24 Apr 2013 / 17:04

Riccardo Cotarella presidente di Assoenologi. Ecco la prima intervista e il primo messaggio al nuovo ministro

Tre anni fa mi limitavo semplicemente a pagare la tessera di associato. Ma poi, le insistenze dei giovani enologi della sezione Lazio-Umbria di cui sono presidente, mi hanno convinto a correre per la massima carica. E una volta che sei in gioco devi andare fino in fondo. Ed eccomi qui, alla presidenza di Assoenologi”.

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Tre anni fa mi limitavo semplicemente a pagare la tessera di associato. Ma poi, le insistenze dei giovani enologi della sezione Lazio-Umbria di cui sono presidente, mi hanno convinto a correre per la massima carica. E una volta che sei in gioco devi andare fino in fondo. Ed eccomi qui, alla presidenza di Assoenologi”.

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Così Riccardo Cotarella, uno degli enologi italiani più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, racconta al Gambero la sua rapida ascesa ai vertici della storica associazione, nata nel 1891, che raggruppa quasi 4mila tecnici italiani. Nato a Monterubiaglio nei pressi di Orvieto, classe 1948 ed enologo già all'età di 20 anni, Cotarella è il fondatore dell'omonima società di consulenza in campo enologico (oltre 60 le aziende clienti in tutto il mondo), proprietario dell'azienda vitivinicola Falesco (2,5 milioni di bottiglie prodotte su 370 ettari vitati) e professore di Enologia a Viterbo. Ma vanta docenze in tutto il mondo. Gambero Rosso, nel 2001, gli ha assegnato il titolo di migliore produttore di vino italiano.

Presidente Cotarella, il suo è un incarico delicato in un momento delicato?
Accetto volentieri questo ruolo di prestigio perché rappresentare tutti i colleghi italiani è una cosa che mi riempie di responsabilità. Lo farò con impegno, perché credo fortemente nella figura dell'enologo. Un ruolo che deve essere posto al centro del mondo del vino. E credo che questa sarà la mia missione principale.

Il suo dovrà essere un programma di innovazione?
Voglio innanzitutto aiutare i ragazzi più giovani a inserirsi nel mondo del lavoro, insegnando loro gli escamotage culturali necessari per superare gli ostacoli naturali e umani legati all'ingresso in questo settore. Voglio che imparino soprattutto a evitare le trappole di cui è disseminato questo percorso. I problemi si chiamano, innanzitutto, concorrenza: oggi ci sono più studenti che posti di lavoro e quindi occorre che si favorisca la meritocrazia. Per fare questo, insisterò affinché facciano esperienza e vadano a lavorare all'estero.

Il suo programma parte anche da una maggiore valorizzazione della figura professionale dell'enologo?
Bisogna insistere su un concetto: l'enologo è al centro del mondo del vino e deve essere capace di soddisfare la crescente voglia di conoscenza e l'interesse per la storia dei prodotti e dei territori. Intendo dire che quando si beve un vino occorre conoscerne la storia. E, per questo, l'enologo è la figura adatta. Un ruolo che sarà utile anche al consumatore, visto che vedo in giro troppe persone che si improvvisano comunicatori del vino con risultati discutibili. Non solo: sarà utile a tutto il vino italiano. Non siamo più i semplici chimici di cantina come una volta, ma abbiamo il delicato compito di tenere alta l'immagine del vino italiano nel mondo.

I suoi rapporti con il direttore Martelli sono ottimi e, con lui, per i prossimi tre anni sarà uno degli interlocutori della politica per l'intera filiera. Cosa chiederà al prossimo Ministro dell'Agricoltura?
Parto da un punto: i prodotti agricoli sono ai primi posti nell'export italiano; lo è soprattutto il vino, che produce diversi miliardi di fatturato ma, come nessun altro prodotto, fa l'immagine dell'Italia e attira il turismo con i suoi aspetti territoriali. Ecco perché al Ministro dell'Agricoltura, chiederò una profonda attenzione al vino italiano. Faccio un esempio concreto: un paio di pantaloni li posso produrre anche a New York o in Cina, ma un buon Chianti si fa solo in Italia.

a cura di Gianluca Atzeni
24/04/2013
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