14 Mag 2016 / 16:05

Versi di vini. I poeti minori del 1600. Volume 1

La poesia del vino oggi si ferma tra le opere dei poeti minori del '600. Che cantano di quel momento magico che è la vendemmia.

Versi di vini. I poeti minori del 1600. Volume 1

La poesia del vino oggi si ferma tra le opere dei poeti minori del '600. Che cantano di quel momento magico che è la vendemmia.

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Il vino, e con esso l'uva e la vendemmia, sono elementi decisivi nella vita della società, tanto che sono spesso cantati dai poeti di ogni epoca. Stiamo seguendo le tracce di questa lirica enologica, dalle origini della nostra cultura ai giorni nostri. Arrivati nel '600 ci fermiamo a cercare tra le pagine dei poeti minori. Ecco i primi due.

 

 

Girolamo Fontanella

Nato e vissuto a Napoli per tutta la vita, Fontanella (1610 – 1644) fu autore di tre volumi di rime : le Odi; i Nove Cieli e le Elegie.

 

Amorosa vendemmia

 

Trionfa Bacco e di viticci adorno

con allegro in trono siede,

ed innalzando il pampinoso corno

ogni satiro andar seco si vede.

Qui vieni, o Filli, or che librato il giorno

ne la lance d’Astrea più fresco riede;

tralci, pampini ed uve accogli intorno

e meco sciogli a le carole il piede.

Scegli nel campo omai l’uve più belle,

che vincendo i topazi al bel colore

su le pergole mie sembrano stelle.

Io per estinguer poi la sete al core

a coglier l’uve attenderò; ma quelle

che ne la bocca tua matura Amore.

 

 

Cesare Abbelli

Poeta bolognese, Abbelli (1604 – 1683) fu autore di diverse tragedie, lasciò anche un volume di Rime, continuando un certo filone cinquecentesco di poesia affettuosa, per nulla influenzato dal barocco. Anche nel sonetto che riportiamo si parla della racocnta delle uve.

 

Vindemia

 

Fatto ai raggi del sol maturo alfine,

de la feconda vite il biondo incarco

omai del grave peso incurva l’arco,

perché sciolga il pampinoso crine.

La vite, che pur dianzi in sul confine

d’april d’erbe e di fior gravido e carco,

de gli occhi aprendo il lacrimoso varco,

pianse l’ira del verno e le pruine,

già ride; e mentre da la verde treccia

lieto cultor su le ramose braccia

i bei racemi ad or ad or distreccia,

gioir, Fillide, impara; e perch’io faccia

poi vendemia d’amor, meco t’intreccia,

come vite gentil ch’il tronco abbraccia.

 

Da notare il finale dei due sonetti: entrambi si tratta di vendemmie, non solo di uva ma anche d’amore!

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

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