Un gigantesco ingorgo tiene in scacco oltre 400mila produttori. E' la realtà in cui versa oggi il sistema vino italiano, alla vigilia del 16 gennaio, lunedì prossimo, data di scadenza per la presentazione della dichiarazione unificata di vendemmia, produzione e rivendicazione.

 

La situazione è complicata:

il sistema telematico (Sian) è fuori uso perché il software fornito da Agea non consente di accedere a dati uniformi; troppe Regioni non hanno ancora aggiornato gli schedari viticoli; i Centri d'assistenza agricola (Caa) tramite i quali si sbrigano le denunce di produzione sono presi d'assalto da viticoltori imbestialiti perché non è possibile comunicare i dati vendemmiali a causa delle centinaia di migliaia di disallineamenti nel sistema; Valoritalia rischia di non poter fare la certificazione.

 

Un caos senza precedenti. Si rischia di non poter certificare 40 milioni di ettolitri di vino e, contemporaneamente, perdere parte del potenziale produttivo, oltre 720mila ettari vitati.
Un flop annunciato da anni, che Tre Bicchieri aveva denunciato a ottobre scorso (vedi copertina qui a fianco) e che puntualmente si è verificato. E che preoccupa le organizzazioni dei produttori.

 

“Il nuovo sistema di conta  è partito in grave ritardo e, visto come stanno andando le cose sarebbe forse meglio utilizzare i numeri del 2010 che sono comunque più omogenei”, ipotizza il responsabile vini di Cia, Domenico Mastrogiovanni, sottolineando che “per evitare di mettere in crisi un sistema che vale 15 miliardi di euro è necessario un atto di responsabilità di Mipaaf, Agea e Regioni”.

 

I disallineamenti riguardano, in particolare, le superfici dei vigneti, che Agea ha fotografato negli ultimi anni con la tecnologia Gis (sistema informativo geografico). In pratica, il software messo a disposizione dall'organismo pagatore nazionale avrebbe dovuto consentire alle Regioni di accatastare, per via informatica, tutti i dati produttivi. Per molte non è successo, in particolare Puglia, Calabria, Abruzzo dove la situazione di impasse è palese, mentre va un po' meglio in Veneto, Piemonte, Toscana e Sicilia.

 

Il risultato è che oggi i dati di superficie non si possono incrociare e il sistema di certificazione non può funzionare. “Purtroppo il collo di bottiglia è sugli operatori dei Caa”, fa notare la responsabile del settore vitivinicolo di Confagricoltura, Palma Esposito, che evidenzia “difficoltà di coordinamento tra i diversi organismi pagatori, visto che molte aziende possiedono vigneti in regioni differenti”. Un caso emblematico è quello della Doc interregionale Prosecco, con produttori che si trovano davanti a schedari diversi tra Veneto e Friuli.

 

“Siamo in una fase delicata, le Regioni hanno perso tempo e queste sono le conseguenze – avverte Domenico Bosco, responsabile vini di Coldiretti – si rischia, da un lato, di perdere un prezioso potenziale viticolo e, dall'altro, di mettere a regime uno schedario con informazioni sbagliate”.

 

Nel frattempo, l'Agea lavora all'ennesima circolare applicativa. E proprio lunedì, alla scadenza dei termini, potrebbe arrivare dall'organismo del Mipaaf un documento con cui si consentirebbe ai produttori di tornare alla denuncia in forma cartacea, con l'indicazione agli enti certificatori di gestire caso per caso le singole pratiche. Come a dire che si passa dal computer ai moduli cartacei. Un salto all'indietro di mezzo secolo.

 

di Gianluca Atzeni

13/01/2012