Ci ha lasciato a 91 anni Brigitte Bardot. La sua morte segna la fine di una delle figure più riconoscibili del cinema e dell’immaginario europeo del Novecento. Attrice simbolo degli anni Sessanta, Bardot è stata infatti protagonista di film che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra corpo, femminilità e libertà individuale sullo schermo, a partire dal film Et Dieu… créa la femme. Alla carriera cinematografica, interrotta volontariamente all’inizio degli anni Settanta, è seguita una seconda vita pubblica: Bardot ha adottato prima una dieta vegetariana e successivamente vegana, legando il proprio nome a un impegno costante e radicale nella difesa degli animali, attività che ha occupato il centro della sua esistenza per oltre cinquant’anni.
Negli ultimi anni, pur lontana dalle scene, la sua figura non aveva smesso di riaffiorare nel racconto pubblico, anche attraverso iniziative legate al suo nome e al suo immaginario.

Nel febbraio 2025, infatti, sono state presentate due etichette di rosé che portano il nome della diva, prodotto in Provenza in collaborazione con l’azienda storica Famille Ravoire. Il progetto riguarda due vini legati al territorio – un Côtes de Provence e uno IGP Méditerranée – ed è stato descritto dagli stessi promotori come un’iniziativa orientata a uno stile classico e riconoscibile: rosé chiaro, secco, di immediata bevibilità.
Un vino pensato per il consumo quotidiano, ma coerente con l’immagine della Provenza più autentica, lontano da logiche di lusso ostentato. Non si tratta, però, del primo legame tra Bardot e il mondo del vino: in passato il suo nome era già stato associato a una cuvée di Champagne, elemento che rende il progetto del rosé parte di un percorso non estemporaneo.
In questo contesto torna un episodio riportato da Gigi Rizzi, che si era recato una mattina a La Madrague, la casa a Saint-Tropez di Brigitte Bardot. Alla domanda postagli dalla diva, se preferisse tè o caffè, Gigi Rizzi rispose chiedendo «un bicchiere di rosé». Un aneddoto leggero, senza bisogno di interpretazioni, rimasto nella memoria collettiva come fotografia di un’epoca e di un certo modo di vivere la Riviera francese. Un dettaglio di costume, più che una chiave di lettura.

Alla luce della scomparsa di Brigitte Bardot, il rosé lanciato nel 2025 assume oggi un significato diverso. Non si tratta di un progetto concepito in chiave celebrativa o postuma, ma dell’ultimo capitolo pubblico legato al suo nome, presentato pochi mesi prima della morte e costruito in continuità con il suo rapporto con la Provenza.
Come riportato da Meininger International, il progetto nasce da un confronto tra le parti che ha portato a una scelta precisa: realizzare un rosé premium di alta qualità ma dal profilo sobrio, evitando un’impostazione apertamente «celebrity-driven». Per Ravoire et Fils, i rosé Brigitte Bardot rappresentano un omaggio all’eredità mediterranea e intendono riflettere l’eleganza senza tempo e lo spirito libero che hanno reso Bardot un’icona globale.
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