20 Set 2011 / 13:09

Michelle Obama e il menu bambini

Michelle Obama si sta impegnando molto per l’educazione alimentare dei bambini, dando  ascolto al crescente numero di movimenti e associazioni che chiedono cambiamenti radicali. Proprio in questi giorni i suoi sforzi hanno portato Dard

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Michelle Obama si sta impegnando molto per l’educazione alimentare dei bambini, dando  ascolto al crescente numero di movimenti e associazioni che chiedono cambiamenti radicali. Proprio in questi giorni i suoi sforzi hanno portato Dard

en - una delle principali catene statunitensi di ristorazione, proprietaria di 1900 ristoranti - a rivedere e modificare radicalmente il concetto di “menu bambini”. I dettagli dell’intesa sono stati resi pubblici attraverso un comunicato stampa diramato dalla Casa Bianca il 15 settembre.

 

Tradizionalmente, in Italia come all’estero, i menu bambini soddisfano tre semplici necessità: costo contenuto, velocità di esecuzione, soddisfazione garantita… cosa facile da ottenere quando si abbonda con zuccheri, grassi, sale e colori.

 

Nel nostro paese, tanto per intenderci, tutto ciò si traduce in: pasta o gnocchi (al sugo – al pesto – in bianco), patatine fritte, hamburger o cotoletta, torta o budino. Chi vuole l’insalata o la frutta fresca senza zucchero deve chiederla a parte e quando il menu è a prezzo fisso, l’opzione “sana” comporta un sovrapprezzo.

 

Questo approccio viene ora ribaltato e i test condotti finora, per esempio nei parchi tematici Disney, dimostrano che se il menu standard comprende frutta, verdura e bevande non gassate e senza zuccheri aggiunti, i genitori lo scelgono volentieri e apprezzano la proposta. Così le fette di mela hanno sostituito il budino e il latte scremato ha preso il posto della coca.

 

Le linee guida che la Darden si è impegnata a rispettare posso essere così riassunte: più varietà e possibilità di scelta, meno sale e meno calorie (saranno ridotte del 20% nel giro di qualche anno). Il progetto, già avviato, sarà in piena attuazione entro l’estate prossima e la chiave del suo successo risiederà nell’attento stile di comunicazione adottato da ogni ristorante: i pasti sani saranno sempre i più accessibili e i più attraenti.

 

Negli Stati Uniti il 30% delle calorie ingerite dalla popolazione vengono “acquistate” nei ristoranti, che hanno dunque una grande responsabilità di fronte al dramma dell’obesità. Per questo motivo già un anno fa Michelle Obama si era già rivolta all’associazione nazionale dei ristoratori, chiedendo loro di ripensare la qualità dei pasti offerti alle famiglie e ai bambini.

E in Italia? Nel nostro paese i corsi e i laboratori di cucina sono ormai una moda dilagante e i programmi tv di cucina per bambini puntano finalmente sulla qualità. Nonostante ciò i genitori, già molto attenti ai pasti somministrati nelle mense scolastiche, sembrano non avere ancora cominciato a chiedere di più ai ristoratori. Questi ultimi, a loro volta, stentano a capire che potrebbero giocare un ruolo determinante verso un cambiamento di rotta, a tutto vantaggio dei conti e dell’immagine dei loro locali.

 

Oggi i cuochi sono gli idoli dei nostri bambini, così come negli anni Sessanta lo erano gli astronauti. La forza della loro immagine rende possibile, in Italia più che in qualsiasi altro paese del mondo, un salto di qualità nel concetto di “ristorante family friendly”: il ristorante a misura di bambino non deve più limitarsi a curare l’intrattenimento, ma deve essere un luogo dove il cibo diventa esperienza, dove si cerca di passare alle nuove generazioni il testimone della nostra cultura alimentare, fatta di qualità, gusto e piacere della convivialità.

 

Qualche spunto per cominciare?  Assaggi di benvenuto che stimolino tutti i sensi (non solo la vista!), menù gustosi con ortaggi di stagione, mezze porzioni, piccoli stratagemmi giocosi per trattenere i bambini a tavola il tempo sufficiente per chiacchierare un po’. Le famiglie pronte ad accorrere verso un simile approccio sono molte. 

 

Federica Buglioni

*bambini in cucina

 

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