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E' stata una festa. L’appuntamento sta diventando un grande classico nell’estate romana: il 14 Luglio il fischio d’inizio è sempre alla Città del gusto. Si gioca tra la piacevolissima terrazza e il Teatro della Cucina. I capitani sono gli stessi della scorsa edizione, rispettivamente Marco Sabellico e Thierry Desseauve. Ci si scambiano i convenevoli. Il seminario è gia iniziato.

 

Iniziamo noi. Il Ferghettina Extra brut 2004 colpisce per l’immediatezza del frutto. E’ nitido, armonico, con un palato verticale e agrumato, ottima la carica acida. Stilisticamente perfetto, davvero un bel bicchiere. Risponde un’icona della Champagne: Moët e Chandon, Grand Vintage 2002. Una maison che da sola produce oltre 30 milioni di bottiglie, ovvero più dell’intera produzione italiana di metodo classico. Non ci stancheremo di ripeterlo: il 2002 è un grande millesimo in Champagne. Note di pan brioche ed erbe aromatiche sono il preludio a un sorso pieno, complesso, ricco di sfumature, mineralità e sapore. Chiude su eleganti note boisé, a metà strada tra la nocciola e la mandorla tostata.

 

Ci spostiamo sul Pinot nero e andiamo in Oltrepò Pavese: la patria del Pinot nero made in Italy. Sono ben 4000 gli ettari dedicati, con una tradizione che si consolida dal 1865 quando il Conte Vistarino introdusse le prime barbatelle per la produzione di metodo classico. Le colline di Rocca de’ Giorgi sono l’ideale per la vinificazione in rosso del nobile vitigno. Mazzolino è uno dei più grandi interpreti. Il Noir 2007, dal bel rubino brillante, ha dalla sua note di cacao e un frutto rosso croccante. Al sorso è pieno, potente, con echi balsamici e un finale di lunga e piacevole persistenza.

Da un cru italiano a uno francese: Chambolle-Musigny, rouge 2007. La firme è di Henri de Villamont. Qui siamo in un contesto segnato da fini note di fiori rossi, lavanda e una sontuosa sapidità. Il colore è molto scarico, mentre il palato regala un sorso cristallino, puro, austero, interminabile.

 

E’ tempo di Cabernet. Siamo nella terra rossa di Bolgheri. La mediterranietà del Bolgheri superiore 2007 di Podere Sapaio è incantevole. Un profilo olfattivo elegantemente speziato: rosmarino, alloro, timo. Al sorso è vellutato, profondo e potente, con un frutto integro e un bel nerbo acido. Chapeau.

 

Dal Mar Tirreno alle sponde dell’Oceano Atlantico: il confronto è con Chateu Giscours, rouge 2005. E’ un margaux austero, al momento si concede poco ma lascia intravedere un futuro da campione. Note di ribes nero e un tocco di spezie dolci, cannella e sensazioni di tabacco da pipa. Vino di grande struttura e carica tannica, che va atteso in cantina. Stappatelo tra otto anni.


Infine, scendiamo di latitudine. Siamo esposti al sole della Puglia. Il Primitivo Felline 2008  ha note di ciliegia sotto spirito, confettura di lamponi ed evidenti note balsamiche. C’è tanta materia, alcol, ma anche equilibrio e armonia. Il frutto? Mai sovra maturo e tutto da gustare.

 

Ci dirigiamo verso il Sud della Francia: Languedoc. Il Prieuré St Jean de Bébian blanc 2008 è un blend di Roussane, Clairette e Picpoul. Risultato? Eccezionale. Profilo olfattivo delicatamente tostato, con note di mandorla, pepe bianco e frutta esotica. La bocca è cremosa, suadente, ricca di polpa e intensità: magistrale l’uso del legno. Una sorpresa.

Poi la festa prosegue in terrazza, con altri eccellenti produttori italiani e francesi. E suoni caldi come questi giorni romani.


Lorenzo Ruggeri
14/07/2011