Introvabile: poche migliaia di bottiglie entrate già nella lista dei desideri di molti appassionati. Clara Monaci ci racconta il Brunello di Corte dei Venti.

Montalcino

Venendo dal centro di Montalcino e superato il Passo del Lume Spento, il punto più alto delle terre del Brunello, si inizia la discesa di uno dei versanti più vocati per questo vino, il sud, fino ai confini con la DOC Montecucco. S. Angelo in Colle, poi Argiano e Banfi sulla destra, Col d’Orcia sulla sinistra e dopo pochi minuti si arriva a Piancornello.

Queste sono le “terre rosse” del Brunello, ai piedi dell’Amiata, accanto al fiume Orcia. Terre rosse perché ricche di argilla calcarea e tufo, un ambiente particolarmente gradito al sangiovese. Qui c’è una storia da raccontare che parla di antico e futuro, che incarna in Clara Monaci e suo marito Maurizio il cambiamento di molti piccoli produttori, quelli che ogni giorno si siedono al computer a scrivere email per Stati Uniti e Giappone con ancora gli scarponi terrosi ai piedi.

Il vento e la terra

Il protagonista qui giù a Piancornello è il vento; c’è sempre vento. È quel vento che ti rende impossibile il silenzio assoluto, che anche tra i filari impone la sua presenza. È qui che si fanno i vini di Corte dei Venti. Il Brunello in particolare, già da due anni nella lista Tre Bicchieri, la massia valutazione nella guida Vini d’Italia. Quest’anno scelto anche per la cena con i grandi chef dedicata alla nostra guida dei migliori ristoranti d’Italia.

Ai bordi della vigna, che per Corte dei Venti è un campo unico, c’è la boscaglia, dalla quale ogni tanto spuntano conigli e moffette. In giro si nota la presenza dei cinghiali e la produttrice ci dà notizia di cervi e caprioli. Il quadro è completo: la fauna locale e tutto questo vento spiegano la salubrità della terra. È una zona fortunata, sana, ci sono tutte le condizioni ideali per fare bene.

Corte dei Venti

Le difficoltà dei piccoli produttori

Quando ci si sofferma con Clara Monaci si avverte subito la fatica del fare bene il vino. Essendo una piccola produttrice deve accentrare molte delle funzioni aziendali; gioca più ruoli, anche quello di madre e moglie. Bisogna essere bravi per emergere a Montalcino, molto bravi se si ha il suo profilo, i suoi doveri quotidiani a tutto tondo. Ha il fuoco della passione, presta attenzione ai dettagli. 8500 bottiglie di Brunello annata e poco più di 6000 di Rosso di Montalcino sono i suoi numeri. Quelli di un vino che sta diventando un piccolo cult.

Brunello cult

L’attenzione crescente verso questa azienda è data da diversi fattori. Tra questi certamente il fatto che produce vini molto buoni, ben fatti, ma non basta; c’è anche che ci sono poche bottiglie. La difficoltà di reperimento gioca la sua parte, rende il prodotto più ambito, tanto che – per esempio – a Roma non c’è in nessuna enoteca. Un punto debole, o forse no. La signora nega che sia una strategia, questa poca reperibilità. Nessun piano per creare un culto intorno al suo vino, insomma. Ma un sospetto ci resta.

I vini

Quando sei lì ad assaggiare i suoi vini, l’espressione di Clara Monaci cambia, i generosi sorrisi lasciano spazio alla serietà, chiude la bocca strizzando leggermente le labbra, come a concentrarsi. Il suo sguardo è dritto al bicchiere, come a voler controllare fino all’ultimo istante che tutto sia perfetto. In bocca i suoi vini sono raffinati, ricchi, i suoi Brunello equilibrati e hanno la persistenza dei grandi.

Il suo Tre Bicchieri di quest’anno, il Brunello 2013, Roberto Terzuoli (Az. Sasso di Sole) ce lo ha recensito così: “Il Brunello di Clara Monaci al naso potrebbe sembrare timido ma basta farlo ossigenare un po’ che si ha subito un impatto crescente di profumi molto piacevoli di piccoli frutti rossi e fiori appassiti, balsamicità di macchia e il bouquet che chiude con note di vaniglia e caffè. In bocca ha un gusto avvolgente e retto da una spalla acida e minerale, che si apre ai frutti rossi di bosco e macchia mediterranea. Un vino che non si dimentica dopo averlo degustato“.

Andiamo a parlare nella vigna, chiediamo di com’era all’inizio, quando Clara Monaci era piccina. “Lo sente come sega il viso questo vento? È sempre stato così, in ogni mio ricordo di campagna c’è il vento. Diceva la mi mamma ‘Clara, vai a prendere un po’ di legna prima che faccia buio’. E io uscivo con questo vento… lo odiavo. Una tramontana costante che segava il viso; com’è ora”.

 

Sembra un ricordo da cartone animato, sembra Heidi.

Lo immagino, ma consideri che la luce a Piancornello è arrivata solo nel 1975, ma perché avevamo il bestiame, se no non ce la portavano. Si lavava a mano, ci si riscaldava a legna.

Dicevamo del vento, impietoso per una bambina che deve raccogliere la legna. Poi nel tempo s’è rivelata una risorsa preziosa…

Eh beh sì! È il primo alleato, per chi fa vino è sinonimo di salubrità nel campo. Il vento ti consente molto meno trattamenti, si sa. Pensi che giù da noi non conosciamo nemmeno la nebbia.

Lei ha una terra che le consente di intervenire pochissimo, ha un approccio prossimo al naturale: perché non ha intrapreso la conversione al biologico?

Sono piccolina ma non una ragazzina; non ho accesso ad agevolazioni, faccio poche bottiglie e i costi corrono. Sono cresciuta nei campi, in una terra fortunata, sana, generosa e la vigna mi è sia madre sia figlia; ci metto l’amore sperando che arrivi.

Produttrice ma anche moglie e madre, di Elena: quali sono i momenti nei quali soffre il conflitto di ruolo?

Mio marito è l’uomo della mia vita e mi è sempre accanto e con lui si segue Elena, sempre; è che vorrei fare di più nei mesi di vacanza della scuola, che però sono quelli più delicati in vigna. Quindi, come immagina…. Me ne dolgo.

Cosa chiede un produttore alle Istituzioni locali come il Comune e il Consorzio e a quella nazionale, il Ministero?

Ma guardi, Comune e Consorzio fanno molto, semmai mi lasci dire che io sono piccola, non posso passare la metà del tempo dietro faccende burocratiche: io c’ho da fare il vino. Chiedo semplificazione, chiedo di immedesimarsi in chi non può assoldare studi di professionisti per seguire tutto ciò che c’è da compilare. Mi sembra la scuola della mi’ figliola che fa i compiti fino a mezzanotte: alleggeriteci i compiti. Ecco, questo chiedo.

Il suo Brunello sta diventando di culto: poche bottiglie, sempre premiato col massimo sia in Italia sia all’estero, scelto tra i Tre Bicchieri anche per la cena delle Tre Forchette; ma lei se lo aspettava tutto questo?

Non so che dire. Le giuro che ce la metto tutta. A volte è molto faticoso, la vigna richiede attenzioni da neonati. Ma in questi vetri non c’è solo il vino, glielo posso assicurare…

Corte dei Venti – Montalcino (SI), Loc. Piancornello, 35 – 0577 844035 – http://www.lacortedeiventi.it/

a cura di Dario Pettinelli