Podere Forte. Tra sostenibilità e biodinamica

«Ogni angolo della Terra ci è stato dato in prestito. Non basta restituirlo alle generazioni future intatto. Abbiamo la responsabilità di renderlo migliore: questa è la nostra idea di spiritualità». Parole semplici, chiare, comprensibili. Ma allo stesso tempo energiche, vigorose, che fanno pensare… È su queste basi che nasce il Podere Forte, un’azienda agricola creata alla fine degli anni Novanta per volere di Pasquale Forte, ingegnere, imprenditore, ma con origini contadine rimaste sempre nel suo dna. Attualmente il Podere è una realtà di 500 ettari, di cui meno di 25 sono vitati e 15 in produzione. Siamo nelle colline senesi, in Val d’Orcia, patrimonio Unesco dal 2004. L’obiettivo era quello di recuperare la lunga tradizione agricola di quei luoghi, ridarle vita attraverso alti valori di sostenibilità ambientale. Guardare al passato, osservare come si viveva la vita delle campagne secoli fa, al fine di raggiungere un nuovo equilibrio: questi i concetti che hanno indirizzato le scelte in azienda e che hanno portato a lavorare secondo la filosofia di Steiner.

La barricaia

In Podere Forte si applicano i principi della biodinamica che è solo agricoltura: biodinamica è un modo di vivere, di osservare, di aiutare la terra. Si basa su tre concetti, pilastro della produzione: mantenere la fertilità del suolo; rendere sane le piante perché resistano alle malattie e ai parassiti; produrre alimenti di qualità per la salute degli umani. Per fare questo – al fine di ottenere prodotti di altissima qualità – c’è però bisogno anche di approcci moderni, che vanno dalle analisi dei terreni e delle uve, alla tecnologia in cantina e alla gestione digitale. «Produciamo in azienda i fertilizzanti e il compost utilizzando la ramaglia di potatura e il legno dei boschi – dice Pasquale Forte – Le cinte senesi (maiali allevati a pascolo brado) mangiano le ghiande e le castagne dei boschi dove sono libere di scorrazzare, le api fecondano i fiori e le erbe aromatiche del giardino botanico in cui abbiamo sistemato le arnie. I seminativi con i loro pollini provvedono a fornire il nutrimento ideale per gli antagonisti naturali del ragnetto giallo dannoso per i vigneti. Mangiamo il pane dei nostri grani rari e antichi. Anche in cantina, i nostri lieviti sono autoctoni. Il risultato – prosegue Forte – sono prodotti naturali, curati e seguiti con passione per ritrovare gusto e aroma. Olio dal profumo intenso, miele dorato che profuma di fiori, salumi che sanno di nocciola e castagne e infine, summa sublime, i nostri vini».

In effetti i vini sono i veri protagonisti. Non di certo solo per la loro bontà, l’armonia, l’equilibrio che offrono al naso e al palato, ma perché riescono a essere veri testimoni del territorio da cui nascono. Protagonista anche la mano dell’uomo, in questo caso rispettosa e sincera, che lavora tanto in vigna, per poi operare con estrema delicatezza in cantina: scrupolosa cernita dei grappoli e un’architettura che sfrutta a dovere la gravità per limitare al massimo utilizzo di pompe. Dopo solo fermentazioni spontanee e affinamenti in ambienti sotterranei dalla climatizzazione naturale.

La cappella della Madonna di Vitaleta, da luglio di nuovo aperta ai visitatori

Gli ultimi progetti: il restauro della Cappella della Madonna di Vitaleta e il ristoro
Uno degli ultimi progetti del Podere riguarda il restauro della cappella della Madonna di Vitaleta. È un piccolo gioiello che si trova vicino a San Quirico. Fu costruita nel ‘500 per ospitare la statua della Madonna di Vitaleta. Abbandonata negli anni fu completamente riprogettata alla fine dell’800. Attualmente la proprietà di Pasquale Forte che all’inizio del 2021 ha iniziato un progetto di restauro conservativo durato quattro mesi. A luglio 2021 la cappella è stata riaperta e i visitatori possono entrarvi, sia per ammirare il luogo religioso, sia per il culto. Accanto alla cappella si trova il ristoro Vitaleta. È un posto semplice, pensato per tutti quelli che visitano la zona e la chiesetta. Si possono assaggiare i prodotti del Podere, dall’olio, al pane, ai salumi e altre eccellenze della Val d’Orcia, rigorosamente da produzioni biologiche e biodinamiche.

Pasquale Forte ph Gabriele Forti

I vini, veri protagonisti del terroir
La produzione, una gamma composta da sei rossi, un rosato e due spumanti metodo classico, regalano tutte le note frutto del magico mix tra varietà (col Sangiovese a fare la parte del grande tradizionale, ma anche con altre uve – a partire dal Cabernet Franc – che qui si sono acclimatate
benissimo), suolo, clima e mano dell’uomo. Il Villaggio ’19 è un Sangiovese che esce a due anni dalla vendemmia. Vuole rappresentare Rocca d’Orcia e le sue diverse sfaccettature. Come nei Borgogna è lo specchio dei vari appezzamenti della tenuta, frutto delle vigne giovani.
L’Orcia Petruccino ‘18, anch’esso Sangiovese, fermenta in tini di rovere e matura in barrique di secondo passaggio per 14 mesi, prima dell’affinamento in bottiglia. Ha trama più fitta, tannino marcato, ma molto elegante.

Nel 2003 e nel 2008 nascono rispettivamente Vigna Melo e Vigna Anfiteatro e il Petrucci diventa un simbolo della vinificazione per singola vigna. Petrucci Anfiteatro ’17 è un vino setoso e avvolgente. Quasi cremoso per come accarezza la bocca, ma tutto è reso ritmico da freschezza sapida che ne garantisce un lungo finale. Poi c’è il Guardiavigna, nome tratto dalla piccola torre di guardia che domina il podere, una piccola vigna di Cabernet Franc: 7.000 bottiglie per un vino simbolo dell’azienda, premiato diverse volte con i Tre Bicchieri. Chiudono la gamma il Rosé Rocca d’Orcia, floreale ed erbaceo, da uve sangiovese, e due spumanti, entrambi metodo classico: Ada è ottenuto da sangiovese, Asya da pinot nero.

Non solo vino. Olio, salumi, farine e miele
Le bottiglie non sono solo quelle del vino. L’olio in Podere Forte non può mancare e grazie alla varietà frantoio, leccino e moraiolo si produce un extravergine di grande profilo olfattivo e gustativo che si fregia della Dop Terre di Siena. Il Monocultivar Frantoio, di recente produzione, si è aggiudicato le Tre Foglie della Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso, il massimo riconoscimento. Ci sono poi i salumi. Qui la produzione non è locale: l’azienda alleva i maiali di cinta senese allo stato brado e le carni vengono date a uno dei più grandi norcini d’Italia. È Massimo Spigaroli dell’Antica Corte Pallavicina che confeziona salami, lonze e culatelli per Podere Forte. Le farine invece, di grano duro senatore cappelli, altamente proteiche, sono fondamentali per la pasta Vitaleta, uno degli ultimi progetti dell’azienda. Non poteva, infine, mancare il miele. Le api certificano la salubrità del luogo, contribuiscono all’impollinazione delle viti e producono miele biologico di trifoglio, millefiori e di castagno. Tutti i prodotti sono acquistabili online

Agricola Forte | Castiglione d’Orcia (SI) – loc. Petrucci, 13 | 05778885100
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