19 Giu 2015 / 13:06

Viaggio nelle enoteche di Milano durante Expo

Pochi stranieri in città: niente a che vedere col Salone del Mobile”. A due mesi dall'inizio dell'Esposizione Universale, la delusione dei proprietari di enoteche e winebar. Va meglio la ristorazione, mentre per l'happy hour i milanesi si spostano a Rho.
Viaggio nelle enoteche di Milano durante Expo
Pochi stranieri in città: niente a che vedere col Salone del Mobile”. A due mesi dall'inizio dell'Esposizione Universale, la delusione dei proprietari di enoteche e winebar. Va meglio la ristorazione, mentre per l'happy hour i milanesi si spostano a Rho.
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Fuori Expo

Capitale del food&wine degli ultimi anni, capitale italiana della moda da sempre. “La” destinazione 2015 secondo il New York Times, una meta da non perdere secondo la Lonely Planet. Ma soprattutto la città dell'Expo. Senza dubbio Milano non è mai stata sotto i riflettori come oggi: fiumi di inchiostro e fior di copertine sono state dedicate alla città della Madonnina e tanto – forse troppo – si è parlato dell'appuntamento dell'anno. Ma, ad un mese e mezzo dall'inaugurazione, cosa sta davvero succedendo tra le vie del centro? Strade bloccate, mezzi pubblici in tilt, file davanti ai negozi, hotel prenotati da qui al prossimo 31 ottobre? Non esattamente. Chi passa dalla città, non può non notare una sospetta tranquillità: gestione ottimale dell'ordine pubblico o aspettative sopra la media? Abbiamo cercato di capirlo attraverso chi, a Milano col vino ci vive e lavora.

Zona Loreto

Andiamo con ordine. L'Expo nel mese di maggio ha staccato 2,7 milioni di biglietti, stando alle affermazioni del commissario Giuseppe Sala. Le aspettative non sono state deluse, quindi, e i biglietti già venduti sarebbero 15 milioni.Ma la cittàè un'altra storia. “Su questo Expo ci avevamo puntato, ma fino ad ora solo una grande delusione”, dice Adriano Franzolin, titolare dell'enoteca perBacco di via Pecchio (zona Loreto) che propone vino sfuso accanto ad una buona selezione di etichette importanti “abbiamo lavorato tanto per accogliere nel modo giusto una presenza straniera che fino a questo momento si è vista molto poco. La clientela è molto mordi e fuggi. L'errore sta probabilmente nella totale delocalizzazione di Expo: i visitatori vanno in fiera e tornano a casa, o preferiscono andare nei dintorni. Forse c'è stata una comunicazione sbagliata relativamente alla città, alcuni si son fatti intimorire da un paventato tutto esaurito, mai arrivato, o ancora dai prezzi proibitivi degli hotel che adesso sono stati, giocoforza, abbassati di un 30%. Magari anche la stampa locale non ha veicolato in tal senso. Non saprei, ma il risultato è preoccupante. Anche i ristoratori nostri clienti parlano di un calo del 25% di maggio 2015 su maggio 2014. Insomma i numeri del Salone del Mobile o della Settimana della Moda, quando la città è davvero in fermento, son ben lontani”. Tanto che Franzolin ha già cambiato e ricambiato il suo piano ferie: “Di solito ad agosto chiudo per tre settimane” dice“Quest'anno, considerato Expo, avevo pensato di restare aperto, ma adesso ci sto ripensando: se i clienti dell'esposizione non sono arrivati a maggio e a giugno, dubito arriveranno col caldo di agosto”. Lo spirito di iniziativa comunque non manca: qui, all'enoteca perBacco, in occasione di Expo è previsto un programma di 21 degustazioni per 21 aziende da tutte le regioni d'Italia. “Certo l'idea iniziale era un po' diversa: la gente sta partecipando, ma si tratta della clientela storica. Di facce nuove se ne vedono poche. In ogni caso, sconforto a parte, incrocio le dita. Ci sono ancora quattro mesi: mi auguro ci sia uno sbocco più internazionale”.

Zona Bullona

Ci spostiamo di quartiere e anche di offerta, ma la situazione rimane praticamente invariata. A piazza Caneva (zona Bullona), ritroviamo Wineria, l'enoteca-wine bar nata nel 2013 da un'idea dell'ex giornalista Stefano Rimassa. Gli affari vanno bene, anche perché, lasciato un posto a tempo indeterminato, il proprietario si è lanciato anima e corpo nella nuova attività, puntando tutto su un'offerta molto selettiva: bottiglie di alta qualità sotto i 20 euro, con nicchie di mercato difficilmente trovabili altrove. In due anni la clientela - soprattutto quella di quartiere - ha apprezzato la scelta ed è cresciuta. Ma veniamo alla domanda clou: come sta contribuendo Expo al buon andamento degli affari? “Paradossalmente Expo ha avuto un impatto devastante, almeno nei primi 15 giorni” ci racconta Rimassa “non solo in città non sono arrivati i tanto attesi stranieri, ma abbiamo perso anche i milanesi che si sono spostati in massa verso il quartiere fieristico, soprattutto per l'ora dell'aperitivo, complice l'ingresso serale a 5 euro. Una tendenza passeggera ovviamente, tant'è che a poco a poco stanno tornando alle normali abitudini. L'impatto economico, comunque si è sentito. L'errore, probabilmente, è stato aspettarsi troppo, credendo a chi vendeva l'evento come una svolta per la città. Città che per altro è cambiata in meglio negli ultimi anni, sia architettonicamente sia come tipo di offerta gastronomica. Per il resto non so cosa non abbia funzionato: probabilmente son mancati gli eventi del cosiddetto Fuori Salone che caratterizzano il Salone del Mobile di aprile, quando le file in città sono reali e riguardano tutti: ristoranti, winebar, negozi e hotel”.Anche in questo caso l'iniziativa privata non è mancata. La Wineria ha cercato di proporre degli eventi ad hoc che richiamassero nel nome l'evento Expo: “Nella comunicazione delle nostre degustazioni utilizziamo la leva di Expo” continua il nostro interlocutore “un po' come fanno tutti i ristoratori e i commercianti della città, ma consapevoli che si tratta più di una consuetudine, che di un richiamo reale. Tant'è che di gente ne viene, ma si tratta soprattutto di clienti abituali; molti del quartiere”. A far spostare clientela da fuori area ci pensa, semmai, l'evento che Rimassa - direttamente da una caffetteria di Sydney - ha portato per la prima volta in Italia due anni fa, oggi diventato un must dell'enoteca: la serata “Paga con un bacio”. Invece di pagare l'intero conto, l'enoteca offre due calici di vino alle coppie che si baciano. Quando un bacio, vale più di un intero Expo.

Il ristorante

Diverso il discorso per l'alta ristorazione e per i diversi debutti sulla piazza milanese. Tra questi il ristorante Essenza che vede ai fornelli il 37enne Eugenio Boer e in sala un attento e dinamico Damian Janczara. L'esordio di Essenza è coinciso con il pieno del fermento pre-Expo. Dall'8 gennaio a oggi, un lavoro di consolidamento che - vuoi per l'inizio del semestre Expo, vuoi per la fame di novità - sta dando i suoi frutti. “Siamo partiti con aspettative molto realistiche” dice a Tre Bicchieri Janczara “e forse per questo non siamo stati delusi. A parte l'ottima accoglienza da parte di tutta la clientela milanese, abbiamo già prenotazioni da tutta Italia, e non solo, anche per i mesi a venire. Proprio qualche sera fa è venuta una giovane coppia di Assisi, reduce della visita ad Expo, che aveva tra gli obiettivi, oltre all'Esposizione, una tappa nel nostro ristorante”. Insomma, il binomio cucina-Expo, funziona meglio di quello vino-Expo: probabilmente in città si arriva soprattutto con una meta precisa e possibilmente con una prenotazione in tasca. E per celebrare il semestre milanese, Boer ha anche previsto una creazione in tema con lo slogan “Nutrire il Pianeta”: si chiama Scarti ed è un piatto di pasta di diversi formati, mantecata con brodo vegetale, pane tostato, fondi di caffè e kefir. Sabato lo chef italo-olandese sarà ospite dello spazio Identità di Expo (uno dei punti ristoro dentro il quartiere fieristico).

Dentro Expo

Ci spostiamo anche noi, nel cuore di Expo, forse diventato il vero polo della Milano da bere all'ora dell'happy hour, al pari di quello che fino ad ora sono stati i Navigli in città. Mettendo da parte birre, liquori e ristoranti, qui il vino è prerogativa del Padiglione gestito da Veronafiere e della sua “biblioteca”, dove una volta muniti di una wine card da 10 euro, si possono scegliere tre vini da degustare tra le 1300 referenze somministrate dai tecnologici eno-dispenser. Duecentomila i visitatori nel solo mese di maggio, con una progressione positiva di presenze e il 25% di stranieri.

Il wine bar Franciacorta

Al di fuori del Padiglione, uno dei “locali” in cui rifornirsi di vino (specificamente di bollicine bresciane), è il wine bar Franciacorta, unica realtà commerciale con accesso diretto al Decumano e unica realtà vitivinicola monoconsortile di Expo. Si ricordi a tal proposito che il Consorzio Franciacorta, tramite bando e con uno sforzo economico di 380 mila euro in denaro e 80 mila attraverso la fornitura di bottiglie, si è aggiudicato il titolo di Official Sparkling Wine Sponsor, che comporta, tra le altre cose, l'accoglienza alle alte cariche in visita alla Fiera come quello della First Lady americana. “Il nostro wine bar si trova tra il Padiglione del Kazakistan e quello degli Emirati Arabi, completando il quadro delle fonti energetiche” dice il presidente del Consorzio Maurizio Zanella che poi scherza: “tra il gas e il petrolio, non poteva di certo mancare il vino”. In una posizione alquanto invidiabile, il wine bar totalmente sostenibile, progettato dall'architetto Falconi e gestito dall'enoteca Lanzani di Brescia, ospita quasi 80 posti a sedere e propone ogni giorno degustazioni, aperitivi ed incontri con i produttori. Le etichette presenti a rotazione sono 80, suddivise per le cinque versioni (Brut, Satèn, Rosé, Millesimato, Riserva) e per le dimensioni aziendali, in modo che tutti possano avere stessa visibilità in proporzione alle proprie possibilità. Le fasce di prezzo vanno da 6 euro a 20 euro. “Ad oggi siamo soddisfatti dell'investimento fatto” dice Zanella “l'afflusso è abbastanza alto: parliamo di circa 700 bicchieri venduti al giorno. Con picchi di presenze dopo le 19 e nel fine settimana. Nota dolente? Sono ancora pochi gli stranieri. Che, secondo l'organizzazione di Expo, pare dovrebbero arrivare tra l'estate e il mese di settembre. Bene, invece, l'affluenza italiana da ogni parte della Penisola. Direi che la suddivisione è 70% contro 30%, che poi è in piccolo la proiezione degli ingressi ad Expo. In questo modo uno dei nostri obiettivi è raggiunto: spiegare cos'è il Franciacorta a chi – anche tra gli italiani – ancora non lo conosce”. Bilancio positivo dunque. Almeno alla Fiera di Rho.

Non si può dire lo stesso di Brescia e dintorni. “Un evento come Expo” prosegue il presidentedel Consorzio “fa da calamita e catalizza l'attenzione, per questo è importante essere dentro. Per il resto rimane alto l'interesse per il nostro territorio, ma non ci sono incrementi sensibili legati all'Esposizione. Tendenza che potrebbe cambiare nei mesi di luglio e agosto, stando almeno ai pre-booking negli hotel, ma al momento sono solo aspettative che ci auguriamo siano verificate”.

Gli appuntamenti del Gambero Rosso

Oltre agli spazi appositi, dentro e fuori Expo è possibile partecipare alle degustazioni tematiche organizzate dal Gambero Rosso. Il 19 giugno, dentro il Padiglione Vino di Expo, sarà la volta della prima degustazione guidata del ciclo di 10, Special Edition Milano Expo 2015: due al mese fino ad ottobre per abbracciare tutte le regioni d'Italia e i Tre Bicchieri della guida 2015. Si inizia con i vini di Campania, Puglia e Calabria presentati da Stefania Annese nella Sala Convivium. Il 27 giugno si prosegue con i vini di Marche, Abruzzo e Molise presentati da William Pregentelli. Per saperne di più leggete qui.


a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 18 giugno
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