Le famiglie Caparra e Siciliani, titolari dell’azienda omonima, sono tra le più antiche custodi della vitivinicoltura cirotana. Ce lo racconta Carlo Siciliani (nella foto di apertura), alla guida dell’azienda e presidente del Consorzio vini Cirò e Melissa : «l’attività nasce ufficialmente nel 1963, ma la nostra famiglia è legata alla viticoltura da generazioni. Fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di valorizzare un territorio unico per tradizione vitivinicola e per vocazione naturale alla coltivazione della vite. E negli anni abbiamo portato avanti un percorso di crescita che ha sempre cercato di coniugare il rispetto della tradizione con un progressivo lavoro di ricerca sulla qualità».

Oggi Caparra & Siciliani è una realtà che produce circa mezzo milione di bottiglie l’anno e che lavora principalmente sui vitigni autoctoni del territorio, con l’obiettivo di raccontare in modo autentico l’identità del Cirò. Per farlo si sfruttano i circa 120 ettari di vigneto, distribuiti unicamente nel territorio di Cirò e Cirò Marina, quindi nel cuore della denominazione Cirò. «Si tratta di un’area caratterizzata da un microclima mediterraneo molto particolare» spiega Carlo: «il Mar Ionio fa sentire la sua presenza, mitigando le temperature e favorendo le escursioni termiche che permettono lo sviluppo aromatico delle uve. Per quanto riguarda i suoli, generalmente sono argilloso-calcarei e sabbiosi, con una buona capacità drenante».

Queste condizioni permettono alle uve di esprimersi al meglio anche per merito della loro forte identità territoriale. Soprattutto quando si tratta di gaglioppo, vitigno autoctono ritenuto da Carlo «la vera anima del Cirò». «È un vitigno straordinario per capacità di interpretare il territorio» continua Carlo, «perché riesce a coniugare struttura e freschezza, offrendo vini eleganti, con note di frutta rossa, spezie e una grande capacità evolutiva nel tempo. Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per valorizzarne l’espressione più fine, attraverso una gestione sempre più attenta del vigneto e vinificazioni che puntano sull’equilibrio e sulla precisione stilistica».

Ma non solo rossi: «oltre che al gaglioppo stiamo dedicando sempre più attenzione anche al pecorello, un vitigno bianco autoctono che sta dimostrando vendemmia dopo vendemmia un potenziale qualitativo molto interessante».

Insomma, c’è una Calabria del vino che sgomita per guadagnarsi il suo posto al sole, anche se il momento di crisi dei consumi di certo non aiuta: «la vitivinicoltura calabrese sta attraversando una fase complessa, che rispecchia in parte il momento generale che il vino vive a livello internazionale. La contrazione dei consumi e il cambiamento delle abitudini stanno mettendo alla prova molte realtà produttive. Allo stesso tempo, però, credo che la Calabria abbia oggi alcune carte importanti da giocare: negli ultimi anni si è sviluppata una nuova generazione di produttori che sta lavorando con grande attenzione alla qualità e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni».
In questo percorso un passaggio molto importante è stato il salto della denominazione Cirò da Doc a Docg, un traguardo storico per il territorio: «le prime bottiglie arriveranno sul mercato a partire da fine 2028, ma già oggi questo passaggio rappresenta uno stimolo ulteriore per continuare a lavorare sulla qualità e sul posizionamento della denominazione. Se saremo capaci di continuare a lavorare sulla qualità, sulla promozione e su una narrazione condivisa del territorio, credo che la vitivinicoltura calabrese avrà tutte le condizioni per affrontare con maggiore forza anche questa fase di cambiamento del mercato».

Ormai da alcuni anni la gestione tecnica della Caparra&Sicliani è stata affidata al giovane enologo Jacopo Vagaggini (nella foto qui sotto), che ha portato una maggiore definizione nelle etichette aziendali. Si percepisce sui vini “base”, ma è lampante anche sui prodotti più ambiziosi come il Cirò Rosso Classico Superiore Lice Riserva, che con l’annata 2022 ha portato per la prima volta i Tre Bicchieri in azienda.

Si tratta di un rosso ricco e complesso al naso, caratterizzato da marcati sentori di frutta rossa e macchia mediterranea, a cui si fondono delicate note floreali e un tocco di spezie rosse. Sapido e fresco il sorso, dai tannini vitali e smussati, e dal bel finale balsamico.
«Il Lice Riserva nasce da una selezione di uve gaglioppo provenienti da circa due ettari di vigneti con oltre cinquant’anni di età. Sono vigne storiche, con rese naturalmente basse, che ci permettono di ottenere uve con grande concentrazione e complessità. La vinificazione avviene con fermentazione a temperatura controllata e macerazioni piuttosto lunghe, per estrarre al meglio la struttura del vitigno. Successivamente il vino affronta un lungo periodo di affinamento che consente di armonizzare le componenti e di sviluppare la sua complessità aromatica»
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