A vederlo ora, il bel locale con veranda riscaldata e arredi di gusto, non si direbbe che un tempo questa era una pizzeria di solo asporto, di quelle dai grandi numeri, pensate per sfamare tavolate di studenti e famiglie di fronte la partita. Chi è cresciuto a Pomezia, in quella provincia romana che fatica ancora a emergere nel mondo gastronomico, se le ricorda bene le pile di cartoni, il logo del Mercurio, il Dio del commercio e della velocità, con l’elmetto alato che accontentava sempre tutti. Compleanno? Si ordina da Mercurio. Rimpatriata? Ci pensa Mercurio. È sempre stato così, e lo è ancora dopo 25 anni, solo con più qualità e un servizio impeccabile.

Diciannove anni di solo asporto non sono roba da poco, specialmente in una realtà che è sempre stata snobbata dal settore della ristorazione di qualità, una piazza non semplice dove il pubblico è perlopiù tradizionalista e poco incline alle novità. Tante industrie, scuole, tutto il necessario per vivere bene, compresa una varietà ridicola di supermercati: non è mai mancato niente a Pomezia, se non un po’ di brio, iniziativa. Brillantezza. Marco Massaccesi e Alessia Di Battista però ci hanno creduto fin dall’inizio: lei, «il vero cuore della cucina» come la definisce Marco, ha persino abbandonato gli studi di medicina per lanciarsi nel progetto dell’asporto con lui. «Una follia meravigliosa, che però ci ha ripagati» racconta Massaccesi al Gambero Rosso.

Diciannove anni di solo asporto, dicevamo. Una pizza romana classica, piacevole, digeribilissima, proposta in una marea di gusti. I numeri, ai tempi, erano da capogiro, «all’apice del successo arrivavamo a fare 60mila pizze l’anno». Erano pizze buone sì, ma piuttosto semplici: la curiosità poi ha avuto la meglio, i due hanno iniziato a sperimentare, tra tataki di tonno e una linea vegana che cresceva sempre di più, «grazie a una scelta di vita fatta insieme, mia moglie mangia vegetale, io ho rinunciato alla carne».

Per l’asporto, però, tutto questo non era più sostenibile, «era diventato un esercizio di stile, così abbiamo deciso di aprire un locale, solo che il tempismo non è stato dei migliori: abbiamo iniziato nel 2020, dopo poco abbiamo chiuso». Poco male per gli affari, «l’asporto è andato alla grande» durante il Covid, ma la pizzeria ci ha messo un po’ a farsi conoscere.

Lo spazio è lo stesso di sempre, quello dove Marco e Alessia dal 2000 cucinavano e infornavano una pizza dopo l’altra, ristrutturato e arredato per bene. L’impasto è steso al mattarello, sottile e croccante: le farine sono scelte con maggiore cura, tutte biologiche e macinate a pietra, così come gli altri ingredienti, che la coppia va a recuperare di persona, a cominciare dalle uova de L’Uovo e la Canapa, per finire con le verdure biologiche, il seitan e i formaggi vegetali di Julietta Pastry & Lab.

La linea vegana è sempre più ricca, «abbiamo cominciato dieci anni fa, oggi le pizze vegetali sono tra le più scelte, così come i fritti», come il supplì con risotto al carciofo e pesto alla trapanese, le crocchette di patate e cavolo rosso o quelle di seitan. Ci sono anche le bruschette con formaggi vegetali, le ricette cambiano sempre e non prevedono mai surrogati di carne, «non ci piace usare finte salsicce o simili, preferiamo prodotti più semplici, sani e di qualità». Restano, naturalmente, anche le proposte classiche, anche se la carne è comunque poco presente, «facciamo, per esempio, i supplì con rigaglie di pollo che piacciono molto».

Le consegne a domicilio, intanto, si sono fermate: «Noi abbiamo sempre avuto fattorini nostri, non vogliamo cedere alle piattaforme di delivery, e preferiamo coccolare i nostri clienti a tavola». L’atmosfera, in pizzeria, è piacevole grazie al personale scelto dalla coppia, che rifiuta l’idea del classico ristorante romano anni ’80 dai grandi numeri, «servizio gentile ma non troppo confidenziale, ci piace così». L’asporto, invece, va ancora avanti, ma solo fino alle 20. Niente doppio turno qui, «chi investe i suoi soldi per stare da noi deve godersi l’esperienza senza fretta».

Lo scontrino medio, da Mercurio, si aggira tra i 25 e i 35 euro, prezzo più che onesto per una pizzeria contemporanea che punta sulla qualità. Eppure, il pubblico fatica ancora a comprenderlo: «Abbiamo ricevuto diverse lamentele, però quella concezione della pizzeria come un luogo dove mangiare in fretta e furia, da cui uscire a pancia piena spendendo poco, è dura a morire».

A Pomezia Marco e Alessia sono stati i primi a credere nel format dell’asporto: «Vengo da una famiglia di commercianti, sono autodidatta. La pizza la amo da sempre: da bambino, quando mi spedivano a prenderla, arrivavo sempre un’ora prima e chiedevo al pizzaiolo di poterlo osservare all’opera». Alessia cucina con amore, «è sempre lei che si occupa dei dolci», insieme hanno creato dei ricordi indelebili per tutti gli ormai ex adolescenti pometini.
Il futuro, però, è ancora da costruire, forse lontano da quella piazza che li ha accolti, ma anche criticati: «Ci piacerebbe aprire su Roma, Roma Sud probabilmente. Ancora è tutto da vedere, ma la voglia c’è. Abbiamo festeggiato i 25 anni, ma non per questo abbiamo intenzione di fermarci».
Mercurio Pizza – Pomezia – via dei Castelli Romani, 31/33 – instagram.com/mercuriopizza
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