4 Lug 2017 / 15:07

Mosella, la dolce Germania del Riesling

a cura di

La regione vitivinicola più famosa e apprezzata della Germania si distende tra Trier e Koblenza lungo le sinuose anse della Mosella e dei suoi due affluenti principali Ruwer e Saar. Un'area tutta da scoprire, come i suoi vini.

Mosella, la dolce Germania del Riesling

La regione vitivinicola più famosa e apprezzata della Germania si distende tra Trier e Koblenza lungo le sinuose anse della Mosella e dei suoi due affluenti principali Ruwer e Saar. Un'area tutta da scoprire, come i suoi vini.

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Alcuni vini dei territori citati in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso. 


Da sempre nel cuore dei più esperti e appassionati wine lover per la qualità e la longevità dei suoi Riesling, la Mosella - dopo la crisi degli anni Ottanta - sta rapidamente riguadagnando posizioni sui mercati mondiali grazie anche al lavoro di alcuni produttori attenti e lungimiranti come, per citarne qualcuno, Ernst Loosen, Egon Muller e Markus Molitor che al momento giusto hanno saputo investire sia nelle loro aziende, rendendole più competitive, sia nella promozione dei loro vini sui grandi mercati internazionali. Si è messo così in moto un circolo virtuoso che nell’ultimo decennio ha fatto prepotentemente tornare sulla scena mondiale i Riesling tedeschi che sino agli anni Sessanta erano ricercati (e costosi) come e più dei vini di Bordeaux, persino in Francia.

Una regione due filosofie produttive

Una regione in grande movimento, non priva di problemi, primo tra tutti quello del reperimento della mano d’opera specializzata per lavorare in vigneti dalle pendenze elevatissime che il fondo di ardesia rende ancora più impegnativi da gestire. Ma anche una regione dove si confrontano filosofie e stili di produzione differenti, ma che finalmente sembra aver superato la crisi della fine del secolo scorso e che marcia compatta per riconquistare, anche tra il grande pubblico, il primato di regione sovrana nel mondo per la produzione di grandi vini bianchi da invecchiamento.

Abbiamo trovato una regione in grande fermento dove nel massimo rispetto delle opinioni si fronteggiano principalmente due diverse filosofie produttive: da un lato ci sono produttori più legati alle vinificazioni tradizionali, dall’altro quelli che invece spingono verso vini più secchi e addirittura senza nessun residuo zuccherino; stesso discorso per la Botrytis: ci sono quelli che la rifuggono e quelli che invece sostengono che senza il suo apporto i vini perderebbero in equilibrio e complessità generale.

Botrytis sì, Botrytis no

SofiaThanisch, pronipote della leggendaria Katharina che nel 1895, ereditata la cantina a soli 29 anni seppe farla diventare uno dei punti di riferimento dell’intera Mosella, dice che normalmente Botrytis cerca di evitarla ricorrendo, quando è il caso, all’acinatura per selezionare gli acini più concentrati. Anche Markus Molitor preferisce vinificare senza Botrytis, “così che i vini esprimano al meglio il carattere intrinseco del vitigno, del terroir e dell’annata. È importantissimo”dice Markus “lavorare bene in vigna, a cominciare dalle potature che devono essere delicate in modo da lasciare una grande parete fogliare a difendere l’uva sia dal caldo che dal freddo”.

Replica Thorsten Melssheimer, giovane produttore di Reil: “È complicato vinificare senza Botrytis perché seppur in percentuale minima si sviluppa comunque anche nelle annate migliori” e continua “per fare grandi vini il vignaiolo deve essere quanto più possibile in armonia con la naturaper questo sono un convinto sostenitore della biodinamica che, esaltando al meglio il carattere delle singole vigne, mi aiuta a trovare il giusto stile per ogni vino”. Martin Müllen ha invece ancora un’altra ricetta per valorizzare al meglio le sue vigne: dai suoi quattro ettari di riesling, in gran parte ceppi centenari e a piede franco, ogni anno produce dai 25 ai 30 vini diversi. “Solo vinificando vigna per vigna”ama ripetere Martin “si esalta il terroir e si esaltano le peculiarità dei singoli cru. Nelle vigne a piede franco, ad esempio, la speziatura è più marcata e anche se le piante sono meno vigorose, grazie alla superiore qualità delle uve, si ottengono vini più eleganti e profondi”.

 

Sostenibilità

Olivier Haag dal 2005 dirige la cantina fondata da papà Fritz: i suoi sono Riesling dal carattere delicato ed elegante alla costante ricerca dell’integrità del frutto e destinati a durare a lungo nel tempo, e sono tra i più ricercati della regione. Convinto assertore di un approccio in armonia con l'ambiente pratica un’agricoltura sostenibile. “Lavoro la vigna in modo artigianale, facciamo a mano anche la vendemmia. Solo così”sostiene Oliver “si può avere un controllo e una gestione ottimale dei tempi di maturazione e raccolta e un miglioramento complessivo della qualità delle uve. Anche in cantina interveniamo il meno possibile lasciando che i mosti fermentino spontaneamente e senza l’uso di lieviti aggiunti”.

Loosen

Archeologia del vino

Innovare ispirandosi al passato, questa la filosofia di Ernst Loosen che da studente in archeologia non a caso è diventato il produttore più famoso di Germania. La prima intuizione di Ernst è quella incrementare il vigneto aziendale comprando a tappeto vecchie vigne, spesso centenarie, tra quelli che una famosa carta del 1908, anche se non in maniera ufficiale, classificava come gran cru. In cantina, facendo sue le teorie del nonno che nei primi decenni del 1900 produceva solo vini secchi a Urzig, comincia a vinificare i Riesling semplicemente lasciandoli il più a lungo possibile sulle fecce senza far altro sino all’imbottigliamento. In questa filosofia rientra il suo ultimo visionario progetto, produrre un Riesling destinato ad affinare sulle sue fecce fini per 20 anni proprio come teorizzava il nonno. Il suo successo internazionale è stato consolidato nell’ultimo decennio dall’avvio di due partnership negli USA, con Chateau S. Michelle nello stato di Washington e Jay Somerson in Oregon e dall’acquisto della tenuta Villa Wolf nel Pfalz.

 

Le ultime vendemmie: 2015 e 2016, due belle annate

Nel 2016 non ci sono stati particolari problemi legati al gelo come in altre parti d’Europa: dopo una primavera e un inizio estate caratterizzati da pioggia e umidità, finalmente in agosto e settembre è arrivato il bel tempo ad aggiustare un’annata che sembrava volgere al peggio. Anche se si è raccolto qualcosa in meno rispetto al 2015, le uve comunque hanno comunque raggiunto una buona maturazione mantenendo un bel grado di acidità.

L’annata 2015 è da annoverarsi tra le migliori degli ultimi anni, anche se in luglio e agosto le temperature sono state abbastanza alte la pioggia di settembre ha mitigato l’effetto del caldo estivo, mentre ottobre e novembre sono stati belli, la vendemmia è andata liscia e si è conclusa prima delle piogge invernali. I vini del 2015 sono in perfetto equilibrio tra frutto maturo e acidità, destinati ad un’ottima evoluzione nel tempo.

 

Vini & vigne: Le sigle in etichetta

La classificazione dei vini tedeschi si basa sulla misurazione del grado Oechsle (Oe) che conteggia di quanti grammi un litro di mosto superi il peso di un litro di acquapartendo dal principio che la differenza sia lo zucchero presente nel mosto.

Kabinett: non inferiore a 73° Oe.

Spatlese: non inferiore a 85° Oe (da vendemmia tardiva).

Auslese: non inferiore a 90° Oe da vendemmia manuale di grappoli molto maturi che possono anche essere stati colpiti da Botrytis Cinerea.

Beerenauslese: non inferiore a 125° Oe da vendemmia mediante acinatura delle uve (surmature) colpite da Botrytis Cinerea.

Trockenbeerenauslese: non inferiore a 150° Oe acini (botritizzati, passiti o surmaturi) selezionati a mano.

Eiswein:non inferiore a 125° Oe da vendemmia effettuata con una temperatura non superiore a -7° di grappoli non colpiti da Botrytis Cinerea.

Trockenvino secco con al massimo 9 grammi/litro di zuccheri residui

Halbtrocheno Feinherbvino semi secco con al massimo18 grammi/litro di zuccheri residui.

Le classificazioni dei vigneti fatte dalla Vdp (Verband Deutscher Prädikatsweingüter): l’Associazione dei viticoltori tedeschi di qualità fondata nel 1910; è la più antica al mondo.

 

Vdp. Gutswein: indica i vigneti alla base della piramide produttiva (devono essere di proprietà e rispettare i rigidi protocolli dell’associazione).

Vdp. Ortswein:buoni vigneti in zone particolari (simili alle Denominazioni Comunali in Borgogna).

Vdp. Erste Lage:nella classificazione dei vigneti che si sono dati i produttori della Vdp indica i cosiddetti vigneti di prima classe (assimilabili ai Premier Cru di Borgogna).

Vdp. Grosses Lage: nella classificazione dei vigneti che si sono dati i produttori della Vdp indicano i vigneti migliori (assimilabili ai Gran Cru di Borgogna).

Vdp Grosses Gewächs (Vdp GG): vini secchi ottenuti nei vigneti Vdp Grosse Lage.

Prädikat: vini dolci e/o fruttati ottenuti nei vigneti Vdp Grosse Lage.

Alte Reben: vigne vecchie.

 

a cura di Massimo Lanza

 

 

Articolo uscito sul mensile di Giugno 2017 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui 

 

Alcuni vini dei territori citati in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso. 


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