Global Summit sulla Sostenibilità. Report, video e foto della seconda edizione

5 Feb 2024, 15:34 | a cura di

Migliore redditività per le aziende bio e con una governace under 40. Sono alcune delle evidenze venute fuori dalla seconda edizione del Global Summit firmato Gambero Rosso dedicato alla transizione green.

Global Summit. Senza sostenibilità non c’è crescita

Sostenibile è etico, ma anche conveniente. È quanto è emerso dalla seconda edizione del Global Summit, organizzato  dalla Fondazione Gambero Rosso in collaborazione con Santa Chiara Next - Università di Siena e grazie al supporto di Intesa Sanpaolo, che ha ospitato l’evento nella sua sede torinese: il Grattacielo realizzato da Renzo Piano

Per Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo: “La sostenibilità è un fattore di crescita per le aziende, il cui obiettivo deve essere anche quello di condividere i risultati con i propri stakeholder, tra cui anche il sistema bancario, sempre più attento a questo parametro”. Non a caso Intesa Sanpaolo ha lanciato la direzione Agribusiness per essere a fianco delle aziende e con una particolare attenzione per chi intraprende un percorso di transizione green: “Le aziende sostenibili” rivela Massimiliano Cattozzi, responsabile di questa direzione “hanno accesso a credito più semplice e a costi più convenienti, con durate medie dei finanziamenti che non seguono i tempi rapidi del mondo della finanza, ma quelli più lunghi della transizione ambientale. Questo perché le aziende che investono in sostenibilità sono aziende più indipendenti dai fornitori esteri e più resilienti rispetto ai fattori geopolitici e ai cambiamenti climatici”.

A dirlo sono i numeri, come ha ricordato in apertura della giornata torinese il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia: “Non possiamo gestire fenomeni di cui non conosciamo i dati. Ed è per questo che abbiamo organizzato un evento che partisse proprio dai dati e che ci aiuta a fare il punto sugli obiettivi raggiunti e su quelli da porci”.

Le imprese bio hanno una migliore redditività

I dati, che vengono dalla ricerca di Intesa Sanpaolo per la filiera agroalimentare, ci dicono che, nonostante una congiunta ancora complicata, tra inflazione e scenari geopolitici imprevedibili, c’è un certo ottimismo sul fronte degli investimenti per il 2024.

Questo” ha sottolineato Stefania Trenti, Head of Industry and Local Economies Research Intesa Sanpaolo “Grazie anche alla presenza dei fondi del Pnrr, e soprattutto grazie ad una visione chiara delle imprese rispetto agli obiettivi da perseguire: economia circolare, riduzione dei consumi energetici, introduzione di tecnologia nei processi”. Ma c’è di più. “Le imprese che hanno investito nel biologico hanno mostrato una crescita del fatturato a prezzi correnti più sostenuta, e una migliore redditività, confermando come la sostenibilità possa tradursi in una opportunità per le imprese che investono nella giusta direzione”.

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foto di Michele D'Ottavio

La governance aziendale è ancora poco sostenibile

L’altro tema, emerso dall’analisi di Intesa Sanpaolo riguarda la governance aziendale, che richiede un’attenzione maggiore per il futuro. “Le imprese che hanno un board costituito interamente da under 40 hanno registrato, nel recente passato, performance migliori in termini di crescita di fatturato e tenuta dei margini” rivela Trenti “Inoltre, la presenza di almeno un under 40 nel board agevola l’adozione di strategie evolute come brevetti e certificazioni di qualità e ambientali. Auspichiamo, quindi, un ricambio generazionale accelerato in ambito agroalimentare, perché i giovani hanno un’attenzione maggiore alla tema della sostenibilità”.

Quello del ricambio generazionale e di una maggiore attenzione alla governance è un tema che è tornato più volte nel corso dell’evento. Jacopo Schettini Gherardini, direttore Ufficio Ricerca di Standard Ethics (società nata nel 2004 per promuovere principi di sostenibilità e governance dell’Ue) ha messo al centro del dibattito il tema della parità di genere: “Il nostro approccio è molto concreto” ha detto “basta contare. E oggi le donne dentro ai consigli di amministrazione sono ancora troppo poche, soprattutto nel settore agroalimentare. Senza questo passo in avanti non si può parlare di obiettivi raggiunti, perché la sostenibilità non è tanto di prodotto ma di percorso. E riguarda una serie di criteri che devono essere soddisfatti”.

Dalla legge sul bio alla certificazione di sostenibilità. Così il vino ha aperto la strada

«Con questa analisi» spiega Angelo Riccaboni di Santa Chiara Lab «vogliamo promuovere le imprese agroalimentari che si impegnano nell’ambito della sostenibilità ambientale e sociale e, soprattutto comunicarlo all’esterno, come già abbiamo fatto nel 2022 tramite il bollino verde lasciato dal Gambero Rosso alle prime 47 aziende che hanno raggiunto le migliori performance».

Se il vino è, infatti, avanti nel percorso di certificazione di sostenibilità (grazie, ad esempio, allo standard Equalitas), la parte food deve ancora lavorare in questa direzione, tenendo presente, come ricorda Riccaboni «che i consumatori chiedono maggiori informazioni e hanno bisogno di certezze e affidabilità». I criteri presi in considerazione sono quelli della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Un primo passo per accelerare quel percorso che sta portando sempre più aziende a stilare il proprio report di sostenibilità, accanto ai bilanci economici.
La raccolta dati, tramite questionario, sarà attiva fino al 30 aprile 2024, per poi arrivare a stilare, nei mesi a seguire, la lista delle migliori aziende sostenibili dell’agrifood.

Se c’è un comparto dell’agroalimentare che in questi anni ha saputo fare da apripista a tutti gli altri, senz’altro è quello del vino. Dapprima con la normativa sul biologico arrivata nel 2012 che, come ha ricordato la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini nel corso del Global Summit “ha portato a risultati sopra la media europea: oggi il vino è il settore con percentuale maggiore di superficie coltivata a biologico”.

Qualche anno dopo è arrivata la certificazione Equalitas (seguita da quella nazionale approvata dal Masaf due anni fa) che oggi conta 300 aziende certificate singolarmente e 2.500 coinvolte nei progetti di certificazione di filiera.

Parlare al mondo del vino è più facile perché è un interlocutore compatto” ha spiegato il presidente di Valoritalia Francesco Liantoniomentre nell’agroalimentare le filiere sono tante e diverse tra loro, ma a breve sarà presentata una nuova certificazione che riguarderà proprio il food (l’appuntamento è per il 22 febbraio al Ministero dell’Agricoltura; ndr)”.

Le aziende del vino ci hanno seguito ma non tutti gli operatori sono così profondamente motivati da attuare investimenti su temi inerenti alla sostenibilità “sulla fiducia”, specie in questi tempi di “vacche magre” puntualizza il presidente di Equalitas Riccardo Ricci CurbastroOccorrono obiettivi concreti ed anche di breve e medio termine. Per questo motivo” conclude Ricci Curbastro “dedichiamo i nostri sforzi a tre ambiti che riteniamo cruciali per coinvolgere ulteriormente le aziende vitivinicole: l’accesso a fondi legati alla Pac; l’accesso a finanziamenti bancari a tassi agevolati per le aziende sostenibili; l’istituzione di un sistema di formazione permanente, che passi attraverso il mondo dell’Università, per forgiare i manager di domani e per aggiornare quelli di oggi”.

 

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