ยซCrisi del vino piemontese? La responsabilitร รจ delle cantine sociali che fanno sempre la stessa cosa. E anche di chi dovrebbe assumere decisioni ma fa finta di nienteยป. Ne รจ convinto Matteo Ascheri, proprietario e winemaker delle Cantine Ascheri a Bra, in provincia di Cuneo. Di politica del vino capisce qualcosa visto che รจ stato presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani per due mandati consecutivi, a partire dal 2018. Poi, nel 2024, ha lasciato la carica ed รจ uscito dal consorzio, deluso dallโindirizzo assunto dal nuovo cda. Ora al Gambero Rosso dร la sua versione dei “fatti”.ย
Fino allโestate scorsa lโassessore allโAgricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, diceva cheย la crisi del vino in Piemonte non esisteย e che a soffrire erano solo le denominazioni che chiedevano la distillazione. I fatti di oggi raccontano qualcosa di diversoโฆ
I politici usano il made in Italy per avere visibilitร e farsi belli. Guai a parlar male del made in Italy. Poi perรฒ, proprio a causa di questa narrazione epica, i problemi non vengono mai affrontati. Ma anche i produttori dovrebbero comportarsi in modo piรน intelligente.
Lโultima audizione delle associazioni vitivinicole e dei consorzi in commissione economia e agricoltura del Consiglio regionale piemontese ha certificato una fase diย profonda crisi strutturale e di mercato.
Asti, Barbera dโAsti e Brachetto rappresentano in effetti il 70% della produzione piemontese, ma qualcosa in meno in termini di valore. Questi produttori hanno aspettato di essere coperti dal fango e si muovono solo ora che sono in piena emergenza. Adesso si rivolgono alla politica per chiedere i soldi. In Francia e Spagna stanno affrontando la crisi in modo radicale, ma noi quasi li prendiamo in giro. Ciรฒ significa nascondere i problemi e accontentarsi della gestione dellโimmediato.

I consorzi denunciano unoย ยซscenario allarmanteยป: un crollo dei prezzi delle uve tra il 15% e il 30%. Barbera dโAsti -30%, Barbaresco -27%, Nebbiolo dโalba e Langhe Nebbiolo tra -22% e 28%: che succede?
Il problema riguarda anche il Barolo dove il prezzo dellโuva scende da 4,50 euro a 2,50: ha perso quasi la metร del valore. Cโรจ una crisi legata ai volumi, ma soprattutto al valore. Ma il prezzo delle uve รจ molto relativo. Il problema riguarda soprattutto i conferitori delle cantine sociali.
Come funziona il meccanismo?
Nel sistema delle cantine sociali il conferitore si limita a conferire. La cantina sociale raccoglie lโuva, la trasforma e poi vende il vino. Quindi, in base allโutile ottenuto, redistribuisce il ricavo ai produttori. Ma siccome le cantine sociali adottano politiche commerciali โdel mengaโ lโutile รจ sempre piรน basso. Redistribuire al valore di 2,50 รจ un problema molto grande. Invece di aumentare il prezzo e il valore aggiunto, le cantine preferiscono continuare ridurre il prezzo di mercato. In questo sistema il primo effetto รจ che le cantine sociali aggiustano i loro bilanci a scapito dei conferitori. Abbassare il prezzo aiuta le cantine sociali che si comportano da semplici fornitori: gli acquirenti sono gli imbottigliatori che hanno bisogno di fare massa per mettere sul mercato vini da hard discount.
Invece che dovrebbero fare?
Bisognerebbe aumentare il valore aggiunto. Il vino piemontese dovrebbe essere piazzato su un livello piรน alto, anche producendo meno. Diciamo la veritร : noi non possiamo influenzare le politiche dei dazi nรฉ possiamo sperare solo nelle attivitร promozionali.
Quindi?
Non abbiamo la forza per influenzare la domanda, ma abbiamo gli strumenti per controllare lโofferta. Se produci meno, in primo luogo hai meno impatto sulla biodiversitร e puoi gestire meglio la manodopera. Qui abbiamo scelto di fare il contrario: abbiamo tantissimo vino da vendere, troppo, e finisce che lo distilliamo o lo diamo a chi fa il Vermouth di Torino o lo smaltiamo a basso prezzo.
Come se ne esce?
Anche le cantine sociali dovrebbero investire sulla qualitร , come giร fa Produttori di Barbaresco: la dimostrazione che si puรฒ fare bene anche nelle cantine sociali.

Perchรฉ certe cantine riescono a fare qualitร e altre no?
Basta vedere altri casi, anche al di fuori del Piemonte in altre regioni: penso a Moncaro nelle Marche o a Terre dโOltrepรฒ in Lombardia (entrambe hanno dichiarato fallimento lo scorso anno; ndr). Da quanti anni queste cantine sociali avevano lo stesso management? Ma se non cโรจ mai ricambio di chi guida, le cose vengono gestite sempre nello stesso modo: prezzo piรน basso del mercato ai conferitori e modello di sviluppo contrario a quello che bisognerebbe fare. E quando ci sono problemi vanno a piangere miseria presso le istituzioni.
Le giacenze diย Baroloย crescono del 15%, passando da 65 a quasi 75 milioni di bottiglie. I volumi stoccati diย Barbarescoย passano da 19 a 21,8 milioni di bottiglie: +14 punti percentuali.
Per fortuna il Barolo รจ un vino dal lungo invecchiamento: sarร sul mercato nel 2029. Per altri prodotti questo problema si ripercuote subito sul mercato. Cโรจ da dire poi che il Barbaresco rappresenta un terzo del Barolo e ha un anno in meno di giacenza. Come si dice in questi casi: i numeri vanno interpretati. La cosa piรน importante resta la parte valoriale. Non mi preoccupa tanto la perdita di volumi nรฉ la quantitร delle giacenze. ร piรน rilevante la perdita di valore che alla fine ti porta a vendere il vino sfuso a un prezzo basso: cosรฌ si fa il gioco delle cantine sociali e degli imbottigliatori.
Come si comporta lโimbottigliatore?
Lโimbottigliatore fa il suo valore, compra al prezzo piรน basso possibile e poi va a rivendere dove riesce a fare i contratti piรน convenienti. Non gli importa nulla della valorizzazione del marchio, ma noi viticoltori non possiamo demandare la valorizzazione del marchio agli imbottigliatori. Dobbiamo essere piรน intelligenti: il sistema va gestito in maniera diversa.
Cioรจ?ย
I prezzi delle uve sono dati da due fattori: il costo di produzione e il rapporto tra domanda e offerta. Fare tanta promozione va bene, ma non basta. Ripeto ancora una volta: non possiamo influenzare la domanda, lโunica leva รจ lโofferta.
Per ridurre lโofferta eccedente e decongestionare il mercato, in Piemonte c’รจ chi ha chiesto la distillazione dโemergenzaโฆ
ร la solita storia. Se sei alla canna del gas non puoi chiedere interventi strutturali, ma emergenziali come la distillazione e la vendemmia verde che non risolvono il problema. Ma cosรฌ lโanno dopo sei sempre nella stessa situazione.ย

Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine, propone attivitร diย promozione territorialeย per sostenere la domanda, diversificando i canali commercialiย per i vini piรน in difficoltร comeย Barbera,ย Dolcetto,ย Corteseย eย Moscato.
Alla riunione in regione era giusto che andasse Piemonte Land, invece sono andati i tre consorzi in crisi. ร un sorpasso che non credo abbia fatto piacere a Monchiero. Tuttavia, ripeto, la parte promozionale, con la ricerca di nuovi mercati, riguarda la domanda. Queste azioni servono ma sono sempre relative perchรฉ se non hai budget miliardari per fare investimenti non sarai mai capace di influenzare la domanda. Ferrero ti bombarda con la pubblicitร della Nutella ma noi non possiamo. Nรฉ possiamo immaginare di avere un impatto sulla geopolitica, sul dollaro debole o sulle politiche dei dazi. Oltretutto il vino non รจ un prodotto essenziale: ci puoi rinunciare.
Qual รจ allora la ricetta giusta?
Dobbiamo influenzare lโofferta evitando di produrre piรน vino. Per farlo devi estirpare i vigneti, ridurre le rese e contingentare i vigneti. Con il sistema autorizzativo attuale ogni anno puoi piantare nuove vigne: ma cosรฌ ogni anno rischi di avere 480 ettari in piรน, tutti concentrati lร dove il valore fondiario รจ piรน alto. Cioรจ nelle Langhe. Ma poi? Chi li coltiva questi vigneti? Qui nasce la piaga del capolarato. E quando aumenta il prodotto che cosa succede? Ti ritrovi con le cantine piene. Giocoforza, poi, lo devi svendere: cosรฌ lo dai agli imbottigliatori come vino sfuso, quelli ne approfittano e fanno loro il prezzo e lo rivendono nei canali che trovano.
Insomma, torniamo al punto di partenzaโฆ
Le cantine sociali sono il perno di questo sistema in crisi che riguarda tutta lโItalia. Anche se ci sono eccezioni qualitative come la cantina Produttori di Barbaresco. Resistono problemi strutturali che non sono stati affrontati. Ad affrontarli dovrebbe pensare i produttori.
Ma i produttori sono rappresentati dai consorziโฆ
Infatti. I consorzi si comportano come i politici che usano il mondo produttivo per farsi belli. Non hanno una visione di lungo periodo. Ma se manca visione e voglia di migliorare, si gestisce solo lโimmediato. Non a caso, proprio con lโobiettivo di aprire un dibatto, creare una visione e affrontare queste sfide, quando ero presidente del consorzio avevo realizzato dei convegni che si chiamavano โChangesโ. I cambiamenti impongono unโattenzione e unโazione, sono il contrario della rendita di posizione. Non si puรฒ far finta di niente, far finta che non esistano. Invece, si preferisce contare su una rendita di posizione senza prendere nessuna decisione strategica. Ma se i cambiamenti sono chiari qualcosa bisogna fare.

Di recente, il consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani ha introdotto la facoltร di usare il formato bag in box anche per la denominazione Langhe Nebbiolo. ร un modo che puรฒ aiutare a vendere piรน vino in alcuni mercati del nord Europa?
Certo, puรฒ essere un strumento utile. Io sono del 1962 e ricordo quando il vino veniva venduto in damigiana. Adesso che abbiamo di nuovo le cantine piene ogni opportunitร รจ bene accetta. Il bag in box per i paesi scandinavi puรฒ essere uno strumento interessante, ma sono trend che vanno controllati senza farseli imporre.
Cโรจ il rischio che, con la crisi delle vendite e con lโimmobilismo di chi gestisce le politiche, perfino Barolo e Barbaresco possano cominciare a soffrire seriamente?
Barolo e Barbaresco stanno messi molto meglio rispetto ad altri prodotti. Sentono la crisi, ovviamente, ma non come Barbera, Asti e Brachetto. La situazione non รจ ancora drammatica: sono marchi forti e il loro valore di mercato รจ piรน alto rispetto ad altre denominazioni. E poi sono vini di invecchiamento, quindi puoi venderli anche lโanno dopo. Ma il problema esiste e noi ancora lo neghiamo. Prima di tutto bisogna riconoscerlo, bisogna parlarne, poi sulle soluzioni il dibattito รจ aperto. Ma servono scelte strategiche, non si puรฒ piรน far finta di niente.
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