7 Nov 2011 / 17:11

Cooperazione agricola. Vino: da coop a coop.

Metà del vino sugli scaffali delle insegne cooperative della Gdo (Coop, Conad, Crai, Sigma) è prodotto dalle cantine sociali, anch'esse cooperative. Questo dato, emerso stamattina durante la prima Assemblea unitaria delle cooperative agroalimentari (Fedagri-Confcooperative, Legacoop Ag

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Metà del vino sugli scaffali delle insegne cooperative della Gdo (Coop, Conad, Crai, Sigma) è prodotto dalle cantine sociali, anch'esse cooperative. Questo dato, emerso stamattina durante la prima Assemblea unitaria delle cooperative agroalimentari (Fedagri-Confcooperative, Legacoop Ag

roalimentare e Agci-Agrital), nei grandi spazi del centro commerciale Centergross di Bologna, fa del vino un settore più che mai strategico (con 625 cantine, 190mila viticoltori conferenti, 8.600 addetti, una produzione media annua di 27 milioni di ettolitri e un valore della produzione di 3,8 miliardi).

 

“E' la dimostrazione di come tra la componente agricola e distributiva della filiera – hanno spiegato i tre presidenti Maurizio Gardini (Fedagri), Giovanni Luppi (Legacoop) e Giampaolo Buonfiglio (Agci-Agrital) – ci sia un legame positivo, che vogliamo accrescere nel prossimo triennio”. Il mondo cooperativo (5.100 coop, 720mila soci e 32 miliardi di fatturato) si riconferma, insomma, un interlocutore forte nelle politiche sull'agricoltura, in particolare sulla Pac.

 

Proprio sulla riforma presentata dal commissario europeo Ciolos, dal palco del Centergross, sono piovute dure critiche: “La proposta è da bocciare – ha detto senza mezzi termini Gardini – sia perché il taglio delle risorse nel bilancio 2014-2020 è poco strategico, sia perché in uno scenario di forte crisi l'agroalimentare resta un settore in grado di offrire opportunità di lavoro”.

 

Le tre organizzazioni (che esprimono il 24% del fatturato agroalimentare nazionale) hanno elaborato un documento in trenta punti con il quale chiedono di avviare un confronto per rilanciare il comparto.

 

Tra le richieste: il mantenimento del bilancio europeo e della quota italiana; un secco no alla distribuzione di risorse a pioggia ma solo a chi produce; sì a misure per l’aggregazione dell’offerta, su cui è stato lanciato un chiaro appello al governo nazionale e al Parlamento europeo. Inoltre, modifiche agli impegni ambientali (“appaiono non adatti ai paesi mediterranei ma pensati solo per colture e pascoli estensivi dell’Europa continentale”, dice Gardini). Guardando all'estero, infine, dove la presenza del vino cooperativo raggiunge punte del 58%, la richiesta è quella di istituire un gruppo di lavoro interministeriale che risolva una volta per tutte la questione delle barriere doganali per restituire alle imprese vitivinicole italiane la possibilità di commercializzare i loro prodotti. Il caso delle accise sul vino italiano in Russia insegna.

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Gianluca Atzeni

07/11/2011

 

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