Oltrepò Pavese

"Crisi Terre d'Oltrepò? Un errore non ascoltare i produttori: serve un tavolo di confronto". L'appello di Centinaio

Il vicepresidente del Senato e produttore del Pavese interviene sulla situazione della coop lombarda e si dice pronto ad entrare nel Consorzio. Per il territorio chiede l'istituzione di una strada del vino per rilanciare l'enoturismo

  • 23 Aprile, 2026
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La presentazione a Vinitaly delle prime bottiglie di Classese, il metodo classico a base di pinot nero, ha segnato una svolta nelle scelte del Consorzio dell’Oltrepò Pavese. Il nuovo corso è stata apprezzato anche da Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, anch’egli produttore del territorio con la cantina Bosco del Sasso, che ha appena presentato alla Biblioteca del Senato un documentario sull’Oltrepò Pavese : un viaggio tra colline, borghi medievali e prodotti ittici, pensato per un turismo sostenibile. Partiamo proprio da qua.

L’enoturismo è un’opportunità non ancora colta dall’Oltrepò. Che cosa manca? Servirebbe l’istituzione di una strada del vino?

Spero che la strada sia fatta. Il nostro è un bel territorio a mezz’ora da Milano, con un’autostrada che lo attraversa e aeroporti vicini. Da esperto di turismo dico che la possibilità di lavorare su un progetto di enoturismo può aiutare quest’area: la regione Lombardia lavora tantissimo a questo fine.

Ma come reagisce la società civile a questa sfida?

Manca ancora la consapevolezza che non abbiamo soltanto il vino buono, ma abbiamo anche un territorio bello. Tuttavia, in tanti cominciano lavorarci.

Dal mondo accademico arriva l’ipotesi di creare una Grande Franciacorta, capace di unire la denominazione spumantistica bresciana con quella dell’Oltrepò. I vertici del consorzio si sono detti disponibili. Lei che ne pensa?

Sono totalmente in disaccordo: non rinuncerei mai alla mia identità di pavese.

L’azienda vitivinicola che conduce con sua sorella non fa parte del consorzio. Fino a quando?

Appena arriverà la modifica del Classese potrei decidere di rientrare. Sentire parlare di qualità, di prodotto e di unanimità per il nostro territorio arricchisce il cuore. È bello vedere i produttori tutti insieme.

Intanto resta aperta la ferita della crisi della cooperativa Terre d’Oltrepo. Lei stesso ha chiesto in passato il commissariamento. A che punto siamo?

Siamo in un momento difficile. Si era deciso di puntare su un interlocutore come Losito e Guarini, società di imbottigliamento, ma ci sono anche altri soggetti potenziali come Torrevilla e Cantine Ermes: finora le condizioni poste sono state difficili da raggiungere.

Che cosa si attende dal commissariamento?

È stato un errore non considerare i produttori del territorio: i commissari dovrebbero ascoltare chi ha qualcosa da dire di positivo, ma non l’hanno ancora fatto. Tutti gli interlocutori vanno messi attorno a un tavolo, ma alcuni non sono stati neanche convocati.

Un tavolo per fare cosa?

Se l’obiettivo è liquidare, okay. Ma se vuoi salvare i produttori serve un tavolo di confronto che aiuti viticoltori e conferitori.

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