Vermentino, mare, vigne strappate al bosco, nella terra dove le ostriche verdi fanno da bandiera al territorio. È la splendida costa di Porto Venere, che abbiamo raccontato nel mensile di luglio del Gambero Rosso. Qui un assaggio.

 

Un territorio strappato a boschi e sassi, colline a picco sul mare, una tradizione millenaria e una natura che a fatica si riesce a contenere e che ogni giorni si cerca di farsi amica. Il Vermentino, qui tra Liguria e Toscana, ha profumi minerali e freschi, chiama il mare e lo iodio delle ostriche che da poco sono riapparse in questi fondali, ma anche i sapori decisi eppur delicati della tradizione di terra

La storia di Luni

D’acchito diresti “ecco, finalmente, il mare nel bicchiere”. Ma ti sembrerebbe di fare un torto a entrambi: a quello scorcio di mar ligure che ti riluccica davanti, in una perpetua cantilena dagli accenti toscani che virano allo spezzino, e al vino che s’illumina nel calice, di certo sapido e minerale, fresco, teso, ma capace anche d’incarnarsi in altro e vestirsi d’altro ancora, fino a ribaltare ogni idea che ti eri messo in testa. Perché quel nettare convoglia il mare ma pure il vento, di salmastro o d’Apuane che sia. E si nutre di una terra bizzarra, ostica e meticcia, impastata di sale e sudore, d’argilla, di marmo e di sabbia, ovviamente di sole: un sole così vicino e bianco, grande, che nei giorni speciali assomiglia alla Luna.

Luni fu una città romana fondata 177 anni prima di Cristo, prese il nome da una dea chiamata altrove Selene o dalla forma del porto su cui imbastì la sua forza: da qui salpavano imbarcazioni stipate di marmo, legnami, altre eccellenze locali. Dall’aprile del 2017 è ribattezzato Luni il comune che ne conserva i resti (un tempo Ortonovo), e che insieme a Castelnuovo Magra e ai paesi limitrofi (la fortificata Sarzana è dal XII secolo il perno della Val di Magra), offre i colli a una delle Doc più giovani ed emergenti d’Italia.

La provincia è quella di La Spezia con sconfinamenti a Massa Carrara, non siamo nella Liguria più erta delle Cinque Terre ma neppure nella Toscana delle dolci colline: lasciando la pianura ogni appezzamento è strappato alla macchia, al bosco, alla pietra, e scovarne di accessibili è impresa assai ardua. “Etruriae Luna palmam habet”, ovvero “il vino di Luna ha la palma tra quelli dell’Etruria”, scriveva però il buon vecchio Plinio. Per cui, maniche arricciate e lavorare duro, muovendo da qualche certezza: è il vermentino, vitigno a bacca bianca giunto dalla Costa Azzurra francese (ma con probabili origini iberiche), a trovare in certi scampoli di terra la culla ideale per esprimersi al meglio.

Grappolo di uva

La testimonianza di Ottaviano Lambruschi

Ottaviano Lambruschi è una delle memorie storiche del territorio: ascoltare la lucidità del suo pensiero, vederlo inerpicarsi tra le vigne incontro alle sue novanta primavere, è un’esperienza rigenerante. “Eravamo mezzadri ma la guerra non ci lasciò niente, una casa bruciata e tanta necessità di lavorare”. Da Castelnuovo Magra si spostava a Carrara, nelle cave da cui si estrae il marmo più pregiato al mondo. “Per trent’anni ho fatto di tutto, dall’autista al minatore, di giorno e di notte, e per un’esplosione ci ho anche lasciato un orecchio”. E poi tornava, stremato, a costruirsi una casa. “Che poi in miniera, l’uomo, assomiglia troppo alla bestia”. Quindi l’intuizione, l’acquisto di un bosco a 220 metri di altitudine poiché “la pianura è buona per i cavoli”, e tanto lavoro, ancora, con la ruspa per sottrarre agli alberi, alle rocce assassine, l’anfiteatro che tuttora accoglie lo splendido vigneto di Costa Marina che dà il nome alla cantina. “Avevo sempre bramato un qualcosa di mio”.

Terra della Luna

Il nuovo Vermentino

Suo figlio è cresciuto in questo clima, con un padre che come diceva mamma “lassù aveva l’amante”: le viti da cui faticava a star lontano. E finita la leva avrebbe continuato nell’esercito, Fabio, ma si è ritrovato qui, con orgoglio, a tirare le fila dell’azienda familiare in costante crescita: “La filosofia è semplice: puntare all’eccellenza nel solco della tradizione. Il primo passo è portare in cantina uva bella, che si avvicini alla perfezione”. Ed è probabile che un certo rigore militare, la cura del dettaglio e della pulizia, lo abbiano aiutato nel raggiungimento del traguardo (adesso, a dargli mano, c’è pure la figlia Ylenia). Ogni vigneto dà vita a un cru, al Costa Marina si è aggiunto il Maggiore, anche questo lassù, impervio e magnifico. “I giovani hanno paura a mandare il trattore in salita – dice Ottaviano – ma non a guidare contromano nella notte”. “Avrei potuto rimanere nell’esercito – scherza Fabio – tanto sono abituato al signorsì”. Si punzecchiano, padre e figlio, e forse si dividono su qualche veduta, ma gli occhi tradiscono un affetto smisurato, una comunità di intenti.

Si chiama proprio Ottaviano il nuovo Vermentino da vendemmia attardata, con parte delle uve fermentate a contatto con le bucce. In tutto il resto, domina l’amore per il classico: vinificazione in vasche d’acciaio, lieviti selezionati, temperature controllate per circa 40mila bottiglie l’anno, ognuna con un carattere forte, identitario, vero specchio dei Colli di Luni e dei suoi interpreti. Premi e riconoscimenti, tutti meritati, si sprecano. “Ci piace un vino pulito, che mantenga alta e costante la qualità nel tempo, pur rispettando le caratteristiche d’annata”.

 

 

a cura di Emiliano Gucci

foto di Roberto Merlo

 

QUESTO È NULLA...

Nel numero di luglio del Gambero Rosso, un'edizione rinnovata in questi giorni in edicola, trovate tutto il racconto, con le testimonianze di Roberto Petacchi dell'agricola Giacomelli, Diego Bosoni di Lunae Bosoni, Andrea Luca Federici della nuova cantina di Federici - La Baia del Sole, Ivan Giuliani di Terenzuola. Un servizio di 14 pagine che include anche un bel focus sulle ostriche verdi a firma di Loredana Sottile, gli aneddoti di Claudio Mazzoni del ristorante La Posta di La Spezia, la testimonianza di Alessandro Vignali, un outsider in nome della natura. E ancora il racconto di Filippo Lubrano del collettivo di poeti performativi I Militanti, accompagnato dall'opera di Simone Pellegrino. Insomma tanta carne al fuoco, che prevede pure le migliori etichette dalla guida Vini d'Italia 2018, gli 8 street food tra Spezzino e Lunigiana, e gli indirizzi dove mangiare e dormire.

Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store

Abbonamento qui