28 Gen 2013 / 15:01

Mezzo secolo di DOC. Occasione per ripensarsi

Se si associa il significato di alcune espressioni come originalità, identità, naturalità, tradizione e tipicità,(quest’ultima nel senso weberiano), valori che sono alla base di un prodotto agroalimentare di qualità, alla percezione  che il consumatore ha oggi dei vini Doc, ci si accorge che questa c

http://med.gamberorosso.it/media/2013/01/332793_web.jpeg

Se si associa il significato di alcune espressioni come originalità, identità, naturalità, tradizione e tipicità,(quest’ultima nel senso weberiano), valori che sono alla base di un prodotto agroalimentare di qualità, alla percezione  che il consumatore ha oggi dei vini Doc, ci si accorge che questa c

orrispondenza è solo semantica, non di contenuti.

 

Le cause di questa frattura sono molteplici, ma quella che avuto un ruolo determinante nel mancato successo della stragrande maggioranza delle denominazioni italiane, è stata l’assenza di una cultura del terroir nei produttori, cultura che invece è alla base della protezione e della valorizzazione dei vini territoriali francesi e che si sviluppa nel rapporto tra le caratteristiche dell’ambiente e quelle del vitigno.

 

Questa cultura non è riuscita a trovare spazio in Italia, perché, tolte alcune lodevoli eccezioni, la produzione del vino è stata interpretata come un esercizio demiurgico, dove la tecnologia aveva il ruolo fondamentale e l’uva, con le sue caratteristiche compositive, era solo una matrice da correggere in vario modo, per ottenere vini che assecondavano le esigenze mutevoli del mercato. Alla base di un processo produttivo come quello del vino, così legato alla civiltà delle popolazioni mediterranee, ci deve essere un principio etico con il quale forse il legislatore 50 anni fa sperava di dare un ‘anima alla legge delle Doc, ma che purtroppo così non è stato.

Ecco perché le nostre Denominazioni più che rappresentare uno sforzo di interpretazione collettiva della natura, attraverso la cultura comunicata dalla tradizione, sono delle semplici dichiarazioni che devono essere prese per buone con un atto di fede, perché espresse da una commissione (il giudice) al quale bisogna credere.

 

L’etichetta è a questo punto la testimonianza di questo verdetto (non il vino contenuto nella bottiglia) e malgrado la sua radice etimologica greca richiami il concetto di etica (scienza della morale, il costume), oltre a significare un marchio o una dicitura, è soprattutto una dichiarazione di onestà e correttezza.

 

Quanti produttori sanno valutare la responsabilità che è connessa alle scritte riportate in etichetta e che usano per comunicare al consumatore il loro modo originale di interpretare il terroir? Purtroppo siamo tutti vittime, produttori e consumatori, del

“pensiero unico” che, attraverso la comunicazione soprattutto dei media internazionali, pretende di regolare i comportamenti della viticoltura “tradizionale” cercando di conformarla ai vini del Nuovo Mondo nel tentativo di delegittimare i valori della tradizione viti-enologica europea, per promuovere i cosiddetti vini di vitigno e costringere i produttori europei alla rinuncia della valorizzazione delle diversità che sono invece insite nei vini di territorio.

 

Per introdurre un nuovo umanesimo nella produzione dei vini Doc, dobbiamo astrarci dalla espressione topografica e geografica di un terroir e se lo osserviamo per i significati profondi che emana, esso ci appare come una tavola, dove il logos (la parola,il pensiero) si materializza in un vino. Una tavola era quella dove erano incisi i comandamenti che Mosè offre al popolo ebraico, una tavola è l’altare del sacrificio dove si sancisce il patto tra gli uomini e la divinità, una tavola è il territorio viticolo dove si concretizza l’alleanza tra il produttore ed il consumatore nel rispetto delle regole della denominazione e nella valorizzazione delle interazioni tra il vitigno ed ambiente che sono alla base della qualità del vino.

 

Solo così forse troveremo la forza per cancellare le troppe Denominazioni, create spesso per fini elettoralistici, talmente poco amate dagli stessi produttori da non essere neppure rivendicate da loro stessi.

 

 

Attilio Scienza
Ordinario di Viticoltura - Università degli Studi di Milano

28/01/2013

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale "Tre Bicchieri" del 24 gennaio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E' gratis, basta cliccare qui

Precedente
Successivo

Partecipa alla discussione

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

EN edition