessario per dare valore al prodotto e per essere riconosciuti. Ho sempre guardato con ammirazione allโ€™etichetta della Vigna del Cristo di Cavicchioli. Noi siamo stati i primi a scriverlo in etichetta e a sviluppare questa specialitร .

Ma il disciplinare prevede fino al 40% di Salaminoโ€ฆ

Feci proprio questa domanda al presidente del consorzio di allora. Ma leggendo attentamente il disciplinare abbiamo scoperto che il Sorbara deve arrivare โ€œalmenoโ€ al 60% e che il Salamino puรฒ arrivare โ€œal massimoโ€ al 40%: il che vuol dire che puoi fare anche 100 di Sorbara e zero di Salamino. Mio padre Gianfranco mi ha sempre detto: ยซArcordet bein chโ€™al Sรณrbara da pรชr lo lโ€™รจ piรฒ boun (Ricordati bene che il Sorbara da solo รจ piรน buono)ยป. Con lโ€™anno solare 1998 mio papร  mi intesta lโ€™azienda e proprio del 1998 รจ il primo Sorbara in purezza con etichetta bianca.

Il monovitigno di Sorbara รจ stata una rivoluzione. Insieme con la novitร  del colore rosato scaricoโ€ฆ

Le due cose vanno di pari passo. Oggi siamo in grado di raccogliere le uve separatamente ed รจ piรน facile capire che il Sorbara vinificato da solo ti dร  un colore piรน scarico e maggiore aciditร . Allโ€™inizio non era un progetto: รจ stata una scoperta che ha richiesto tempo e coscienza. Il colore scarico ci ha aiutato a capire che la finezza superiore veniva dallโ€™assenza di macerazione. Insomma: meno colore uguale finezza superiore. I vini che abbiamo giร  realizzato e quelli che ancora verranno sono il frutto della mossa iniziale: il Sorbara in purezza.

Che accoglienza ebbe questa novitร ?

Leclisse รจ lโ€™etichetta che fece piรน rumore, per noi fu un punto di svolta. Era unโ€™epoca in cui il recente appeal dei vini rosati neanche ce lo sognavamo, andavano di moda i Super Tuscan e i Grasparossa e Reggiano, lambruschi molto carichi: il nostro vino era fuori dal coro. Fu snobbato come tutte le cose nuove ma subito dopo fu guardato con attenzione e, se possibile, imitato: il che mi fa molto piacere. Con quel colore piรน scarno, zero corpo, zero residuo e tanta finezza, siamo sempre stati un passo avanti e anche adesso siamo facilmente riconoscibili. Oggi trovi finalmente il Sorbara in purezza nei ristoranti importanti. Al di lร  dei meriti sono molto piรน contento del fatto che molti hanno preso la stessa strada e hanno fatto anche meglio. Ci sono aziende piccole che hanno scelto questa strada con dialogo, precisione e studio. Tutto questo fa territorio.

Poi arriva anche la sperimentazione del metodo classicoโ€ฆ

Negli anni Ottanta cโ€™era Giuseppe Bellei, papร  di Christian, che faceva dello โ€œchampagneโ€ con il Sorbara e non se lo filava nessuno. Era considerato un pazzo ma รจ stato un innovatore. Il mio amico Paolo Massobrio, che allโ€™Hosteria Giusti di Modena aveva provato dei Sorbara di Bellei, mi spronรฒ: ยซPerchรฉ non lo provi anche tu?ยป. Non sapevo farlo ma cercando di fare il meglio sono andato proprio da Christian Bellei per chiedergli consigli. Imitare รจ la molla che fa andare avanti il mondo: poi aggiungi qualcosina di tuo. Giusto guardare chi รจ davanti ed รจ piรน bravo. Una volta presi 3,5 al compito di latino e la professoressa mi disse: ยซPaltrinieri, hai copiato dalla persona sbagliata, se avessi copiato la Rigotto almeno ci sarebbe stato qualcosa di buonoยป. Christian mi diede una mano e cosรฌ nacque il nostro Grosso: un vino โ€œfrutto dellโ€™amiciziaโ€, scrisse la Gazzetta di Modena. Dallโ€™iniziativa di Giuseppe Bellei al nostro metodo classico sono passati 30 anni: se qualcuno lo avesse preso sul serio prima, oggi avremmo visto un altro film.

Vigneti di Sorbara

Vale lo stesso, piรน in generale, per lโ€™affermazione del Sorbara?

Sรฌ, lo sforzo sul Sorbara, uno snobbato vitigno di pianura dallโ€™aciditร  naturale, avremmo potuto farlo giร  40 anni fa: abbiamo perso tanto tempo. Il Sorbara merita di brutto, lo sappiamo tutti: ed รจ una buona opzione per smarcarsi dalla omologazione โ€œlambruschivendolaโ€.

Un altro tassello importante: il ritorno del rifermentato in bottigliaโ€ฆ

Il rifermentato รจ parte della nostra tradizione. Le autoclavi di charmat arrivano dopo: mio papร  le acquistรฒ solo perchรฉ poi le avrei potute gestire io. In Trentino lo chiamano metodo familiare: sul piano tecnologico non ti serve quasi nulla. Ma del rifermentato abbiamo preso coscienza solo dal 2008-09 in avanti. Clienti, critici, amici mi raccomandavano: ยซNon smettere di farloยป. Se lo dicevano in tanti, vuol dire che forse ero io a non dare il giusto valore a ciรฒ che avevo. Oggi Radice, il nostro rifermentato, esprime lโ€™origine: in etichetta cโ€™รจ lโ€™estratto di mappa. Oggi se non fai lโ€™ancestrale o pet nat non sei nessuno, ma per noi non รจ una moda. Per la nostra storia il rifermentato non รจ un metodo, รจ il vino.

Che momento vive oggi il Lambrusco?

Tra crollo dei consumi e denigrazione salutistica รจ un momento tragico. Inoltre da decenni nel mondo del Lambrusco cโ€™รจ tanta omologazione. Dagli anni Ottanta, con lโ€™avvento del metodo Martinotti e dei grandi numeri delle grandi cantine, assistiamo alla banalizzazione di un vino rosso con le bolle abboccato. Con un riverbero sul mercato in termini prezzi: oggi non possiamo aumentare di un centesimo, ma partiamo giร  da remunerazioni bassissime. Cosรฌ si punta a spendere meno: basta guardare come vengono trattati i vigneti nelle floride province di Modena e Reggio Emilia. Non fai opera di fino, non pulisci piรน scoline e fossi, non fai azioni precise e puntuali contro la flavescenza dorata: sono costi che non ti riconosce nessuno. Panorama catastrofico.

Quanto incidono in negativo cantine sociali e grandi produttori?

Abbiamo dato troppe deroghe per le Igp: peccato che abbiano lo stesso nome delle Doc. Prima era reddito per tutti, ma oggi questo sistema non รจ piรน possibile. Ognuno per la sua parte di responsabilitร  deve fare qualcosa.

Come cercano di fare i Custodi del Lambrusco?

I Custodi sono mossi da un desiderio di dar valore a quel che fanno. Siamo sulla stessa linea: sono miei amici, con loro ho molti piรน punti in comune rispetto ad altre aziende piรน grandi.

E il consorzio?

Per me resta un riferimento. รˆ il luogo in cui bisogna portare queste istanze e coltivare una possibilitร  di dialogo. Ma รจ bene che ci sia unโ€™azione parallela: la diversitร  รจ una ricchezza. Quindici anni fa fondammo il โ€œSimposio dei lambruschiโ€ con lo stesso intento. Del resto, io gioco in un altro campionato rispetto a certe cantine, mi viene naturale interloquire con chi รจ piรน simile a me.

E quindi?

Rispetto a tanta frammentazione mi piacerebbe che ci mettessimo tutti attorno al tavolo per dirci quali sono i problemi e fare la fotografia reale a partire dal campo. Ogni singolo bene parziale รจ importante: nelle cooperative ci sono centinaia di microaziende agricole. Ma ci sono anche le piccole realtร  che non sono valorizzate abbastanza. Qual รจ il bene comune? Possibile che non troviamo un linguaggio comune? Altrove, come nella Champagne, รจ successo: non possiamo dire che non รจ possibile.

Che cosa vede nel futuro di questo mondo diviso del Lambrusco?

Mio figlio Giovanni, enologo, ha 26 anni: si vede spesso con i suoi coetanei di altre cantine per assaggiare insieme e discutere. Passare del tempo insieme per confrontarsi รจ un segno di speranza. Ed รจ piรน bene comune di altri.

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